Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni: parla il Rettore del Seminario mons. Giovanni Chiloiro

Don Giovanni Chiloiro

Di GABRIELLA RESSA

Il Seminario Arcivescovile di Poggio Galeso di Taranto  ospita ragazzi dai 14 ai 18 Anni. Qui un gruppo di sacerdoti, guidati dal Rettore mons. Giovanni Chiloiro, li aiuta a riconoscere la chiamata e a coltivare la vocazione che porterà alcuni di loro, in seguito, a fare discernimento. Ragazzi che compiono un percorso di ricerca, riflessione, formazione, che vivono emozioni, gioie e  sentimenti. Abbiamo cercato di conoscerli meglio parlandone con il Rettore del Seminario tarantino, che è anche assistente spirituale del Serra di Taranto.

Mons. Chiloiro, facciamo un identikit del seminarista.

Nell’immaginario collettivo quando si parla di seminaristi si è portati all’omologazione: tutti uguali, stesso modo di vestire, stessi gesti, tutti indottrinati…. Niente di più sbagliato! Se dovessimo tracciare una identikit del seminarista faremmo nostra l’affermazione di Plutarco: “I giovani: non vasi da riempire, ma lampade da accendere”.

Con quale spirito un giovane entra in Seminario?

Con l’atteggiamento del ricercatore, con il proprio vissuto e le proprie inquietudini, scoprendo d’essere un mistero, una complessità di ricchezze e di debolezze, di forze e di fragilità,  imparando a sapersi raccontare e a fare memoria dell’opera di Dio nella propria vita.

Cosa scopre in questo percorso?

La vita come vocazione e risposta ad una chiamata. Percepisce, così, che non è possibile una sana esistenza umana senza una relazione che non sia originata, sostenuta e finalizzata dall’Amore. Solo incontrando e sperimentando l’Amore, il giovane incontra se stesso. Senza questa esperienza vera, la vita non trova senso. Nasce il desiderio di Dio, di un Dio che cerca l’uomo nei meandri del suo vissuto e che attende il suo “Eccomi”. Il giovane comincia così la sua ricerca e la sua fede, passando da un assenso nozionale ad un assenso esperienziale. Oltre a riscoprirsi ricercatore, il giovane scopre che  è Dio che lo ha sempre cercato: “Uomo, dove sei?”. Tutto ciò suscita un movimento interiore che diviene conversione, o meglio convergenza di tutta la vita verso una chiamata specifica che induce a dare una risposta di senso alla vita stessa, in piena consapevolezza e libertà.

Come cresce il germe della vocazione?

Nel cammino di discernimento ci si scopre Amati gratuitamente, ed è in questa gratuità che inizia la relazione con Dio vivo, che ama e prende l’uomo così com’è, con i suoi pregi e i suoi difetti. Sarà necessario “tagliare”, “sfrondare”, “potare”, “pulire”, perché il germe della vocazione possa crescere rigoglioso: talvolta occorrerà dissipare la paura di inadeguatezza o il timore di non farcela a raggiungere una meta tanto alta.

Il seminarista… cosa legge? Quali sono i suoi interessi?

Il seminario costituisce per il giovane una palestra di vita, che lo porterà a confrontarsi con un mondo in continuo cambiamento; basti pensare ai mezzi di comunicazione sempre più veloci, alle nuove tecnologie digitali e multimediali, di cui i nostri giovani hanno ormai ampia padronanza, a tutte le problematiche emergenti, quali il lavoro, l’economia, la pace, il secolarismo, la nuova evangelizzazione, le nuove povertà…. a cui guarda con occhio attento ed informato.

Il punto di forza qual è?

Il seminarista è ricco di umanità, capace di attenzione premurosa verso tutti,  capace di cercare, vedere e valorizzare le  qualità più nascoste. La sua  umanità lo rende capace di vivere l’altro come dono che arricchisce, anche quando  la sua capacità di ascolto, di accoglienza e di amore è messa a dura prova. Sarà uomo di Dio per cui si presenterà al mondo come ponte tra il tempo e l’eternità, tra l’umano e il divino, tra il cielo e la terra.

 Cha augurio fa a tutti i giovani “in ricerca”?

Che possano  riempire la fatica di un quotidiano che acquista valore e senso in una radicale sequela del Buon Pastore, e che  si sentano  una lampada che,  accesa dall’Amore di Dio, arda per amore dell’uomo nel suo vissuto.

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