Comunicare la fede. Alessandra ed Elena lo hanno imparato in un corso di alta formazione

di LUCA FUSCO

Taranto presente. A Roma per migliorare la comunicazione della fede e non solo. Per un’esperienza di vita, per arricchire il proprio bagaglio culturale e metterlo a disposizione delle rispettive parrocchie e della diocesi tarantina. Alessandra Imperato ed Elena Falcone hanno portato a termine, nella capitale, il corso Anicec 2012 di “alta formazione per animatori della comunicazione e della cultura”. Al termine di un anno di lezioni ed esami, svolti on-line, oltre 60 rappresentanti del mondo laicale ed ecclesiale, provenienti da tutta Italia, si sono confrontati con i relatori messi a disposizione dall’Anicec per valorizzare i fenomeni della convergenza dei media e le potenzialità offerte dal digitale nei diversi contesti territoriali. La Chiesa, la fede, o meglio la sua “comunicazione”, devono stare al passo con i nuovi sistemi di trasmissione delle informazioni, di condivisione. Chiamatelo pure “apostolato” cibernetico. Del resto, lo stesso Papa Benedetto XVI ha definito Internet come un dono di Dio per l’uomo.

Alessandra ed Elena si sono lanciate in questa loro nuova esperienza. Laureate in Teologia presso l’Istituto di Scienze Religiose “Romani Guardini” in Città Vecchia, docenti IRC nelle scuole di Taranto e provincia, catechiste nelle rispettive parrocchie, Sant’Antonio e Carmine. L’“Officina digitale” dell’Anicec è stata animata da relatori di spicco: monsignor Domenico Pompili e don Ivan Maffeis, direttore e vice direttore dell’Ufficio nazionale comunicazioni sociali della Cei, padre Antonio Spadaro, direttore de “La Civiltà Cattolica”, e Chiara Giaccardi, docente di Sociologia e antropologia dei media all’Università Cattolica di Milano.

“Mi si è aperto un mondo nuovo – ha confessato Elena Falcone – che spero di mettere a disposizione della mia comunità”. L’esperienza di condivisione ha colpito l’altra docente tarantina, Alessandra Imperato: “Incontrare persone da tutta Italia e confrontarsi con loro ci ha fatto capire quanto la cooperazione possa fare bene alla comunicazione della fede. È stato un peccato non poter approfondire le conoscenze ma abbiamo capito ancor di più quanto sia davvero la ‘comunione’, oltre che nel senso più alto cattolico, la migliore forma di apostolato. In questo è essenziale la capacità del digitale: di rinnovare lo sguardo della fede”.

L’incontro finale, a Roma, si è articolato in cinque momenti (il contesto, le esperienze, la riflessione, l’azione, la valutazione). Ognuno ha detto la sua, presentato progetti. Quella dell’animatore della comunicazione e della cultura è già ora una figura ideale, ma soprattutto persona concreta, che dovrebbe assumere in ogni parrocchia l’incarico o ministero dell’evangelizzazione, dell’informazione e della formazione con i vari media, in pieno accordo con il parroco e con la diocesi. Così facendo l’animatore può promuovere una più autentica comunicazione all’interno della comunità cristiana e tra la comunità cristiana e la società civile. In questo Alessandra ed Elena sono già un passo avanti.

 

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