L’Intervento / Statte, solidarietà per il bene comune

Riceviamo e pubblichiamo integralmente un intervento dello scrittore e cantautore Leo Tenneriello

Dopo il tornado che si è abbattuto sul mio paese, Statte, e dopo aver visto cumuli di macerie e la forza di volontà di tante persone (colpite e non dal tornado) che da subito si sono adoperate per rimuoverle per riportare tutto a una parvenza di normalità, ho rivisitato questo mio scritto dei primi degli anni novanta per dire la mia sulla SOLIDARIETA’.

La “società stretta” schiaccia l’individuo nel suo ruolo e, scriveva Giacomo Leopardi, “pone necessariamente in contrasto gli interessi degli individui, rende necessario alla soddisfazione dei desideri degli uni, il male degli altri; alla superiorità, ai vantaggi, alla felicità degli uni, l’inferiorità, gli svantaggi, l’infelicità degli altri”. In tale società è necessario riaffermare il proprio diritto all’esistenza di “uguale”.

Certi eventi catastrofici fanno risorgere negli individui “la nostalgia di uno status solidale, per una solidarietà fortemente integrata,” direbbe il sociologo francese Émile Durkheim, all’interno della quale ci si sente uguale agli altri e sicuro fra essi. Perciò fare massa, essere massa, in questo senso, ha solo significati produttivi.

La solidarietà è bella se è “politica”, strutturale e non solo emotiva. La solidarietà è bella sempre! La solidarietà si pone in positivo il problema dell’Altro.

Questo ritorno alla solidarietà è il motore per l’integrazione della società, è la forza (centripeta) che spinge al centro la tendenza alla disgregazione degli individui. La massa è la risposta alla follia degli uomini; scriveva Elias Canettipazzi diventano coloro che pensano sempre e soltanto a se stessi. La demenza è una punizione per l’eccessivo egoismo, … innumerevoli uomini impazziscono perché in loro la massa è particolarmente forte e non trova appagamento” .

L’individuo pone nella massa, attraverso la solidarietà, un limite alla sua volontà di potenza; poiché non sceglie più di restare solo, egli si apre agli Altri compiendo, così, azioni disinteressate o addirittura contrapposte al proprio utile.

Attraverso la solidarietà ci si sente uguali, si capovolge l’insicurezza dell’individuo nei confronti degli Altri, in quanto il singolo avverte il bisogno di sentirsi partecipe di un senso che lo trascenda.

Nella massa l’individuo rigenera in sé quella tensione, quella aspirazione ai valori che lo anticipano come entità storica; in questo bisogno di Altri si rigenera l’essenza della massa: l’uguaglianza. Qui vengono a cadere tutti i distacchi, le distanze che si son creati nei processi e nei rapporti sociali, tutti mediati dall’asimmetria del potere.

La solidarietà è il battesimo per immersione del singolo nella massa così da rigenerare in lui l’evento degli Altri. Se non ci fosse questo evento, il singolo vivrebbe in un individualismo paranoico tipico dell’angoscia della sopravvivenza.

Ogni singolo vive l’angoscia della sopravvivenza nei distacchi che creano le gerarchie, che si nascondono dovunque nell’anima, influenzano la condotta degli uomini nei confronti dei propri simili.

A un certo punto l’individuo avverte il peso di queste distanze. Da solo il singolo non può annullare le distanze, fondate su rapporti di potere. L’anelito all’uguaglianza, alla solidarietà, per dirla con un concetto caro a Franco Cassano, è, appunto, “volontà d’impotenza“.  Quest’uomo, rigenerato nella solidarietà, combatte per il bene comune, contro la forza che opera nella “società stretta“.

Con l’auspicio che la solidarietà, sistematica e non solo emotiva, diventi il valore fondante della bella politica prossima ventura, concludo con le parole di Giacomo Leopardi, “in una società larga i più forti non hanno né mezzo né desiderio né stimolo alcuno di esercitare e porre in opera la superiorità delle loro forze sopra gli individui di essa società, se non solamente alcuna volta per accidente, in modo scarso e passeggero”.

Leo Tenneriello

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