Pasqua di Risurrezione 2014. Il messaggio dell’arcivescovo mons. Filippo Santoro

mons. Santoro

Messaggio di Pasqua dell’arcivescovo mons. Filippo Santoro

Il mio mattino di Pasqua comincia con la Messa della Risurrezione nella Casa Circondariale di Taranto, so già che i detenuti mi aspettano come quel mio amico che mi aspetta per darmi un messaggio di fede, sempre lo stesso, ogni volta più vero per lui e per me: «Eccellenza, don Filippo da quando lei è venuto ha stretto la mia mano e non la lascia più». È il Signore che ci afferra per mano e ci tira fuori dalle acque amare e non ci lascia più!
Sorelle e fratelli, desidero attraverso questo saluto entrare nelle vostre case per darvi gli auguri della risurrezione di Gesù. Questo è il bel giorno della nostra vita, il giorno della salvezza, quello fatto dal Signore, quello che non conosce tramonto, il giorno nuovo che ci libera dal male e dalla morte, che ci fa vivere da figli amati.
La Pasqua è soprattutto per i frequentatori del calvario, per coloro che soffrono, perché sentano dal maestro risorto la beatitudine pronunciata proprio sulla loro povertà o fragilità. Per questi invoco la benedizione del Signore. Camminiamo insieme per la via della fede e nessuno rimarrà solo.
Ogni anno tanta gente affolla le nostre parrocchie per il Triduo Pasquale, e voglio esprimere a Dio la mia gratitudine per questi doni, per la consolazione che ricevo dalla sete di tanta gente che si è avvicinata con fiducia al Signore. E molti che da tempo erano lontani hanno ricevuto i sacramenti. Accogliendo l’invito di Papa Francesco le porte della Chiesa sono sempre aperte ed il Signore risorto è pronto a dare a tutti il suo abbraccio. Corriamo insieme all’annuncio di Pasqua, corriamo al sepolcro per costatare che la morte è scomparsa e l’annuncio non ci trovi passivi ma intrepidi, né stanchi, né scoraggiati. Una volta viste le bende per terra annunciamo il Risorto nel mondo, nella nostra città e nelle nostre famiglie perché possa donarci la pace; quella che Gesù è capace di donare anche a porte chiuse. Anche a noi qui a Taranto, in Puglia ed in Italia.
Ho sgranato il mio rosario delle difficoltà e dei problemi nel venerdì santo vicino all’Addolorata e nella processione dei Misteri. Ora dal sepolcro vuoto scaturisce per tutti l’abbraccio della resurrezione. «Quosredemisti, tu conserva Christe! Quelli che hai redento, conservali, Oh Cristo». Le difficoltà non sono eliminate, ma non siamo più soli. Il Signore che ha vinto la morte è con noi perché ha percorso le strade della passione, della morte e condivide con voi tutti i problemi che abbiamo ed ora ci offre la compagnia della sua vita che non muore.
Con la presenza di Gesù vivo, con il suo aiuto, possiamo essere costruttori di speranza per la nostra città, superando ogni forma di divisione e cercando il bene di tutti. La mia vicinanza va particolarmente ai più poveri, agli afflitti, agli ammalati, alle persone sole. Dio allargherà il nostro cuore. Il miracolo consiste anche in un nuovo incontro col Signore, più vero più personale che ci porta alla comunione con i fratelli e più vicini ai bisognosi.
Sia Pasqua di speranza, di cambiamento e di unità.
Vi auguro di godere con gioia della nostra fede; anche dove c’è il dolore, come nel carcere o negli ospedali. Ormai non siamo più soli: sia pace e serenità per tutti. “E’ risorto Cristo, mia speranza”.
Domenica prossima, ancora nella luce pasquale, domenica della Divina Misericordia, invocheremo fra i santi della Chiesa, due giganti del nostro tempo. Il papa Giovanni XXIII e il papa Giovanni Paolo II, due uomini che hanno patito la guerra, uomini di umili origini, contadine ed operaie, come noi. Non hanno potuto dire, certamente di aver avuto vita semplice, la nostra crisi economica e sociale, consentitemelo, sono minima cosa in confronto a quello che hanno patito questi uomini e i loro contemporanei, se pensiamo anche alla privazione di libertà religiosa e politica che nelle loro vite hanno patito, possiamo ritenerci fortunati pur nelle tante difficoltà. Un contadino e un operaio, guidati solo dall’amore per Dio e per il prossimo sono stati fari di luce, hanno rischiarato e continuano a farlo le vite degli uomini. Vorrei unirmi al loro coro profetico, di speranza e augurare a tutti: pacem in terris! Non abbiate paura, spalancate le porte a Cristo!
La Vergine del primo giorno dopo il sabato, vi aiuti a custodire la gioia della fede e vi custodisca nel suo cuore.
Nella gioia della Pasqua, con la benedizione del Signore risorto!
+ Don Filippo, Arcivescovo

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