Facoltà di Ingegneria di Taranto del Politecnico di Bari. No ai tagli previsti dal decreto 47 del 2013

Politecnico

di GABRIELLA RESSA
La Facoltà di Ingegneria di Taranto del Politecnico di Bari, oggi  Centro Interdipartimentale del Politecnico di Bari “Magna Grecia” si trova  in viale del Turismo N. 8 presso il quartiere Paolo VI. L’Università tarantina ha tenuto  venerdì scorso, 22 febbraio 2013, un’assemblea pubblica, cui hanno partecipato il magnifico Rettore Nicola Costantino, i direttori dei Dipartimenti, il Presidente del Centro Interdipartimentale Magna Grecia prof. Gregorio Andria, i rappresentanti di Confindustria Bozzetto e Cesareo, l’Arcivescovo di Taranto mons. Filippo Santoro, i rappresentanti degli studenti, e poi i rappresentanti del mondo politico ed istituzionale.
La convocazione dell’assemblea è stata causata  dal decreto legislativo n. 47 del 30 gennaio 2013, emesso da un governo dimissionario, che, per semplificare, da un lato innalza i criteri di qualificazione per l’accreditamento  e dall’altro sentenzia tagli ai fondi. In questo modo le lezioni diventano a rischio, e, in questo contesto, anche Taranto si ritroverebbe a pagare, pagare duramente.

L’Università che è partita con il primo corso di laurea in ingegneria per  l’ambiente, è oggi a rischio? Su questo fronte si sono schierati unanimemente tutti i presenti, Taranto paga già abbastanza dal punto di vista ambientale ed economico, ed un decreto che taglia nel mucchio, come questo dell’ex ministro profumo, rischia di fare danno. Molto danno.

Facendo calcoli di ore a disposizione per i docenti si dovrebbe essere costretti a tagliare, e la sede tarantina del politecnico di Bari potrebbe così risultare a rischio. Fermo nella posizione di difesa della sede tarantina è il Magnifico Rettore Nicola Costantino, che nel suo intervento ha spiegato le carenze del decreto ed ha chiesto a gran voce una abolizione dello stesso.

La legge permette di supplire alla carenza economica con dei fondi, che però, ha sottolineato Costantino, non devono essere statali.

A gran voce gli studenti hanno espresso il loro dissenso, attraverso gli interventi di Francesco Todaro, di Francesco Amico e di Pierluigi Loscialpo.

Nel corso della mattinata molti sono stati gli interventi politici, Michele Pelillo, Assessore al Bilancio della Regione Puglia, che ha  sottolineato come il punto per far qualcosa sia cercare di operare nella fattibilità, capendo se e come si possano dirottare dei fondi dalla legge speciale per Taranto, alla luce del fatto che la Facoltà tarantina è stata la prima sede del corso di laurea in ingegneria ambientale, poi duplicato a Bari. Quando il corso di laurea tarantino era l’unico si pose, ai responsabili del momento, il dilemma se specializzarsi nel settore, nella tipologia di studi e ricerche, o se allargare l’offerta formativa. La scelta cadde in questa direzione, e Bari ottenne in cambio l’apertura del corso di laurea in ingegneria per l’ambiente ed il territorio.

Intanto, nel corso di questi quattro giorni, cosa è successo? La riunione del Senato Accademico, in agenda per domani, è stata rinviata al 13 marzo. Il nuovo Governo, cioè, dovrà prendere in esame la questione.

L’assemblea di venerdì 22 ha prodotto un documento programmatico sottoscritto da tutti, studenti, enti locali, ordini professionali, parti sociali. Cinque le soluzioni trovate:

1) miglioramento in termini di efficienza ed efficacia dei curricula didattici già presenti presso la sede di Taranto e da sempre coerenti con le necessità del territorio

2) incremento dell’attrattività della sede, ad esempio tramite l’attivazione di master e corsi di specializzazione in collaborazione con le maggiori realtà industriali del territorio, garantendo così una formazione ancor più qualificata per le esigenze locali

3) creazione di una rete di confronto tra aziende, studenti e neolaureati

4) consolidamento dei rapporti con gli enti locali, al fine di disporre dei mezzi necessari per la creazione di una solida realtà

5) definire la “mission” del Politecnico attraverso l’incremento delle attività di ricerca atte a risolvere le note emergenze del territorio di rilevanza nazionale.

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