QUARESIMA 2013 MESSAGGIO DELL’ARCIVESCOVO DI TARANTO ALLA COMUNITÀ DIOCESANA

Vi supplichiamo in nome di Cristo:

lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5,20)

 Cari fratelli e sorelle,

ecco innanzi a noi i quaranta giorni che la Chiesa ci offre per la conversione e la riconciliazione; il tempo della grazia, il tempo del cammino, il grande Tempo della Quaresima. Sento forte il bisogno di invitare me e ciascuno di voi a rendere il più fruttuoso possibile questo tempo liturgico che ci prepara alla risurrezione di Gesù.

  1. 1.                     Stupore e gratitudine

In questi giorni ci riempie di stupore la scelta del nostro amato Papa, Benedetto XVI di rinunciare all’ esercizio del suo ministero di successore di San Pietro. Siamo scossi e colpiti da questa scelta. Sarà una Quaresima, contrassegnata da una preghiera speciale per il Sommo Pontefice e per l’unità della Chiesa. Ad ogni conclave c’è sempre una ventata forte dello Spirito Santo, che ringiovanisce la sua Chiesa e la rende più robusta e più bella. Abbiamo fiducia, amici carissimi, che è il Signore Gesù che ci conduce e ci farà sperimentare una nuova primavera. Ha detto Papa Benedetto: “Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, che non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura”.

Una primavera anticipata da un gesto insolito sì, ma di rara audacia e umiltà, che ci insegna che il bene della Chiesa viene prima di qualsiasi cosa. Siamo dinanzi ad una lezione di umiltà grande libertà da ogni forma di attaccamento al potere che è una lezione straordinaria per molti nella chiesa e nella società. Così come in questa grande libertà d’animo del Santo Padre, ritrovo quella Chiesa bisognosa di penitenza, di misericordia, di abbandono nelle mani del Signore nostro primo e grande Buon Pastore.

  1. 2.                      Dobbiamo imparare a vivere da liberi

Fratelli e sorelle, imitiamo ora il popolo d’Israele che per quarant’anni peregrinò nel deserto per imparare a vivere il dono ricevuto, quello della libertà. Fra l’Egitto e la Terra Promessa, infatti, intercorre un periodo di purificazione da tutti gli idoli, da tutte le forme di schiavitù che legano il cuore dell’uomo e lo rendono pesante, colmo di insoddisfazioni e di mormorazioni.  S’impara a vivere liberi.  Nel deserto Dio ci insegna la fede come fiducia nella provvidenza e nella sua Parola. Nel deserto Gesù fa brillare, nel mezzo delle tentazioni il suo amore al Padre, il suo essere figlio fino in fondo pronto a ricevere tutto da Lui.  Per questo intraprendiamo con generosità e fiducia questo tempo che è una grande opportunità. E’ un vero tempo di grazia col quale il Signore per primo ci raggiunge La volontà di redenzione che ha Dio per noi nasce dalla sua profonda convinzione che molto di noi può salvarsi, che non è tutto perduto. È vero, prima ancora che il deserto dello spirito, noi stiamo sperimentando la progressiva desertificazione della nostra terra così provata dal punto di vista economico e morale, ma la voce dei profeti, nella Scrittura, è risuonata necessaria e indispensabile proprio nei momenti di buio, in quelli della prova.

La Chiesa, particolarmente in questo tempo deve mettere la sua profezia al posto più alto per il bene di tutti come la luce del lucernario evangelico. E questa luce è la fede nella presenza del Signore che continua vivo tra noi perché lo riconosciamo e perché così possiamo cambiare nel cuore, nei rapporti, nei pensieri, nei sentimenti nelle azioni. La crisi che ci raggiunge in Italia e particolarmente a Taranto è una grande provocazione ad una fede viva. Questo è il punto di partenza per una novità anche nella società La Chiesa non è la sponda che ammortizza i problemi sociali o che offre facili ricette tentando rappacificare gli animi. La nostra ricchezza secolare è la fede; quella che ha dato forza al nostro popolo nei momenti più critici e che è stata fonte di solidarietà. In questo primo anno di emergenza sociale tarantina quante cose ho imparato! E nella preghiera sento in maniera vivida e pressante che il Signore ci chiama ad essere costruttori di un nuovo umanesimo per la nostra città e  per la nostra diocesi. Dalla fede, dalla presenza del Signore, nasce una comunione vera, una nuova solidarietà e la passione per il bene comune. Il punto di partenza è lo sguardo a Cristo ed il lasciarsi nuovamente conquistare da Lui. “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio” (2 Cor 5,20).

3. Una fede “  operosa per mezzo della carità”

Il Santo Padre, nel suo messaggio per la Quaresima 2013, Anno della fede afferma: “Quando noi lasciamo spazio all’amore di Dio, siamo resi simili a Lui, partecipi della sua stessa carità. Aprirci al suo amore significa lasciare che Egli viva in noi e ci porti ad amare con Lui, in Lui e come Lui; solo allora la nostra fede diventa veramente «operosa per mezzo della carità», (Gal5,6), ed Egli prende dimora in noi, (cfr1Gv4,12)”.

E ancora: “La fede precede la carità, ma si rivela genuina solo se è coronata da essa. Tutto parte dall’umile accoglienza della fede («il sapersi amati da Dio»), ma deve giungere alla verità della carità («il saper amare Dio e il prossimo»), che rimane per sempre, come compimento di tutte le virtù, (cfr1Cor13,13)”.

La nostra fede è chiamata ancora una volta ad illuminare i drammi della nostra città: la salute, l’ambiente, il lavoro. Ci aspettavamo un balzo nella direzione del bene comune, e invece, man mano che l’attenzione mediatica si va allentando, sembra dominare la rassegnazione e anche gli intenti sembrano intorpidirsi. La campagna elettorale, poi, silenziosa sui problemi delle famiglie e fuorviante ed offensiva per proclami e promesse MOLTE VOLTE irrealizzabili,  sta celebrando una diaspora dei cattolici che rende difficile l’orientamento.

  1. 3.                      Le domande che poniamo a chi ci deve governare

A coloro che si propongono di governare il Paese, occorre chiedere innanzitutto quali iniziative potranno rendere possibile un ambiente sano e libero dai veleni dell’inquinamento, perché la salute del nostro popolo non venga distrutta. Ed ancora come i candidati rispondono ai giovani che non hanno nessuna prospettiva di lavoro e che sono invitati brutalmente ad emigrare. Quali iniziative si stanno effettivamente prendendo per la difesa del posto di lavoro e particolarmente per il futuro dei nostri giovani.

Come è favorito il bene della casa con la difficoltà sempre più grave di pagare il mutuo e di sostenere la vita della famiglia e l’educazione dei figli.

E sul tema della famiglia chiediamo che sia pienamente rispettata la vita dal concepimento sino al suo termine naturale.  Nella confusione tra famiglia e famiglie noi riconosciamo che la persona si realizza pienamente nella famiglia secondo il piano di Dio. Rispettiamo pienamente i diritti individuali, ma l’investimento più grande nella società deve essere dato alla salvaguardia e difesa della famiglia, composta dall’uomo e dalla donna, aperta alla generazione dei figli e che continua ad essere la cellula fondamentale della società. Questo è particolarmente importante nella scelta dei nostri candidati al Parlamento. Così dobbiamo anche scegliere con attenzione persone disposte ad investire nell’educazione integrale delle giovani generazioni. Sarà poi necessario che, accanto al rigore della politica di bilancio, ci siano decisioni che favoriscano la crescita del nostro paese e specificamente della nostra terra.  E per questo il primo passo è andare a votare!

  1. 4.                      Per Taranto è il momento della profezia

Lavoriamo intensamente per una stagione diversa per la nostra Taranto, che non è solo industria pesante,  ma storia e cultura. Taranto è la sua provincia, nella sua tradizione agricola. Taranto è il suo mare. Taranto è la sua Città Vecchia, con la quale bisogna riconciliarsi per riqualificarla: oggi sembra l’immagine di una comunità che non ha cura delle sue radici e che quindi non è capace di occuparsi del suo futuro. Mentre riconosciamo i nostri limiti, manifestiamo tutta la nostra disapprovazione per l’immagine veicolata da diversi mass media, di Taranto come una città depressa e inesorabilmente avviata alla decadenza. Nella nostra gente ci sono le energie e le capacità per rinascere e per ricostruire un ambiente di vita degno in questo angolo del creato di grande bellezza.

Ora che Taranto vive la sua prova è il momento della profezia, della solidarietà e della costruzione comune.

5.           Una grande tradizione da conservare e attualizzare

In Quaresima raccomando il rispetto e la conservazione di tutti quelli che sono i riti legati alla celebrazione della Passione del Signore e della sua Resurrezione. Essi sono un patrimonio prezioso da custodire, salvaguardandone innanzitutto il valore spirituale perché ogni forma di religiosità con dignità e compostezza, non rasenti mai ostentazione o mero folclore, ma trasmetta la fede viva delle nostre comunità.

Il papa ci ricorda: “La Quaresima ci invita proprio, con le tradizionali indicazioni per la vita cristiana, ad alimentare la fede attraverso un ascolto più attento e prolungato della Parola di Dio e la partecipazione ai Sacramenti, e, nello stesso tempo, a crescere nella carità, nell’amore verso Dio e verso il prossimo, anche attraverso le indicazioni concrete del digiuno, della penitenza e dell’elemosina”.

Vorrei che in questo anno particolare anche le nostre confraternite, che custodiscono i riti della Settimana Santa in tutta la diocesi, si impegnassero con semplicità e con vero spirito cristiano nel ricercare forme sempre più evangeliche di riproposizione delle nostre tradizioni, allontanando con coraggio tutto ciò che potrebbe offuscare il bello e il vero che celebriamo. Penso, ad esempio, alle prassi consolidate dell’aggiudicazione dei simboli delle processioni, che spesso creano qualche smarrimento sia nei credenti che nei non credenti. Propongo che anche su queste consuetudini, si dia inizio ad una riflessione per cercare insieme nuove forme che potrebbero divenire, gradualmente, segno più  chiaro della carità della Chiesa a vantaggio dei poveri. Se è vero come è vero che tanti nel mondo guardano a Taranto durante la Settimana Santa, quale occasione migliore per raccontare una Taranto diversa? Una città che trae dal tesoro della sua fede e della sua tradizione il bene della solidarietà.

Dio non ci chiederà conto delle belle processioni che abbiamo organizzato, che pure sono necessarie. Invece ci chiederà conto dei fratelli che non abbiamo amato abbastanza.

Mi incoraggia in questo mio desiderio l’esempio del papa, che ha messo in discussione una consuetudine plurisecolare ben più grave delle nostre usanze. Lì, spirito evangelico, intelligenza, libertà e responsabilità hanno prevalso contro qualsiasi prudenza di circostanza!

  1. 6.                      La Settimana del Crocifisso    

In questo Anno della fede, evento centrale, come annunciato nei contesti diocesani, sarà la Settimana del Crocifisso  che va dal 18 al 22 marzo; dal lunedì al giovedì tutte le vicarie dell’arcidiocesi saranno pellegrine in Cattedrale per l’ostensione del Crocifisso miracoloso, custodito dai carmelitani nella chiesa di San Giovanni di Dio nel borgo, ed esposto alla venerazione solo in casi straordinari.

Venerdì 22 marzo, detto Venerdì di Passione perché precede la domenica delle Palme, tutta la comunità diocesana è invitata a partecipare alla grande processione per le vie di Taranto. Ci salva solo la croce di Cristo.

È da lì che dobbiamo ripartire, dalla contemplazione dell’amore di Dio, un amore folle, ma possibile. Un amore che trasfigura la vita degli uomini e che sana le nostre ferite.

Sono sicuro che i più di voi accoglieranno l’invito a partecipare a questo evento straordinario.

Il mio augurio

 

Cari fratelli e sorelle, in questo mio breve messaggio vi ho parlato del coraggio della profezia, per questo vi ripropongo le parole del profeta Isaia: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, faccio una cosa nuova”, (Is 43,18-19).

Quella “cosa nuova” è la Pasqua del Signore verso cui ci muoviamo con ardore nel cammino di questa Quaresima, disponibili alla conversione quotidiana, desiderosi di testimoniare la speranza certa del Signore risorto con la fede e le opere di carità.

 Vi auguro una santa Quaresima e vi benedico uno ad uno.

Taranto, 17 Febbraio 2013, I Domenica di Quaresima

 

 

 

+ Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita

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