Papa Benedetto XVI rinuncia al ministero petrino. L’Arcivescovo Santoro parla a Radio Cittadella in una lunga intervista

mons. Santoro

 

Di GABRIELLA RESSA

L’11 febbraio 2013, giorno della Madonna di Lourdes e ventunesima Giornata Mondiale del Malato, nel corso del Concistoro,  Papa Benedetto XVI ha annunciato in latino  di abdicare dal proprio ruolo di Vescovo della Chiesa di Roma dal prossimo 28 febbraio 2013. La lettura del messaggio ha colto tutti di sorpresa, il Cardinale Sodano ha definito il momento “un fulmine a ciel sereno”, e la notizia, che cambia inevitabilmente la storia della Chiesa Cattolica, ha fatto il giro del mondo.

Incredulità, stupore, sgomento hanno colto gli animi di tutti i credenti: ma questa fase è durata poco, perché in breve tempo si è diffuso un sentimento di benevolenza, di rispetto e di grande ammirazione verso questo Papa coraggioso, che lascia il Pontificato dopo 8 anni, a causa dell’età avanzata, di stanchezza fisica e mentale, e che, dopo aver fatto “un esame di coscienza sulle sue forze in rapporto al ministero da svolgere” – così ha definito la situazione il portavoce Vaticano Padre Federico Lombardi, in una conferenza stampa convocata con urgenza e riportata da tutte le televisioni del mondo, ha deciso di ritirarsi in preghiera.

In questo importante anno della fede, nel quale ognuno di noi è richiamato alle radici della nostra fede, al nostro credo, Papa Benedetto, dopo otto anni di   Pontificato, lascia. Otto anni fa aveva accettato l’elezione al soglio di Pietro, chinandosi per amore alla volontà di Dio; le sue prime parole erano state di grande umiltà “sono un umile lavoratore nella vigna del Signore”. Ora decide, consapevolmente e liberamente, di ritirarsi per dare spazio ad un più vigoroso servo dei servi di Dio.

Ciò che è successo  non ha precedenti, ed abbiamo  intervistato un ospite eccezionale, che, sulle frequenza di Radio Cittadella, ha guidato i radioascoltatori nella comprensione di questo gesto: l’ Arcivescovo mons. Filippo Santoro.

Eccellenza ci guidi nella comprensione di questo momento. Lei ha conosciuto molto bene il Papa, ricordiamo l’ultima occasione, il Sinodo. Ritiene questa scelta in linea con il cammino di Papa Ratzinger?

“Senz’altro perché Papa Ratzinger è persona di grande spiritualità e di grande libertà. In un’intervista con lo scrittore Sevald aveva annunciato la possibilità della rinuncia, egli aveva  accettato il ministero “come umile servitore nella vigna del Signore”, ma quando si è reso  conto di non essere più in grado di continuare, ha presentato la sua rinuncia. Un momento di smarrimento ha colto tutti, ma il Papa ci insegna la fiducia nella potenza del Signore, una fiducia che è anche strutturata, egli prepara tutto, i tempi, le modalità: Con questo gesto non rinunciamo alla  struttura e alla vita della Chiesa, che  si svolgono secondo il diritto canonico”.

In 24 ore sono arrivate attestazioni di stima e comprensione da tutto il mondo, ma c’è chi dice: “non si scende dalla croce”. Il riferimento è al predecessore Giovanni Paolo II. Che differenza c’è tra i due ministeri?

“Una differenza di temperamento e di visione teologica;  di temperamento perché quello di Giovanni Paolo II era più esplicito e lo portava a stare nella sua condizione di dolore fino all’ultimo, il temperamento di Ratzinger è più razionale. Dal punto di vista teologico, il primo insegna la virtù del rimanere ad esercitare il ministero petrino  fino alla fine, il secondo dice se devo rimanere a governare senza esserne in grado, preferisco lasciare. Entrambi rimettono la propria vita nella mani del Signore, siamo di fronte a due figure grandiose. La grazia di Dio ci fa vivere questo momento storico”.

Con questa decisione Benedetto XVI ha cambiato il nostro modo di intendere il ministero petrino, che è per sempre.

“Ha cambiato la modalità di esercitarlo, perché il ministero in sé rimane invariato,  siamo di fronte ad una rinuncia dell’esercizio del ministero. Questa forma è una forma contemplata, abbiamo dei punti di riferimento precisi, che mettono in evidenza da parte nostra il dolore e lo smarrimento, da parte sua l’umiltà, la responsabilità e la libertà  di dire: in queste condizioni non ho il rigore fisico e spirituale per portare avanti questa missione. Nel mondo di oggi, agitato da tante questioni, sono necessari  vigore fisico e vigore dell’animo. I suoi interventi precisi, di dialogo con il mondo, sono gesti importanti, Benedetto XVI ha aperto l’ orizzonte con il mondo laico. Ha parlato di dittatura del relativismo, ha parlato dell’uomo e della sua dignità, della famiglia, ha posto delle domande al contesto culturale in cui viviamo, e poi ha detto con chiarezza, al momento giusto, le cose giuste. Benedetto ha parlato della bellezza della fede, della carità, del valore della persone, del valore della società, della legge naturale, al momento opportuno ha parlato, al momento opportuno ha lasciato”.

Non è casuale che Papa Benedetto abbia scelto il periodo quaresimale per questo annuncio e per questa riflessione sul nuovo Papa che  sarà eletto presumibilmente entro il 28 marzo 2013

“Sembra che abbia studiato la maniera della rinuncia, che deve essere fatta in un momento solenne della Chiesa, ed ha scelto un Concistoro, poi ha definito tutti i dettagli; il periodo quaresimale è il momento propizio per un passaggio ad un nuovo tempo. Lo seguiamo nel suo amore appassionato a Cristo. Tutte le volte che incontravo il Papa egli era sempre desideroso di sapere delle condizioni di Taranto, portava nel cuore la situazione degli ammalati, delle persone sofferenti. Chi semina nel pianto raccoglie nella gioia”.

Nel corso della settimana della fede pregherà per il Santo Padre?

“L’argomento della settimana della fede di quest’anno è: Testimoniare e comunicare la fede, la presentiamo lunedì 18 febbraio e parlerò in Concattedrale  martedì 19 febbraio. Annuncerò anche il messaggio per la quaresima ed inviterò il popolo alla preghiera e alla speranza”.

Eccellenza noi non siamo un gregge senza pastore……………..

“Noi siamo guidati innanzitutto dal supremo Pastore che è il Signore Gesù, siamo in una comunità, stiamo insieme come gli Apostoli nel cenacolo quando aspettavano lo spirito di Dio e diamo testimonianza di quello che Benedetto ci ha sempre insegnato”.

 

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