Fotografia: prima “personale” per Alessandro Nuzzo

di ROSA CAMBARA

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“Nulla è per sempre”, “Luce abbandonata”, “Il doppio lavoro” e “Giochi di fuoco”. Sono questi i quattro temi in cui è suddivisa la prima mostra fotografica personale di Alessandro Nuzzo, visitabile fino all’8 dicembre presso la sede dell’Associazione Culturale Se.Gre.Ta. di Taranto.

Alessandro, 28 anni, laureato in Informatica, è socio del circolo fotografico “Il Castello” da qualche anno, e proprio frequentando il Circolo ha maturato l’idea di realizzare una mostra personale. «Faccio parte del Circolo fotografico da molto tempo – racconta – e da tempo il nostro presidente Raimondo Musolino ci sta invogliando a realizzare mostre personali. Sinceramente, due anni fa non avrei mai pensato di arrivare a questo punto; poi, però, un po’ con lavori fatti per il Circolo, un po’ con lavori fatti per passione sono riuscito a mettere in piedi tutto questo e a realizzare finalmente la mia prima personale».

La mostra tratta tematiche di stringente attualità. «Il doppio lavoro – spiega – è un tema che è stato sviluppato per l’ultima edizione di FotoArte, sempre in collaborazione con il Circolo e, soprattutto, con il mio collega Vincenzo Cuomo; tema che ho riproposto per questa mia prima personale. Poi ci sono “Luce abbandonata” e “Nulla è per sempre”, due temi molto simili che derivano dal fascino che mi suscitano i luoghi abbandonati; in particolare, “Luce abbandonata” è rappresentato attraverso fasci di luce in bianco e nero, mentre “Nulla è per sempre” attraverso i luoghi abbandonati che ho fotografato, nei quali mi sono soffermato su dei particolari che mi hanno colpito e che ho voluto portare in questa mostra. Infine, “Giochi di fuoco” è un lavoro puramente estetico, costituito dalla rappresentazione di scie di luce e di fuoco create dal gioco delle bolas o dei giocolieri che ho fotografato in varie feste in cui mi sono trovato».

Dai giovani ritratti nelle fotografie, costretti a fare due lavori un po’ per necessità e un po’ per passione, agli oggetti della vita quotidiana ricercati nei luoghi abbandonati visitati dal fotografo, si evince, dunque, un senso di pessimismo e di abbandono, ma, al tempo stesso, di resistenza della vita. «In particolare con i due temi “Luce abbandonata” e “Nulla è per sempre” – spiega – ho voluto fotografare delle sconfitte dell’uomo, dei luoghi in cui l’uomo ha creduto molto, per costruire i quali ha impiegato del lavoro e del tempo, e delle emozioni per abitarli, che però adesso si ritrovano a essere dei luoghi abbandonati». Tuttavia, anche se nulla è per sempre, tutto si trasforma, e la vita continua nonostante i fallimenti, come testimoniano, forse, la luce che si insinua tra le ombre e la piantina verde illuminata dal sole.

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