Vita e martirio di Padre Pino Puglisi. Mons. Salvatore De Giorgi ne ha parlato nel Salone dei Vescovi in Episcopio

mons. De Giorgi

di MARIA SILVESTRINI

Lunedì 6 maggio la novena al nostro Santo Patrono si è arricchita di un evento pastoralmente importante. La comunità diocesana ha voluto festeggiare il suo arcivescovo emerito  S.E. il cardinale Salvatore De Giorgi per ricordare il 40° di Episcopato ed il 60° di Sacerdoziocon un a S. Messa. Successivamente il presule ha ricordato la figura di don Pino Puglisi che sarà beatificato il prossimo 26 maggio. “Il ministero di S.E. il card. De Giorgi è stato rapido in mezzo a noi, due anni, ma molto significativo per il contatto familiare con la gente, per l’attività pastorale, per due grossi eventi pastorali come la Settimana Liturgica nazionale e la visita di S.S. Giovanni Paolo II –  ha sottolineato il nostro arcivescovo mons. Filippo Santoro  a margine della solenne celebrazione eucaristica in San Cataldo -. In poco tempo ha lasciato una traccia bella, positiva di pastore zelante e molto vicino al popolo”.

S.E. il cardinale Salvatore De Giorgi ha tracciato il profilo di sacerdote e martire della Chiesa di Padre Pino Puglisi nel Salone dei Vescovi in Episcopio. Mons. De Giorgi, divenuto arcivescovo di Palermo nel 1996, immediatamente si occupò della grande risposta che la città aveva avuto dopo l’assassinio di quel prete scomodo e testardo, trovò fra la gente l’indignazione ma anche il desiderio di riprendere quella testimonianza come l’unica possibile per recuperare una identità meridionale libera da legami atavici, con un potere cristallizzatosi intorno ad una malavita che gestiva troppo la società civile. Queste osservazioni, le testimonianze sulla vita del sacerdote,  uomo di obbedienza e pacificazione, lo convinsero ad aprire il 15 settembre del 1998 la causa di riconoscimento del martirio. “Martirio come un santo – ha detto il cardinale – Don Pino Pugliesi non è un eroe di mafia, ma un martire della Chiesa cattolica. Non cercava i riflettori e non faceva marce, semplicemente esercitava il suo ministero con fermezza e misericordia, faceva il sacerdote secondo il cuore di Dio, dando testimonianza con la sua vita cristiana e sacerdotale, coronata col martirio”.

Don Puglisi nacque a Palermo, nel quartiere Brancaccio, il 15 settembre 1937, terzo di quattro figli. Una famiglia umile ma calda di affetti e ricca di valori. Decise giovanissimo di seguire la vocazione sacerdotale e nel 1960 venne ordinato presbitero. Uno dei momenti più significativi della sua vita fu l’esperienza presso l’orfanatrofio dell’Addaura, dove venne a contatto con le difficoltà ed i problemi di giovani e giovanissimi. La dedizione ai ragazzi fu subito abbracciata come elemento distintivo del suo ministero. Quando, anni dopo, fu spostato dalla parrocchia del paesino di Godrano, al suo quartiere natio, Brancaccio, nella chiesa di San Gaetano che aveva conosciuto da bambino, quasi a ricongiungere l’alfa e l’omega della sua vita, i giovani furono quasi la sua ossessione. Verso dove vogliamo che vada la nostra vita? Qual è il senso dell’esistenza? Domande fondamentali per tutti, ma soprattutto per i giovani a cui ha donato il tempo dell’ascolto, della comprensione, dell’attenzione costante, cercando loro prima e poi, subito i genitori, perché senza una famiglia sana è difficile il recupero dei minori. In un territorio in cui la mafia trova negli adolescenti la prima mano d’opera da formare alle sue regole ferree don Puglisi stava bonificando il terreno, toglieva le motivazioni alla criminalità. La mafia l’ha ucciso per questo. La sua catechesi diretta, la sua testimonianza serena, l’umiltà e l’obbedienza, sono virtù che don Pino ha esercitato sin dall’inizio perché non solo la fine è un martirio, ma tutta la vita quando è dedicata all’amore totale senza limiti egoistici è martirio.

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