Processione dei Misteri. Il discorso dell’arcivescovo mons. Filippo Santoro

Santoro72

VENERDÌ SANTO 2014
DISCORSO DI MONS. ARCIVESCOVO
ALLA PROCESSIONE DEI SACRI MISTERI

Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo, perché con la tua croce hai redento il mondo!

Sorelle e fratelli,
un saluto affettuoso a tutti voi. Saluto le autorità civili, religiose e militari. Saluto il Priore e il Padre Spirituale dell’arciconfraternita del Carmine, particolarmente in quest’anno in cui ricorrono i 250 anni della donazione delle due statue del Cristo Morto e dell’Addolorata. Durante quest’anno sarà possibile per tutti ricevere, per benevola disposizione di papa Francesco, l’indulgenza plenaria qui al Carmine.

Possiamo affermare alla fine di un primo percorso di riflessione intorno ai riti della Settimana Santa, con le confraternite coinvolte, di aver dato un segno di ascolto e di collegialità, di corresponsabilità. Vorrei ringraziare tutti i confratelli e le consorelle per la docilità e la maturità con cui sono state accolte le mie intenzioni per valorizzare il senso liturgico della domenica delle Palme posticipando le gare a fine giornata, dopo la celebrazione dei Secondi Vespri. Si è posto l’accento sull’attenzione ai confratelli meno abbienti, ai quali devono essere gratuitamente assegnati alcuni simboli, attenzione della quale i priori e i consigli di amministrazione si sono seriamente impegnati.
Altra attenzione è la partecipazione delle confraternite ad un’opera di carità diocesana, e cioè al dormitorio per senza fissa dimora. Sono state evidenziate due grandi direttrici: la gratuità e la carità. Anche prima le Congreghe facevano la carità, ma ora sono chiamate a contribuire con un segno concreto, alla comunione ecclesiale con tutte le realtà dell’arcidiocesi. Faremo questo centro notturno anche se, lasciatemelo dire; sono convinto che bisogna aiutare una persona prima che diventi un senza tetto. Dopo è già un fallimento per la comunità che deve correre ai ripari.

1. Siamo finalmente, anche quest’anno, intorno ai nostri amati simboli.
Silenziosamente, alla nostra vista appaiono, quelle scene di passione delle quali abbiamo ascoltato nella lettura del vangelo di san Giovanni oggi pomeriggio nell’azione liturgica dell’adorazione della croce. Chi ascolta la Parola di Dio e cerca di interiorizzarla, conosce quel passaggio che nella lectio divina è detto Contemplatio, contemplazione. Si ascolta, si rumina la Parola di Dio. Ora la si contempla. Così che i nostri sensi siano invasi dall’amore di Dio per noi.
Fratelli guardate i Misteri e ditevi in cuor vostro con le parole dell’apostolo Giovanni
Dio ha tanto amato il mondo! (cfr Gv 3) E con San Paolo “Il Figlio di Dio mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal 2, 20) .
Ecco il Signore che prende su di sé il peso dei nostri peccati, il peso che da soli non riusciremmo a portare. I peccati sono i nostri e il Signore li espia. Egli da schiavi ci trasforma in figli.
Fratelli e sorelle, il Santo Padre Francesco ci ha chiesto, con la sua semplicità, di guardare verso il crocifisso, di tendere le mani verso di lui, di baciarlo, di accarezzarlo. Non abbiate paura della tenerezza, non abbiate paura di far posto al cuore. La croce è ‘cosa’ di amore, di cuore. Lasciatevi infiammare dall’amore di Dio.
Sotto la croce avvengono i miracoli. Il miracolo che il dolore si trasforma in consolazione e che le nostre cattiverie vengano sovrastate dalla misericordia di Dio.
Gesù innalzato è il Gesù che ci attrae. Fratelli guardate a Gesù e sarete raggianti! (cfr. Sal 33)

2. Da un po’ di giorni mi accompagna una riflessione inizialmente amara, ma che gettata nel dolore del Signore, si carica di fiducia e di speranza. Riflettevo che magari il nostro popolo in questo periodo potrebbe scoraggiarsi perché tanti miglioramenti auspicati e invocati tardano ad arrivare, a povertà si aggiunge povertà, a sfiducia altra sfiducia.
Se penso ad esempio che tre anni fa proprio da questo balcone mi appellai perché la situazione dei due marò pugliesi si risolvesse. Speriamo che finalmente presto i nostri Latorre e Girone tornino tra noi. E se passiamo al mondo del lavoro che le cose si complicano ancora di più, come accade ai lavoratori dell’indotto della Marina, che ho visitato interpellando il ministro della difesa e ai quali rinnovo tutta la mia solidarietà. Proprio l’altro ieri nel precetto all’Ilva ho affermato in merito alle nostre complesse problematiche che “nonostante ne siano successe tante, se ne siano scritte e dette molte di più, le cose non sono cambiate di molto. Non basta salvare il salvabile bisogna innovare, cercare strade nuove”. Invito a che non ci siano ulteriori proroghe e ritardi perché la vita non può attendere.
E come non ricordare il piccolo Mimmo di Palagiano, caduto nella strage più sanguinosa accaduta in quel territorio. Che le nostre domande trovino risposta!
Se osservo le richieste senza numero da parte dei nostri poveri, le aziende che stentano o che chiudono, la fila di coloro che perdono il posto di lavoro, è inevitabile che la mia preghiera si fa più intensa.
“Alzo gli occhi verso i monti da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto verrà dal Signore (cfr Sal 120). perché noi siamo sue creature

Nella Via Crucis per tre volte la tradizione ci fa meditare sulle cadute del Signore lungo la via dolorosa. Segno che non dobbiamo dubitare della bontà di Dio, non dobbiamo scoraggiarci perché Dio ci rialzerà, egli vuole rialzarci, non ci lascerà soccombere sotto il peso dei nostri peccati ma ci darà vigore. Non ci lascerà perire sotto la sferza dei nostri problemi, perché lui, semplicemente ci vuole bene, ci ama. Chiede però la nostra responsabilità ed il nostro impegno serio. Qualcosa abbiamo visto muoversi per la rigenerazione della Città vecchia e dopo l’assemblea che abbiamo fatto in episcopio, diverse entità si stanno interessando a partire dai bisogni e dalle necessità delle persone che vi abitano e da una visione d’insieme della nostra città. Per dare un segno concreto ieri nella messa, nella cena del Signore del Giovedì Santo, ho fatto la lavanda dei piedi a dodici pescatori della città vecchia. Ho baciato i loro piedi come Gesù ha fatto con gli Apostoli e come Papa Francesco ha fatto con dodici disabili.
Il Signore ci porta a sperare: “Sei tu Signore la mia risurrezione, sei tu Signore la mia vita, l’unica mia speranza, basta una tua parola ed io sarò salvato”

Badate bene che l’invito costante al perseguimento del bene comune non è un invito di circostanza ma un dovere ed un bisogno per questa Città. Non possiamo continuare ad essere divisi. Né tantomeno possiamo pensare di costruire qualcosa di serio facendo a meno gli uni degli altri, o semplicemente lamentandoci.
Il quadro è drammatico e duro. Gli effetti della crisi si stanno facendo sentire ora nella loro virulenza, ma non possiamo lasciarci inghiottire dalle tenebre, perché è possibile, tangibile, riscontrare tante manifestazioni luminose.
Penso ai giovani, abbiamo fatto la Giornata Mondiale della Gioventù nella sua edizione diocesana con la partecipazione di tanti giovani con preghiere e testimonianze molto belle di solidarietà. Penso al volontariato del nostro territorio, alle nostre parrocchie popolose, a tanta gente buona, creativa e generosa. Questo siamo noi. Certo vicino al Calvario si concentra il peggio, ma c’è anche la Madonna il giovane apostolo Giovanni, il Cireneo e le donne che rimangono fedeli. Da lì su si fa buio per tutta la terra, ma il Signore che è in alto, sulla croce, elevato, innalzato per noi, ha lo sguardo posato su ciascuno anche sul giardino che ci aspetta, la risurrezione, evento del Signore che irrora il passato il presente e il futuro.

3. Ora però dobbiamo avere fede di piantare fiduciosi il seme nella terra affidandolo ad essa, fidandoci di Dio. Il Cristo morto è proprio questo seme che deve essere calato in profondità, occultato agli occhi, ma non al cuore, perché sappiamo che lui è presente e allora si sprigionerà la vita. Seguiamo il Cristo che muore per i nostri peccati e ci ridona la vita! Ma allora pentiamoci dei nostri peccati personali e sociali, convertiamoci e avremo la pace.

“Un punto di riferimento noi lo abbiamo è la croce di Cristo, rimedio per il cuore e per tutta la società. La croce come segno di amore infinito totale e gratuito. “Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini” (1 Cor 2,25).
Il Signore, essendo Dio, non è rimasto a guardare dall’ alto, ma si è mischiato con noi, con la nostra condizione, si è fatto uomo che conosce il dolore ed ha sofferto l’ ingiusta condanna che lo ha condotto all’ ignominia della croce, il supplizio degli schiavi e l’ignominia più profonda. Il crocifisso è davanti a noi; l’ uomo dei dolori, abbandonato da Dio perché nessun uomo nel momento della sofferenza e della morte si senta abbandonato.
A te gridiamo Signore Gesù. Aiutaci! Perdonaci! Salvaci!
Andando a piantare il seme della nostra speranza, siamo accompagnati dallo sguardo meraviglioso della Beata Vergine Addolorata, solo lei può insegnarci come gli annunci di salvezza diventino sangue e carne, storia vera.
Vogliamo lasciarci riconciliare dal Signore e così essere costruttori di solidarietà e di speranza per noi per la nostra città ferita per tutta la nostra società. Ti preghiamo per tutti; particolarmente per gli ammalati, specialmente le vittime dell’ inquinamento, per i disoccupati, per i lavoratori e i bambini. Ti preghiamo per i giovani, che non siano costretti ad emigrare per studiare e per lavorare. Ti preghiamo per quelli che ci governano: che lo facciano davvero, che siano saggi, efficienti e che costruiscano il bene comune.
Ti preghiamo per la Chiesa: che cresca nell’ amore e che con Papa Francesco sta offra a tutti la misericordia del Signore, che nessuno si senta escluso dall’amore di Dio.
Dall’alto del dolore della croce il Signore vi abbraccia e vi benedice tutti.
E il vostro vescovo vi è vicino, vi augura un buon pellegrinaggio dei Santi Misteri e la gioia della resurrezione.

+ Filippo Santoro
Arcivescovo Metropolita di Taranto

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