La prosa del grande Galileo. Alla Galleria Agorà incontro con il professor Guaragnella per l’Associazione Dante Alighieri

guaragnella 1

di MARIA SILVESTRINI

1564. Nasce a Pisa una delle figure più significative del pensiero moderno: Galileo Galilei. Ne conosciamo l’acutezza delle osservazioni scientifiche, le geniali intuizioni, ma certo è una sorpresa scoprirlo come uno dei maggiori scrittori in prosa della lingua italiana.

Di questo Galilei meno conosciuto, della sua prosa arguta e ficcante, ha parlato il prof. Pasquale Guaragnella, ordinario di Letteratura italiana all’Università di Bari, in un incontro organizzato dall’Associazione ‘Dante Alighieri’ di Taranto. Un’idea vincente della presidenteJosèMinervini che ha voluto riportare l’attenzione all’origine della lingua italiana forgiata da una cultura consolidata e da una straordinaria geografia di scrittori. La Galleria Agorà, del maestro Terracciano, ancora una volta si è mostrata la sede giusta per un cenacolo di alto livello. Appassionante la lezione del professorGuaragnella che, attraverso alcuni passaggi testuali, ha fatto scoprire le caratteristiche di squisito scrittore del grande Galileo ed ha illuminato le forti resistenze psicologiche verso lo sviluppo della scienza che permangono anche nei tempi moderni.

Perché uno scienziato, avvezzo ai numeri e alle formule, decide di scrivere i suoi trattati non in latino, lingua colta del tempo, ma in volgare? Certamente Galileo comprese che la conoscenza delle sue scoperte andava diffusa fra un pubblico molto più vasto di quello scientifico, e ciò poteva essere solo attraverso una lingua parlata comunemente. I due testi analizzati da Guaragnella: Il Saggiatore ed il Dialogo sui massimi sistemi, nascono entrambi dalla necessità di ribattere tesi scientifiche inappropriate punto per punto con precisione ed acutezza. Mai però Galileo si fa saccente, anzi cerca con modestia di spiegare le sue posizioni per renderle accettabili dalla Chiesa che lo attaccò duramente fino a costringerlo all’abiura.

Se si tiene conto che ‘Il Saggiatore’ fu soprattutto un opuscolo polemico, ‘Il Dialogo’ va considerato come un’opera filosofico pedagogica, un manifesto culturale, prologo dei ‘Discorsi’ che sono stati la prima grande opera scientifica che fa uso dell’italiano, accanto al latino, per esporre pacate considerazioni rigorosamente argomentate e ordinatamente disposte. La prosa di Galileo diventa così una mirabile forma divulgativa che in epoca moderna Ungaretti e Calvino hanno ripreso come esempio di scrittura e di lucida analisi.

Un vero piacere ascoltare Guaragnella su tutte le diverse interazioni fra lingua italiana elingue straniere, sul tema della purezza e sul futuro sempre più meticciato del nostro italico idioma. “L’elogio dell’alfabeto di Galilei – ha concluso – ci ricorda che la parola scritta supera i limiti dello spazio e del tempo. Testi ed opere si trasmettono e trasmettono il sapere. Galilei per primo conobbe e volle far conoscere il valore della cooperazione e il principio della staffetta fra le generazioni. Il suo lavoro fu sempre fondato sul sacrificio e nel rispetto del valore della Verità, questi principi insieme ad una scrittura semplice e chiara sono ancora un formidabile esempio su cui riflettere”.

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