Aspettative e concretezza nei restauri del Castello Aragonese

di MARIA SILVESTRINI

Il Castello Aragonese ancora una volta al centro di un lungo nutrito carnet di interventi per fare il punto sui lavori di restauro e di rilevazione che si svolgono costantemente all’interno delle mura.  “Questa fabbrica che continuamente opera nel recupero dell’arte e della storia di un’intera città – ha detto l’architetto Augusto Ressa nel suo intervento – è diventato un progetto collettivo, l’unico capace di mettere insieme Istituzioni ed associazionismo, uomini di cultura e semplici cittadini”.

Alla presenza dell’ ammiraglio Ermenegildo Ugazzi, Comandante in Capo del Dipartimento Militare Marittimo dello Ionio e del canale d’Otranto, di numerose personalità del mondo istituzionale ed economico, e di un pubblico interessato e partecipe, i numerosi artefici dei lavori in corso si sono alternati mostrando con passione e competenza quale scrigno di informazioni sia il nostro castello. Augusto Ressa Soprintendente per i Beni architettonici e paesaggistici ha aperto i lavori indicando il vasto spettro culturale a cui fanno riferimento le attività di recupero e restauro all’interno della fabbrica. Poi la parola è passata all’ammiraglio Francesco Ricci. Il Castello è la sua passione, il suo capolavoro. Se oggi Taranto ha qualcosa da mostrare ai turisti, tantissimi, che arrivano a qualsiasi ora, il merito è sicuramente di questo appassionato sommergibilista che dalla natia Ancona è arrivato a guidare la più grande base navale d’Italia ed è rimasto stregato dal Castello. Snocciola dati l’ammiraglio. 81.237 visitatori quest’anno, diecimila più dell’anno scorso ed un trend in continua ascesa negli ultimi cinque anni. Uno straordinario successo di pubblico che fa del Castello Aragonese il monumento più visitato di Puglia. Molti sono italiani, ma moltissimi sono stranieri, quest’anno oltre 10.000.

Il Soprintendente ai Beni archeologici Luigi La Rocca ricomincia proprio dai ritrovamenti alla base del bastione San Cristofaro dove gli scavi vanno via via mostrando dei vani ipogei di epoca paleocristiana. A spiegare bene di cosa si tratta è l’archeologo Federico Giletti che da anni si occupa della ricerca all’interno del castello. Lo scavo ha raggiunto un livello stratigrafico databile al XIV sec. dove è stata ritrovata una struttura complessa di più ambienti probabilmente un ipogeo di culto scavato nel banco roccioso.

Cambia il relatore e cambia lo spettro di osservazione. Il dott. Giuseppe Mastronuzzi, geologo del Dipartimento di Scienze della terra e Geoambientali dell’Università di Bari, sposta l’attenzione dalla stratigrafia orizzontale a quella verticale, e con l’uso della tecnologia tridimensionale mostra i tanti aspetti che il castello aveva in età molto antecedenti. Poi la parola passa all’architetto Boccardi per le ultime considerazioni sull’inserimento architettonico all’interno dello spazio città.

Nell’ultima fase della serata, consegna delle numerose borse di studio che anche quest’anno associazioni, club service (in prima linea i Lions), banche, e privati cittadini, hanno sottoscritto per sostenere l’opera degli archeologi che affiancano la Marina Militare nel lavoro di recupero, ricerca e valorizzazione del maniero. Infine la presentazione dell’Associazione Amici del Castello Aragonese con la breve relazione del dott. Esposito. E per i meno stanchi la visita dell’artistico presepe allestito nella Sala Spagnola.

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