Il recupero del relitto di Santo Nicolicchio

di MARIA SILVESTRINI

Ritrovato, all’interno del Porto di Taranto,un fasciame di una nave presumibilmente di età medioevale, che presenta una chiglia lunga circa 10 metri e composta da due parti ben definite, da parti relative alle pareti interne del vascello e segmenti esterni. Molta parte del materiale appare annerito e bruciato da un incendio la cui origine è assolutamente sconosciuta.

Ad esporre le varie fasi del ritrovamento, il completamento del suo recupero e l’attuale fase di restauro conservativo sono intervenuti nella sala conferenze del MarTà il Soprintendente archeologico della Puglia dott. Luigi La Rocca, il responsabile del settore archeologia subacquea della Soprintendenza dott. Arcangelo Alessio, il dott. Sergio Prete Presidente dell’Autorità Portuale ed il tenente della Guardia di Finanza Vincenzo Casaregola. Merito proprio della Guardia di Finanza, che ha tra i suoi compiti anche la tutela del patrimonio archeologico, l’aver individuato nel 2005, durante le normali operazioni di monitoraggio subacqueo, questo relitto nelle acque dell’isolotto San Nicolicchio. “Abbiamo lì le nostre unità navali – ha detto il tenente Casaregola – ed abbiamo immediatamente approfondito la cosa con i nostri sommozzatori. Successivamente abbiamo informato la Soprintendenza che si è quindi adoperata per il recupero effettuato nel maggio scorso”.

L’isolotto, vicinissimo alla terraferma e quasi scomparso alla vista, si trova nell’area interna del porto di Taranto ed è noto da tempo alla Soprintendenza per evidenze di frequentazione risalenti ad epoche preistoriche come anche per la vicina Punta Rondinella e le Isole Cheradi. Attualmente la zona è interessata dalla realizzazione della Piastra Logistica del IV Sporgente. ‘Non tutti i mali vengono per nuocere’ recita un antico proverbio, così la fase di dragaggio del Porto di Taranto ha fatto emergere un’antica nave presumibilmente databile fra il XIV e il XVI secolo. Una datazione molto larga ed imprecisa perché, come ha spiegato il dottor Alessio, è necessario che inizi la fase di restauro per comprendere, dalle modalità di costruzione e di incastro dei pezzi, a quale epoca si può far risalire la nave. Molto altro materiale è stato recuperato nei fondali nei pressi della chiglia, coppe dipinte, graffite ed invetriate, ciotole policrome, ma non è certo che si tratti di consistenze relative a quella nave, infatti la zona è da sempre utilizzata come area portuale ed il materiale attesta una frequentazione sin da età ellenistica.

Grazie ai fondi rinvenienti dal Progetto proposto dall’Autorità Portuale e finanziato con la Legge obiettivo 443/01, è stato possibile il recupero del relitto,utilizzando l’esperienza della società “Tesi Archeologia srl” di Genova specializzata in questo settore, ed il suo trasferimento al laboratorio di restauro “Legni e segni della memoria” di Salerno. Sarà quest’ultima ditta, che si occupa del recupero di materiali organici di provenienza subacquea, a ricostruire la storia della nave inabissatasi nei pressi dello scoglio di Santo Nicolicchio. Il lavoro terminerà nei prossimi due anni, quindi il reperto tornerà a Taranto.

E poi? Sarà visibile? Fruibile? Dove? Il MarTà…forse. All’interno del Porto? Possibile secondo l’avv. Prete che auspica un sito dedicato all’archeologia subacquea. Speriamo, nella molteplicità delle ipotesi, di non affogare nel nulla come spesso capita in questa città.

 

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