Viaggio nel fantastico mondo del vino. Silvana Giuliano per la Dante Alighieri

di MARIA SILVESTRINI

Vino, gagliardo come la dea ragione./In te l’idea si fa suono e/si colora il Mito. Così Alda Merini in “Sete perenne” canta la bevanda più antica e più diffusa della nostra Italia. A cercare fra le pagine dei testi più o meno noti della nostra letteratura, le citazioni ora serie ora facete che sottolineano le tante caratteristiche del vino è stata la collega Silvana Giuliano, nota sommelière e appassionata ricercatrice delle notizie più antiche e più curiose della preziosa bevanda.

L’occasione è data dal giorno di San Martino, 11 novembre, indicato dagli agricoltori come giorno del Ringraziamento e momento opportuno per assaggiare il vino nuovo. Il luogo, la Galleria Agorà del maestro Terracciano, diventata negli anni un salotto culturale. Maestra di cerimonia JosèMinervini, presidente dell’Associazione Dante Alighieri, e sapiente organizzatrice di questo singolare “Viaggio nel fantastico mondo del vino. Il vino nella letteratura da Cecco Angiolieri a Raffaele Carrieri”.

Un viaggio intrigante e curioso in cui le rime sciolte e la prosa forbita si inebriano del profumo e del colore dei vini.E dalla citazione, immediata la notizia del vino indicato e del vitigno, le caratteristiche tipiche, il luogo d’origine. Si è materializzata così, davanti al pubblico attento, una sorta di mappa del vino italiano, dalla Sicilia al Trentino, con citazioni rapide lungo 800 anni di storia. Dalla Puglia Raffaele Carrieri canta “Come una grigia pianta/ Che beve rugiada/All’oscuro, fra i muri./Versate, versatemi vino” e il pensiero va al nostro primitivo forte e al negramaro rubicondo. Edmondo De Amicis si attarda a definire in rime le modalità dell’assaggio del vino, da autentico sommelier: “…poi bevono/cogli occhi chiusi,/e dividono in due operazioni/ rigorosamente distinte/l’assaggiamento e la deglutizione…/. In Sicilia è Tomasi di Lampedusa a far da cicerone fra i vini della sua Donnafugata, citando tra gli altri il famoso ‘marsala dolce’ della ditta Florio. In Sardegna il celebre cannonau ha come cantore nientedimeno che GabrieleD’Annunzio, astemio, che durante un viaggio ad Oliena, in Sardegna, ebbe modo di conoscere il Nepente, un vino che non dimenticò mai, tanto da descriverlo in una lettera indirizzata a Hans Barth, autore di una guida sulle osterie. “Io non lo conosco se non all’odore; e l’odore, indicibile, bastò a inebriarmi.”Anche questo è il fascino del vino.

La prosa della Giuliano trasporta menti e cuori nelle cento osterie dove ora soldati, ora viaggiatori, ora persone semplici come il giovane Renzo dei Promessi Sposi del Manzoni, cercano ristoro ed oblio.Potremmo tirare lungo e parlare di Cecco Angiolieri e di Luigi Pulci, di Dante e dell’Ariosto. Poi fermarci sulle caratteristiche del Montepulciano “d’ogni vino il re” e dei moscatelli della dolce Toscana, ripensare il Tokai ungherese, vino preferito dal “giovin signore” del Parini. Ci fermiamo qui, sottolineando la freschezza di Silvana Giuliano nel porgere i suoi saperi a tutti noi come calici di buon vino che inebriano solo all’odore.

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