premio Sant’Agata a Gianni Rotondo, decano dei giornalisti tarantini

gianni rotondo

di GABRIELLA RESSA

Il collega Gianni Rotondo, decano dei giornalisti di Taranto, è stato premiato dal comune di Capua, sua città di origine, del premio Sant’Agata, conferito ogni anno ad un concittadino che ha dato lustro,  con azioni ed attività meritorie,  al suo paese di’origine. Nel corso della sua lunga carriera, come giornalista prima del Corriere del Giorno dal 1958 al 1961, poi alla Gazzetta del Mezzogiorno ed oggi come corrispondente dell’AGI, Gianni Rotondo ha seguito l’evolversi della storia di Taranto.  Una moglie, due figlie ed un amatissimo nipote lo affiancano. Per lui  il premio, ritirato dalle mani del primo cittadino di Capua Carmine Antropoli, alla presenza di parenti ed amici d’infanzia,  è stato “una bella soddisfazione”.

Come è il giornalismo oggi?

“E’ aumentata  l’informazione, ma non so se è una buona informazione, forse ci vorrebbe più professionalità, penso in particolare all’informazione locale, ed  se guardo a quella nazionale penso che anche  quella non sia migliorata”.

Taranto sta vivendo un momento particolare

“Molto difficile, ma siamo arrivati a  questo punto per colpa di noi tutti, perché non riusciamo a fare gruppo, a fare squadra, siamo poco concreti. Una sola persona è stata capace di cambiare il volto della città,  un grandissimo realizzatore, mons. Motolese, del quale io avevo una stima immensa. Ha realizzato  49 nuove parrocchie, con la parrocchia che sorgeva per aggregare in un quartiere nel quale non c’era al tempo neanche il piano regolatore,  e poi la Concattedrale di Giò Ponti, il Seminario, la Cittadella della Carità. Molti non sanno che mons. Motolese, che apparteneva ad una famiglia ricca, ha donato tutti i suoi beni per l’opera della Cittadella. Gli altri che hanno fatto?”

La nostra bella città…..

“Taranto è una città bellissima dal punto di vista paesaggistico, più bella anche di Bari. Io la amo moltissimo, ci sono arrivato  nel 1955, in seguito ad un trasferimento di mio padre, e nel corso degli anni ho visto succedere molte cose.  Pensiamo all’Università, negli anni 60’ Angelo Vincenzo Curci voleva creare l’università privata,  come poi ha fatto  Lecce, ma la sinistra spezzò le gambe a Curci, e non fu possibile partire con questo grande progetto. Ora rischiamo di perdere il Politecnico. Ci siamo fatti calpestare da tutti, anche dalla famiglia Riva.”

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