Giornalismo in Puglia: la crisi e la rinascita

di ROSA CAMBARA

Precari, sottopagati o non pagati affatto, ma mai così attivi come in questo momento. Essere giornalisti al giorno d’oggi si rivela sempre più difficile. E quando le cose non vanno, sono due le possibilità che si profilano: fare le valige e cercare fortuna altrove, o restare e provare a inventarsi da soli. Diventare imprenditori di se stessi. Sì, perché negli ultimi tempi si sta assistendo a una fioritura senza precedenti di nuove testate, soprattutto grazie al web, che permette di abbattere notevolmente i costi; per non parlare dell’uso sempre più diffuso dei blog e dei social network. Anche i Corsi di Laurea in Scienze della Comunicazione, nonostante il momento difficile che sta attraversando l’Università – e l’istruzione in genere – e la crisi senza precedenti che ha colpito il settore editoriale, continuano a essere frequentati da centinaia studenti che non si lasciano scoraggiare. Ciò testimonia che quella per la comunicazione è una passione sempre viva e sentita, che non si estinguerà con la crisi, e che probabilmente troverà nuovi canali di espressione.

Essere giornalisti al giorno d’oggi spesso comporta la necessità di fare più lavori per mantenersi: magari quello per cui si è studiato per tanti anni, esclusivamente per appagare il proprio bisogno di raccontare; e un secondo lavoro per pagarsi le spese, per cui spesso è sufficiente un titolo di studio inferiore a quello conseguito, che esula completamente dal percorso compiuto dalla persona. Ciò, ovviamente, a discapito della qualità dei propri articoli, perché il lavoro del giornalista richiede di essere sempre presenti sul campo, e se il tempo a propria disposizione è limitato si è costretti a far ricorso ad altre fonti di informazione più riduttive, come il basarsi esclusivamente sui comunicati stampa.

Recentemente la Camera ha approvato la legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e i collaboratori autonomi, che istituisce un Comitatopresso il Dipartimento Editoria della Presidenza del Consiglio con il compito di definire l’entità della giusta retribuzione e di redigere un elenco delle redazioni che garantiranno il rispetto della stessa, pena l’impossibilità di ottenere i contributi statali.

Nell’attesa di verificare l’adeguamento alla nuova legge da parte delle redazioni, abbiamo chiesto un parere sulla situazione attuale del giornalismo in Puglia e sui possibili scenari futuri a due giornalisti: Paola Laforgia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia, e Michele Casella, giovane direttore della rivista culturale “Pool”, da qualche anno esempio di un nuovo modo di fare informazione, combinando carta stampata, web e contenuti multimediali.

L’intervista è stata realizzata in occasione del Convegno “Letteratura e giornalismo”, organizzato dalla prof.ssa Vanna Zaccaro, presidente del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione nelle organizzazioni, presso l’ex Caserma Rossarol, sede del Polo universitario ionico.

«La situazione dal punto di vista lavorativo – ha spiegato Paola Laforgia – è purtroppo non buona – come, del resto, in tutta Italia – perché ci sono molte aziende editoriali, grandi e piccole, che stanno ridimensionando le loro redazioni. Alcune sono proprio in crisi, ci sono diverse testate locali che stanno chiudendo. C’è però un dato positivo, che è il fermento che si manifesta soprattutto a livello locale con la nascita di nuove testate, piccole e medio-piccole, facilitate in questo dal web. Ci sono diverse testate anche televisive online, e questo è molto importante perché mantiene viva la voglia e la possibilità di fare un’informazione molto diffusa sul territorio, e quindi combatte anche il rischio di omologazione che i grossi gruppi editoriali comportano. E poi consente ai giovani giornalisti di formarsi sul campo, di esercitarsi, di confrontarsi con una realtà che magari non potrebbero al momento visitare o frequentare nelle grosse redazioni, che stanno appunto vivendo una fase di contrazione».

A proposito delle prospettive per i giovani che vogliono approcciarsi al mestiere, Paola Laforgia ha spiegato: «Io credo che un giovane che voglia fare questo lavoro debba innanzitutto studiare. E quindi, la formazione universitaria prima, e poi, possibilmente, anche quella acquisita attraverso le scuole di giornalismo, è una buona base per costruire un corredo di competenze che sono indispensabili per questo mestiere, così come per altri. Contemporaneamente, secondo me, si può cominciare ad annusare quello che è il mondo del giornalismo e dell’informazione in tutte le sue problematiche – perché è un mondo che dall’esterno appare molto più dorato di quanto non sia – frequentando le testate locali, in quanto penso che in esse si faccia ancora vera informazione, seguendo i fatti direttamente. È un’informazione meno mediata dalle grosse possibilità che invece le testate più grosse hanno con gli uffici stampa, attraverso i comunicati e vari intermediari».

Sulla stessa lunghezza d’onda in merito alla situazione attuale del giornalismo pugliese anche Michele Casella, che ha spiegato: «La situazione che è propria di questo 2012 in Puglia non è sicuramente positiva, perché ci sono tante testate che stanno chiudendo o che si stanno ridimensionando. Ci sono anche tante televisioni che sono costrette a mettere in cassa integrazione i propri dipendenti e a non pagare gli stipendi, e dico costrette con cognizione di causa perché non è nell’intento di nessun direttore, di nessun caporedattore o di nessun proprietario di testata quello di non pagare i propri collaboratori e i propri corrispondenti, ma purtroppo la situazione è in perenne mutamento e gli investimenti che si fanno sulla carta stampata sui media locali stanno cambiando enormemente. Gli investimenti si stanno spostando moltissimo sul digitale e non tutti sono pronti con una piattaforma che si sappia contraddistinguere ed essere concorrenziale, e da qui nasce il momento di difficoltà. Ma io questo momento lo vedo anche come una possibilità di cambiare in positivo, di sperimentare nuove ipotesi giornalistiche e di farlo anche in età abbastanza giovane, perché non è più richiesto di avere dei fondi di centinaia di migliaia di euro per stampare il proprio giornale, ma si può decidere di lavorare in digitale, utilizzando i nuovi strumenti del web 2.0 per farlo circolare. Si può provare ad avere un’idea di imprenditorialità home made, ma non per questo meno professionale. Quindi io penso che il momento sia difficile, ma che le prospettive siano del tutto rosee».

Per concludere, a proposito della situazione dei giornalisti di ultima generazione, ha affermato: «Un giovane che vuole intraprendere questo mestiere deve puntare soprattutto sulla sua voglia, sulle capacità che ha, sul fatto di non pensare più di dover semplicemente scrivere un pezzo e inviarlo alla redazione, ma di avere una documentazione costante, di fare un controllo delle fonti continuo, di essere informato, di navigare in rete, di avere delle cognizioni che non sono solo di scrittura ma che abbiano anche un’interazione, appunto, con i nuovi strumenti di comunicazione: per esempio, essere a conoscenza di che cos’è un device come di un ebook reader, capire che cosa significa creare un contenuto per il web e quindi declinarlo in quella funzione, avere dimestichezza con i blog, e così via. Cioè, si tratta di una professionalità che cambia in funzione dei supporti, e questa cosa è sempre avvenuta, non vedo perché dovrebbe cambiare, e secondo me è molto stimolante».

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