L’editto di Costantino e la libertà religiosa. Ne ha parlato don Francesco Castelli in una interessante serata di cultura storica

don Francesco Castelli e Maria Silvestrini

Di Gabriella Ressa

Don Francesco Castelli, direttore dell’Archivio Storico Diocesano e docente di Storia della Chiesa all’Istituto di Scienze Religiose Romano Guardini, ha parlato di “Libertà religiosa e potere del Papa: l’editto di Costantino”, in un incontro realizzato dal Serra Club, e dalle Associazioni  Maestri Cattolici e Dante Alighieri, guidati rispettivamente da Maria Silvestrini, Mariangela Tarantino e Josè Minervini. Quella di Don Francesco Castelli è stata una “chiacchierata di cultura storica”, che ha voluto ricostruire i fatti in modo analitico. La sua relazione si è riferita a quel momento particolare della storia nel quale fu permesso ai cristiani di vivere liberamente la propria fede. L’ingresso ufficiale del cristianesimo nell’impero di Costantino è datato 312.  Costantino si trovava a Ponte Milvio ed era in guerra con Massenzio; in un sogno, secondo i due padri della Chiesa Lattanzio ed Eusebio, gli fu chiesto di usare un segno  sull’armatura, sull’elmo, sul vessillo, sulle monete. Si trattava delle due lettere greche C e R sovrapposte, il “Chrismon”, che oggi ritroviamo sul cero pasquale. Non la Croce dunque, che era un simbolo difficile, ma le lettere identificative del nome di Cristo.

Costantino è ricordato come colui che permise ai cristiani, con l’editto di Milano del 313, di vivere la propria fede. Ma, ha spiegato Don Francesco Castelli, non era la prima volta che ciò accadeva. L’analisi storica del personaggio, e quindi del momento storico, deve tener presente due punti:  l’editto non fu di Costantino, e  non fu la prima volta che fu data libertà religiosa ai cristiani. Inoltre questo editto del 311, emanato da Galerio e attuato da Costantino, aprì una nuova stagione che vide i cristiani liberi di credere. Costantino che personaggio era? “Per conoscerlo bisogna leggere i suoi biografi, certamente – afferma don Castelli – la scelta di attuare definitivamente la decisione di Galerio è di Costantino, il suo gesto fu un azzardo, perché dal punto di vista politico non aveva certezze sul fatto che questa operazione sarebbe riuscita,  ma  permise l’affermarsi in modo progressivo della fede cristiana e di momenti ecclesiali di grande importanza. Sotto il suo governo si tenne il primo Concilio Ecumenico a Nicea, e questo perché si crearono le condizioni sociopolitiche che permettevano l’incontro di tutti i vescovi del mondo cattolico di allora”.

Con l’editto di Costantino si ritiene inizi la stagione del potere temporale, grazie alle numerose donazioni e prebende che l’imperatore volle concedere. Il Concilio Vaticano II chiude l’epoca costantiniana con la progressiva sparizione dei simboli del potere temporale, dal triregno alla sedia gestatoria, fino all’attuale decisione di Papa Francesco di non abitare nel Palazzo Vaticano. Ma la storia del potere temporale è molto lunga e irta di difficoltà: tra il XV ed il XVI secolo,  a partire da Niccolò V e Pio II, la simbologia papale infatti assunse sempre più le caratteristiche della sovranità, ed il Papa fu effettivamente un sovrano, almeno fino all’episodio della breccia di Porta Pia che vide Pio IX soccombere ai piemontesi.

Il potere temporale fu anche un potere necessario, per mantenere autonomia al Sommo Pontefice, e la cattività avignonese ne fu un esempio concreto. Fu così che  il  potere temporale divenne una realtà parallela al potere spirituale, per cui il Pontefice divenne il sovrano Pontefice, divenne cioè re, sovrano, emanatore di una legislazione civile.  Aveva un corpo e due anime, il corpo del pontefice e l’anima del pontefice e del capo di stato. Questa parabola del potere temporale si concluse in due tappe, la prima nel 1870, quando di fatto il Papa perse il potere temporale, la seconda nel 1929, quando con i Patti Lateranensi Mussolini riconobbe al vescovo di Roma una sovranità “sui generis”.

Il potere temporale  si conclude di fatto con il Vaticano II quando il vescovo di Roma abbandona definitivamente, in modo progressivo, la chiave del potere temporale per vivere unicamente  il potere spirituale. Oggi abbiamo due esempi mirabili di grande spiritualità, Papa Francesco e l’Arcivescovo mons. Filippo Santoro, capaci di dialogare con tutti e di creare ponti di comunione, capaci di essere riferimento concreto delle comunità .  L’autorevolezza di un ruolo incarnato di gran lunga supera l’autorità di un potere temporale.

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...