Il mondo della sofferenza interroga il ministro della salute L’incontro, voluto dall’arcivescovo Santoro, nella Chiesa San Francesco de Geronimo

di MARIA SILVESTRINI

Aveva passato tutta la mattina a sviscerare numeri e percentuali, drammatici il ministro della salute Balduzzi. Quei numeri hanno assunto un volto e una storia quando nel pomeriggio si è recato nell’auditorium di San Francesco de Geronimo al quartiere Tamburi. Tanti rappresentanti del volontariato cattolico, delle associazioni laicali impegnate sui temi della salute, i ministri dell’Eucarestia e quelli della Consolazione, gli operatori sanitari e tanti cittadini che hanno risposto all’invito venuto dall’arcivescovo Filippo Santoro con l’obiettivo di far ascoltare al ministro Balduzzi la voce di chi ha fatto del servizio al malato la principale testimonianza di impegno concreto di carità. “Nell’operare a favore di chi soffre – ha sottolineato mons. Santoro – noi guardiamo ad un aspetto immediato che è la salute dell’infermo, contemporaneamente portiamo a ciascuno il senso del valore salvifico della sofferenza e apriamo le porte alla grande speranza che è la Salvezza”.

Un incontro pacato ma fermo, molte le voci che si sono sollevate a raccontare storie di vita vissuta accanto a persone che soffrono e non hanno mezzi, a ricordare la mancanza di fondi per i malati di SLA (in sciopero della fame), per le cure dei malati oncologici, per l’assistenza domiciliare. Poi la richiesta accorata di un oncologico per i bambini e di strutture più efficaci sul territorio.

“Ministro dovevamo arrivare alle dure posizioni della magistratura e ai dati terribili del rapporto Sentieri perché qualcuno si accorgesse che il ‘caso Taranto’ è solo di Taranto?” Non c’è rabbia ma consapevolezza nelle domande, il ministro affronta il tema. “I dati in nostro possesso ci hanno consentito di mettere a fuoco la questione in tutta la sua complessità. Abbiamo avanzato la proposta al Ministero dell’Ambiente di legare l’AIA ad un programma di monitoraggio sanitario che si confronti con quello ambientale e modifichi le scelte. Stiamo approntando un ‘Progetto salute per Taranto’ che prevede una campagna di screening costante per la prevenzione, ed un aumento dell’offerta di servizi particolarmente in questa zona. Stiamo lavorando in sintonia con la Regione per aprire delle finestre ad hoc per Taranto nel piano di rientro regionale, affinchè non vi siano penalizzazioni…”.

L’arcivescovo ringrazia, la sala si svuota, consapevolezza e serenità sui volti di tutti. Nessuno si aspettava risposte, ma la possibilità di fare domande, di avere un confronto è stato importante. Mons. Santoro ha colto nel segno ancora una volta facendosi tramite fra i luoghi del potere e l’umanità sofferente.

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