Costruire la cultura del rispetto. Lo Zonta nelle scuole per combattere la violenza sulle donne

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di MARIA SILVESTRINI

Con un pizzico di ironia “un uomo deve rovinarti il rossetto, non il mascara”, un filo di romanticismo “la donna è come una farfalla, un mondo fantastico” e tanta partecipazione, i ragazzi del Liceo Aristosseno, del Liceo Battaglini e dell’Istituto Alberghiero Mediterraneo, si sono lasciati coinvolgere dal progetto Zonta says NO i cui risultati sono stati presentati nel Salone degli specchi di Palazzo di Città nella giornata indicata dalle Nazioni Unite come giornata mondiale per ricordare la violenza sulle donne. La campagna di sensibilizzazione su questo tema è diventato per lo Zonta International, club femminile che promuove lo sviluppo e la dignità delle donne nel mondo, un progetto internazionale che ha avuto inizio nel novembre 2012 ed ha coinvolto in tutti i paesi migliaia di volontari con l’obiettivo di ‘Costruire una cultura del rispetto ’ nei confronti di ogni persona con particolare accentuazione alla diversità di genere.

Gabriella Fumarola responsabile a livello nazionale dello Zonta, ha spiegato le motivazioni di una campagna “per fermare l’inquietante e dilagante fenomeno.Un impegno congiunto di uomini e donne chiamati a trovare insieme strategie contro il femminicidio e contro ogni forma di violenza sulle donne”. La parola è poi passata a Livia Marinò, presidente Zonta Taranto. “La violenza sulle donne, non è una questione di donne, né di chi la compie, né di chi la subisce, né di chi guarda in silenzio – ha detto – è una questione di cultura. Una formazione culturale rispettosa dell’altro, attenta al rispetto di genere, alla valorizzazione di ogni persona è l’unica strada per invertire una tendenza criminale che ci fa contare in un anno già oltre 120 delitti sulle donne nel nostro Paese. Per questo abbiamo ritenuto di dover rivolgerci non agli adulti per dire cose già note, ma ai giovani per ascoltarli, per rispondere alle loro domande, per dare informazione e speranza”.Il successo a livello locale dell’iniziativa è certamente dovuto a tre  professioniste tarantine Antonella De Marco, criminologa, Alessandra Tracuzzi, avvocato penalista, Cristina Tomai Pitinca, psicologa. La grinta e la passione di queste giovani donne hanno fatto la differenza rispetto a tanti autorevoli momenti di riflessione che in questa giornata, anche a Taranto, accendono i riflettori sulle donne abusate, uccise, oltraggiate.

E i ragazzi raggiunti dall’iniziativa zontiana hanno dato una risposta inaspettata a livello di gradimento, di curiosità, di ragione di dialogo. Le tre esperte che volontariamente hanno fatto una sorta di staffetta fra i diversi istituti sono state raggiunte non solo da richieste immediate ma anche da mail, biglietti anonimi, che denunciavano situazioni di difficoltà. “A 15 anni sono stata stuprata, fino ad oggi non ho osato parlare con nessuno ed in famiglia non sene sono nemmeno accorti” così scrive una studentessa che si è rivolta in maniera anonima, una per tutti, a sottolineare quale disagio notevole serpeggi fra adolescenti e perfino bambini. “Noi abbiamo leggi, centri per ascolto, ma non funzionano – ci dice Alessandra Tracuzzi – i ragazzi non li conoscono, non si fidano, non ci vanno. Loro non sanno come muoversi, abbiamo il dovere come adulti e come istituzioni di aiutarli”. Occorre una cultura del rispetto che nelle famiglie e nelle scuole, partendo dalle regole della vecchia buona educazione, riesca a far breccia nel vuoto che le immagini ammiccanti creano nei cervelli e nei cuori.

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