LA PASSIONE E LA RESURREZIONE NELL’ARTE PUGLIESE. La relazione del critico Vittorio Sgarbi

Sgarbi 1

di SILVANA GIULIANO

L’apertura al pubblico della mostra “Visioni” del Mysterium Festival  è stata preceduta dalla relazione di Vittorio Sgarbi sul tema “La passione e la resurrezione nell’arte pugliese”. Il critico, prima di entrare nel vivo del commento, ha voluto ricordare la splendida guida su Martina Franca a cura di Cesare Brandi, che senese di nascita, sentiva la Puglia come una seconda patria tanto da scrivere il libro Pellegrino di Puglia, in cui anche Taranto rivestiva una certa importanza. “Ho visto – ha dichiarato Sgarbi – questa città in diverse occasioni, prima di quest’ultima fase in cui le due realtà museali del MarTa e del Mudi, la rendono una città che può stare a testa alta con molte città del meridione”.
Questo festival è stato concepito come l’inizio di un rilancio, che richiede l’attenzione di tutti. Taranto ha bisogno di amore e cure, non possiamo permettere il completo abbandono della maggior parte degli edifici del borgo antico. La mostra temporanea “Visioni” si aggiunge alla parte espositiva stabile, oltre a dipinti provenienti da Martina Franca si distinguono oggetti in argento di pregiata fattura napoletana, come un meraviglioso ostensorio gotico, una vera architettura in miniatura, proveniente dalla chiesa dell’Annunziata di Grottaglie, un oggetto integro in ogni particolare e in forme che richiamano in miniatura le finestre gotiche dell’abside del duomo di Milano, un messale miniato in pergamena e velluto perfettamente conservato e calici in argento. Il percorso è più devozionale che storico-artistico, ma punteggiato da una serie di opere degne di attenzione per la loro qualità tecnica, artistica e artigianale. “L’intendimento della mostra – ha commentato Sgarbi – è di collegare ai Misteri e alla Pasqua le opere delle Chiese, delle diocesi e del museo. La Pasqua, come la Natalità, è il momento in cui la ricerca degli artisti ha dato più testimonianze, ma credo, ha aggiunto, che il tema più affrontato sia quello della crocifissione e della resurrezione, e questa mostra lo testimonia. Il Mudi è speculare al MarTa, che è un museo pretenzioso con delle opere meravigliose, ma il vero gioiello devozionale di Taranto è il Cappellone di San Cataldo”.
E sulla città: “Taranto è piena di problemi, ma ha una bellezza così alta e così degna che occorre che il mondo se ne accorga. Non mi capitava da tempo di provare per una città un affetto così istintivo e nello stesso tempo il desiderio di fare qualcosa”.

 

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