La bellezza e la memoria. La guida d’arte e storia del Museo Diocesano di Arte Sacra

copertina MuDi

di MARIA SILVESTRINI

Alla presenza del nostro arcivescovo Filippo Santoro, è stata presentata sabato 30, nella saletta del MuDi,  una guida d’arte e di storia che introduce e accompagna il visitatore all’interno del complesso cinquecentesco che fu antico Seminario e dal 2011 raccoglie le opere d’arte sacra della Diocesi di Taranto. Il volumetto, agile ed elegante, è quasi una strenna che la Casa editrice Scorpione fa alla nostra città. Lo sottolinea nel breve intervento don Francesco Simone, direttore del Museo e dell’Ufficio per i Beni culturali ecclesiastici della Diocesi, nei dovuti ringraziamenti al prof. Massafra, all’autore Nicola Fasano e ai membri della Cooperativa CustodesArtis a cui l’arcidiocesi ha affidato la gestione del museo.

Più che la presentazione di un libro, l’incontro al MuDi è stata una riflessione sulla funzione dei musei diocesani ed in particolare del nostro. Abilmente guidata da Anna Paola Petrone Albanese, profonda conoscitrice del tema, la conversazione ha visto come principale protagonista il dott. Antonio Cassiano direttore del Museo Provinciale Castromediano di Lecce. Nelle sale del MuDi l’allestimento per temi sottolinea alcuni elementi che si legano profondamente ai mutamenti ecclesiali avvenuti nei secoli. I cambiamenti si leggono immediatamente nella ‘Cappella dell’Assunta’ dove gli arredi liturgici rispecchiano le indicazioni che vanno dalla Controriforma fino al Concilio Vaticano II. Ma anche gli abiti dei nostri arcivescovi, nella sezione apposita, indicano non tanto la modifica del gusto, ma il modo di rapportarsi all’Altissimo e la capacità di mostrare la magnificenza di Dio attraverso lo splendore delle pianete e degli arredi.

Il dott. Nicola Fasano, presidente della Cooperativa CustodesArtis, ha sottolineato come la guida non si traduce in un mero elenco delle opere, ma in una visita che consente di soffermarsi su quelle di maggiore interesse.Non mancano felici attribuzioni dell’autore di alcune opere, fra cui un dipinto del Carella ed uno dell’Olivieri.

La carta patinata, le splendide foto che corredano la guida, sono il giusto riconoscimento ad un’arte che è elemento di colloquio con l’infinito e rappresenta le istanze dell’uomo di fronte al divino. Di questo ha parlato brevemente mons. Santoro: “Attraverso la bellezza delle forme fisiche, l’uomo viene attratto verso una bellezza di natura superiore, alla bellezza spirituale ed eterna che non nasce, che non muore”.

CATALDUS, la croce aurea del Santo Patrono è l’emblema della guida, filo conduttore di un percorso secolare di fede e di storia.

 

 

 

 

 

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