Abfo. Aperto il nuovo dormitorio presso l’ex scuola Codignola, al quartiere Salinella

Di LUCA FUSCO

Li chiamano “invisibili” ma la loro presenza è sempre più evidente. Agli angoli delle strade, fuori ai supermercati, alla stazione, dovunque. La gente spesso gli evita disconoscendo il loro cuore e la loro richiesta di aiuto che ha già messo in disparte il loro onore di uomini. Se ne ricorda solo quando ci scappa la disgrazia, come a Roma, con i due somali morti per asfissia in un sottopasso. Il volontariato per loro è fonte di vita, di sorriso, a volte di sfogo. Una goccia nel mare vista da fuori in una realtà, Taranto come il resto d’Italia, sempre più povera ma per i “senza dimora” appuntamento giornaliero irrinunciabile per ristorare l’animo, prima ancora che riscaldare il corpo e riempire lo stomaco. Tra le tante associazioni cittadine, l’ABFO (Associazione Benefica Fulvio Occhinegro) si distingue per la presenza capillare dalla sezioni dedicata ai più piccoli fino agli anziani, senza ovviamente dimenticare i clochard. All’indomani dell’apertura, temporanea chissà quanto, del dormitorio presso l’ex scuola Codignola al quartiere Salinella, il presidente Andrea Occhinegro fa il punto della situazione e parla dei progetti dell’associazione.

Finalmente una struttura tutto vostra, non male come inizio di anno?

Il nostro 2013 è iniziato non bene, benissimo. Siamo riusciti a prevenire l’emergenza freddo di questi giorni grazie ad un rapporto di sinergia con il Comune e la Prefettura. L’ex scuola Codignola, al quartiere Salinella, ci è stata messa a disposizione in tempi record con un’ordinanza del sindaco Stefàno. E già da un paio di settimane stiamo ospitando una ventina di persone per ogni notte.

Come è strutturata la vostra “offerta” presso il dormitorio?

Il servizio di volontariato prevede l’accoglienza che inizia già alle ore 20, prosegue fino alle 23 quando comincia l’alloggio notturno. I nostri volontari sono impegnati praticamente 12 ore e lavorano in parallelo con gli altri gruppi che girano di notte per le strade per portare sollievo morale e materiale a chi resta a dormire per strada; principalmente è la stazione ferroviaria il punto di riferimento dei “senza dimora”.

Come il vecchio dormitorio sulla Croce, ai Tamburi, è prevista la doccia e la colazione?

Il punto doccia e la colazione sono aspetti che stiamo già curando. In riferimento ai pasti, ci limitiamo a distribuire del cibo ma ricordiamo sempre che ci sono già delle strutture predisposte a questo tipo di servizio-mensa. Il nostro obiettivo resta sempre quello di spingere i nostri “ospiti” a reagire alla loro condizione per non cadere nell’accattonaggio.

Lo ha detto lei, c’è stata finalmente sinergia con l’Amministrazione Comunale?

Credo sia giusto ringraziare chi è venuto incontro alle nostre esigenze e a quelle della città in un momento come questo. Dal sindaco al pool dei Servizi Sociali (l’assessore Viafora), l’assessore al Patrimonio, dott.ssa De Benedetto, la Prefettura e la Polizia Ferroviaria che per i nostri volontari “notturni” fa un po’ da angelo custode.

La scuola vi è stata data per tre mesi, e poi?

Bisogna vedere la disponibilità della struttura. Da parte nostra c’è la disponibilità a promuovere l’allungamento del servizio come molti ci chiedono. Del resto l’Abfo assiste oltre 80 famiglie povere ed avere una struttura come riferimento potrebbe aumentare il numero di nuclei che seguiamo facendo da spalla al Comune stesso. Ricordo che noi non percepiamo fondi, le nostre operazioni, e siamo contenti di farlo, vengono dal semplice volontariato gratuito al 100%.

L’Abfo sta toccando con mano la crisi economica, nazionale e locale?

Taranto soffre un periodo di grande difficoltà, ancora non ci siamo resi conto a cosa andiamo incontro. Le famiglie povere aumentano di giorno in giorno per non parlare dei nuovi poveri, gente che ha perso il lavoro ed ha un mutuo sulle spalle. Per loro anche solo pagare i libri per i propri figli è un problema insormontabile.

L’Abfo si poggia sul volontariato, se la sente di fare un appello per smuovere le persone?

I volontari non bastano mai così come le risorse materiali. Il mio appello è a 360%: per chi volesse anche solo provare a fare del bene a chi bene non sta. E non mi riferisco solo al volontariato fatto in prima persona presso le nostre strutture ma anche a quello che può essere fatto dai semplici negozianti. Chi vuole può farci delle donazioni di cibo, vestiti, prodotti per l’igiene. Serve di tutto e di più. I nostri contatti si trovano sul sito www.abfo.it

Qual è il futuro del’Abfo?

Il sogno nel cassetto, con già delle basi importanti, è quello di creare un centro di solidarietà che faccia da punto di riferimento polifunzionale per bambini, poveri, anziani in difficoltà. Che al limite possa essere gestito a costo zero per l’Amministrazione Pubblica che sappiamo non avere grossi fondi dopo il dissesto. Ci stiamo lavorando già da un paio di anni e nei prossimi mesi speriamo di poter mettere in pratica quanto per ora solo sulla carta, nella nostra mente, nel nostro cuore e nelle speranze dei nostri “amici”.

 

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