Il beato Luigi Novarese A Roma la solenne Celebrazione, presieduta dal Cardinale Bertone.

110513-019

Di Gabriella Ressa

Cinquemila sciarpe gialle hanno salutato l’11 maggio, con gioia, la beatificazione di mons. Luigi Novarese, fondatore  dei Volontari della Sofferenza e  dei Silenziosi Operai della Croce, in San Paolo fuori le mura, a Roma. La Basilica Papale, seconda per grandezza dopo S.Pietro, era gremita dei figli spirituali di mons. Novarese, giunti da ogni parte d’Italia e da molti paesi esteri: Austria, Colombia, Israele, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Repubblica Democratica del Congo, San marino, Svizzera ed Ungheria.  Presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità, la Messa ha raccolto testimoni gioiosi del  carisma del beato, che guardano  la promozione integrale della persona disabile, vista non come oggetto di carità ma come soggetto attivo e responsabile, chiamata a contribuire all’edificazione della Chiesa e al rinnovamento della società con la santificazione del proprio dolore e l’apporto del malato. Mons. Novarese, che a soli 9 anni era stato colpito da tubercolosi ossea, malattia a quei tempi mortale – era nato nel 1914 – ne era guarito, affermava, grazie alle intense novene di preghiera rivolte a Maria SS. Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco.  Quando divenne sacerdote, nel 1938, scelse di servire il Signore negli e con gli ammalati. La sua inesauribile energia, che diceva gli veniva dall’amore per l’eucarestia, dall’incontro con Cristo risorto e dalla devozione a Maria SS.ma, lo portò a realizzare, nella società, un cambio di mentalità. I disabili dovevano uscire dalle loro case, nelle quali erano confinati, e dovevano integrarsi nella società. Nel 1957 portò 7.000 malati in udienza da papa Pio XII. Un evento del genere non si era mai verificato prima.  Nel ricordare mons. Novarese il cardinale Bertone ha evidenziato il suo carisma:  “Questo nuovo Beato rappresenta un modello di testimonianza del Signore Gesù. Chiamato a giusto titolo apostolo dei malati, ha contribuito a trasformare il modo di pensare e di agire nei confronti degli infermi,  sostituendo alla rassegnazione e al pietismo il loro protagonismo nell’apostolato del Vangelo della sofferenza. Don Luigi voleva che i malati e i disabili fossero soggetti attivi, in unione con Cristo. La parola che rappresenta la beatificazione di mons. Novarese è consolazione,  ed indica un Dio che non ci abbandona mai e ci introduce in una prospettiva di speranza. Il beato Novarese risplende come mirabile testimone del vangelo.  E’ esempio per le sfide del mondo della salute, per la nuova evangelizzazione, il suo insegnamento è di esempio per i religiosi, per i giovani, che mettono in gioco la propria vita per i grandi ideali, per le famiglie degli ammalati, per gli ammalati stessi”. A Roma  era presente anche il gruppo di Taranto, che ha da poco festeggiato i 50 anni di vita.  “Questa giornata ha rappresentato per noi – dice Gabriella Lumaca, presidente – un momento di  lode al Signore, un ringraziamento  per averci dato questo uomo. Mons. Novarese ci insegna ogni giorno ad essere santi,  a vivere la vita  cercando di essere quanto più possibili simili a lui, seguendo la via dell’apostolato ed  il suo esempio. Questa due giorni  ci ha coinvolti emotivamente tutti. ” Emozionato don Cristian Catacchio, assistente spirituale della nostra diocesi, che ha collaborato alla realizzazione della  celebrazione romana.  “Oggi si realizza un evento straordinario non solo per noi ma per tutta la Chiesa. La  beatificazione di Novarese ci insegna che  tutti noi, seguendo il Vangelo e  seguendo Cristo, possiamo diventare santi. Egli volle che il malato non fosse rinchiuso in una casa ma secondo le proprie possibilità si  impegnasse  nella costruzione del regno dei cieli. L’ammalato per mezzo dell’ammalato,  che scopre il valore della sofferenza come un valore aggiunto e non come atteggiamento pietistico”.  Don Janusz Malski, moderatore generale dei Silenziosi Operai della Croce, ha sottolineato, con gioia, il senso di festa che accompagna tutti i suoi figli spirituali.

Il miracolo

Nel 2002 Graziella Paderno, della provincia di Pavia,  era affetta da una gravissima patologia periartritica, con calcificazioni locali, che le bloccava la spalla, causandole dolori lancinanti. Pregava il Signore per intercessione di Don Luigi perché la rendesse capace di superare la prova. Improvvisamente la patologia scomparve e la Consulta medica che ha studiato il suo caso, per conto della Congregazione vaticana della cause dei santi, ha proclamato la inspiegabilità scientifica della guarigione. Questo è il miracolo che ha portato  alla beatificazione del sacerdote, il cui processo canonico si è chiuso lo scorso anno con la firma di Benedetto XVI. Graziella era una dei 5000 che in San Paolo fuori le mura ha gioiosamente vissuto questo momento di festa, con  gioia, senso di condivisione e spirito di ringraziamento.

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