Scienza e coscienza del giusto. Conversazione del Colonnello dei Carabinieri Daniele Sirimarco nella Chiesa del Carmine

Di MARIA SILVESTRINI

“Scienza e coscienza del giusto” l’argomento scelto dai Cavalieri dell’Ordine Equestre del S.Sepolcro, delegazione di Taranto, per aprire l’anno sociale lunedì 14 , ha raccolto nella Chiesa del Carmine non solo i Cavalieri ma un pubblico numeroso ed attento. Ad affrontare il tema, certamente non facile, il colonnello Daniele Sirimarco, Comandante provinciale dei Carabinieri di Taranto. Dopo i saluti e la breve presentazione del Delegato,  Cavaliere di Gran Croce dott. Baldassarre Cimarrusti, il colonnello ha immediatamente affrontato l’argomento circoscrivendolo nell’analisi storica degli ultimi due secoli in cui valori ampiamente condivisi hanno lasciato il passo a dinamiche sempre più deboli ed evanescenti.

Etica e morale sono due realtà che non si devono sovrapporre. Citando Gobetti  -Altro è discorrere di una scienza dell’etica organizzata intorno all’idea del dovere, altro è discorrere di coscienza morale come condotta personale che ci conduce al bene o al male -.  Il sacrificio, la verità, il dovere, erano valori condivisi e praticati fin dopo la seconda guerra mondiale; e si trattava di sacrificio della vita e dovere come dono di sé. Questo era possibile per una matrice culturale forte che trovava linfa costante nella testimonianza e nella tradizione. Proprio la storia ci dice quanto il cammino percorso abbia mantenuto per periodi lunghissimi alcuni valori come fondamenta della stessa società che in essi si ritrovava particolarmente nei momenti difficili. Cosa sarebbero state le due terribili guerre mondiali senza il dovere di difendere la Patria con il sacrificio della vita? L’Arma dei Carabinieri, ha nella sua storia decine di episodi in cui questi valori sono stati testimoniati nel sangue, da Salvo D’Acquisto al generale Dalla Chiesa.

Poi una sorta di corto circuito ha mantenuto in vita la storia ma ha cancellato la memoria, e con lei, la tra-dizione, il trasferimento dei valori da padre in figlio. La ‘scienza’ è rimasta priva della ‘coscienza’ cioè della capacità di trasferire un modello di vita e di pensiero. Colpa della globalizzazione? Della velocità di comunicazione? O piuttosto, come ha suggerito nelle conclusioni mons. Marco Gerardo, parroco della Chiesa del Carmine e cappellano dell’Ordine, abbiamo perso il significato antropologico dell’uomo? In questo contesto  ‘il giusto’ è colui che ha la consapevolezza del valore della sua  libertà vissuta nella responsabilità del rapporto con ciascun ‘altro da sé’ e in una società complessa. Consapevolezza e convinzione di dover rappresentare con le sue azioni valori veri, autentici, importanti per tutti, forse dimenticati, ma che hanno profonde radici storiche e culturali.

Riconoscere le regole dell’etica e della morale che sono alla base della convivenza civile è un percorso che ci deve accompagnare in una riflessione sulla necessità di applicarle correttamente alle regole del vivere civile. Questo percorso che ci riporta alle radici per recuperare in chiave moderna una piattaforma di pensiero condiviso sui valori è particolarmente importante nell’educazione dei nostri giovani. “I giovani sono tutto,  – rimarca il colonello Sirimarco – sono il nostro futuro, il nostro testimone. I nostri figli ci devono sostituire e quindi dobbiamo lasciare loro questa possibilità con le stesse conoscenze, non solo tecniche ma valoriali, che ci sono state tramandate da chi è venuto prima di noi”.

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