Confindustria contro la crisi

di ROSA CAMBARA

«Bisogna tornare a una politica industriale; l’alternativa, purtroppo, è la povertà». Sono le prime parole pronunciate da Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, nel corso di un incontro sulle strategie da adottare per affrontare la crisi che si è svolto nella sede dell’Associazione nazionale costruttori edili di Taranto. All’incontro sono intervenuti anche Antonio Marinaro, presidente di Ance Taranto, e i vicepresidenti di Confindustria e Ance.

Cesareo ha espresso preoccupazione per le condizioni del sistema lavoro, considerato al momento ai minimi storici, e per il fatto che le due stagioni elettorali che Taranto si appresta a vivere – prima quella nazionale, poi quella regionale – rischiano di distogliere l’attenzione dai problemi economici e di procurare una sorta di paralisi amministrativa e gestionale che potrebbe protrarsi per quasi un anno. Il presidente, inoltre, fa riferimento ai circa 50.000 lavoratori per il comparto pugliese e agli oltre 14.000 lavoratori per quello provinciale ai quali scadono gli ammortizzatori sociali, che sono stati prorogati per un altro mese. «Non riusciamo a capire nell’ambito della Regione Puglia – ha detto Cesareo – se ci sono e dove possono essere collocate le risorse per prolungare ulteriormente la cassa integrazione in deroga».

Un ritorno alla politica industriale – secondo il presidente di Confindustria – è necessario per consentire all’Italia di rimanere il secondo Paese manifatturiero in Europa e a Taranto di essere il secondo insediamento industriale del Mezzogiorno. «Solo di turismo, pizzerie e ristoranti non si vive» ha detto. Il territorio tarantino resta ricco di grandi potenzialità – ha proseguito – con l’Alenia, le bonifiche all’Ilva, la Cementir, il progetto Tempa Rossa dell’Eni, l’Arsenale e l’ospedale San Cataldo, che le agende di governo devono mirare a trasformare in realtà.

Inevitabile, da parte di Cesareo, il riferimento alla situazione dell’Ilva: secondo il rappresentante confindustriale, Taranto, nonostante l’intervento legislativo del Governo, rischia la paralisi. In questo contesto si inserisce il braccio di ferro tra l’Ilva e la magistratura. «Non intendiamo prendere posizione nei confronti della magistratura, che sicuramente fa il suo dovere – ha detto – . Quello che ci lascia perplessi, però, è che il privare un’azienda della possibilità di vendere il suo prodotto finito la porti alla condizione di chiudere. In questa logica io spero che qualcuno possa avere un piano B, perché noi non riusciamo a intravvederlo né nel breve, né nel medio periodo, e sentiamo la responsabilità di quello che potrebbe accadere se l’azienda si avviasse alla chiusura. Di fatto, le notizie che ci giungono ci fanno capire che l’Ilva continua a non avere risorse, alcuni clienti stanno disdettando delle commesse e sono a rischio, per ammissione della stessa azienda, i pagamenti nei confronti dei fornitori e dei dipendenti».

In seguito, Cesareo è passato a illustrare le iniziative che Confindustria intende mettere in atto: «Ci siamo dotati della “cassetta degli attrezzi” e abbiamo messo in piedi un progetto di nome “Smart Area”, le cui principali linee d’intervento ruotano intorno al concetto di green economy, intesa nelle sue molteplici forme, e soprattutto sposano logiche di reale e tangibile diversificazione dell’assetto sociale e urbanistico del territorio. A breve il progetto, già ultimato, sarà presentato a Comune, Provincia e Regione al fine di una comune condivisione e della individuazione di apposite risorse per la sua parziale, o come auspichiamo, completa realizzazione». Tra le iniziative di Confindustria, figura anche la costituzione del consorzio di imprese locali, denominato “Smart Area Taranto”, con cui, ha spiegato Cesareo, «Confindustria ha inteso costituire un “valore aggiunto” composto da 36 aziende associate, appartenenti a diversi settori, che potranno, tra le altre cose, promuovere iniziative commerciali; acquisire ordinativi e lavori; partecipare a gare ed appalti emanati da enti pubblici e privati, nazionali ed esteri; svolgere attività di consulenza e di ricerca. Ancora – ha continuato – stiamo operando per l’internazionalizzazione, sia attraverso il comparto del turismo, sia costituendo delle reti di imprese. Infine, Confindustria sta portando avanti un processo di innovazione tecnologica attraverso l’opera di Finindustria».

In chiusura, la parola è passata ad Antonio Marinaro, presidente di Ance Taranto, che ha espresso anch’egli preoccupazione per la gravità della crisi: «Dal 2005 ad oggi – ha commentato – c’è stato un calo di oltre 4000 posti di lavoro nel settore. E si tratta di dati in forte ascesa, insieme ad altri elementi preoccupanti, come la chiusura delle aziende e un comparto edile che deve ancora oggi sostenere i colpi fendenti di alcune attività amministrative che continuano ad operare con criteri quali il massimo ribasso, un male che ancora oggi non è stato debellato».

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