Custodia ed amministrazione giudiziaria. Ne hanno parlato i Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto

21 maggio 2014 1

di GABRIELLA RESSA

Quali difficoltà si presentano quando si confisca un bene? Quali sono le dinamiche della loro custodia ed amministrazione?   A queste domande ha cercato di rispondere l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Taranto, nella tavola rotonda: “La custodia e l’amministrazione giudiziaria”. Dopo i saluti istituzionali, il presidente dell’Ordine Cosimo Damiano Latorre ha inquadrato il tema dei lavori: “Questi beni che vengono sequestrati alla criminalità organizzata per la successiva confisca,  vengono affidati alla custodia/amministrazione  del dottore commercialista, che li deve custodire e  amministrare in attesa che vengano successivamente assegnati per utilità sociali”. Nonostante tanto impegno, professionalità e responsabilità, al momento non esiste ancora la definizione dei compensi che spettano all’amministratore giudiziario assistendo, talvolta, a liquidazioni che non sono assolutamente rispettose della qualificazione e del lavoro svolto. “Questo accade anche perché – ha affermato Latorre –  siamo ancora senza Governance, e non c’è nessuno che sui tavoli istituzionali difende e tutela la categoria da oramai quasi due anni. Il 16 luglio finalmente  si vota e io sarò fortemente propositivo nei confronti del  nuovo Consiglio nazionale perché si intraprendano tutte quelle azioni necessarie per la tutela ed  il rilancio della nostra categoria”.”.

Il presidente del Tribunale di Taranto Antonio Morelli ha introdotto l’argomento, soffermandosi sugli aspetti problematici, che sono “ il sequestro e la confisca che riguardano patrimoni immensi e in particolare  patrimoni mobili, come le aziende. Amministrare un’azienda non è facile, specie quelle che   più o meno direttamente derivano dalla commissione di un reato. Questa improvvisamente diventa oggetto di un’amministrazione a dir poco controllata, cioè che ha bisogno di una verifica, di  aiuto. Taranto: qual è il quadro? “Taranto è una città che è stata sempre vessata dal punto di vista ambientale, e non ce ne siamo mai accorti o abbiamo fatto finta di non accorgercene. Il problema ci viene dal 1961, solo che allora non c’era la coscienza ambientalista,  poi improvvisamente, e qui va dato merito alla magistratura, ci si è svegliati e c’è stato bisogno dell’amministrazione giudiziaria, che molto spesso blocca, non è costruttiva. A questo punto occorre un grossissimo intervento dello Stato, che deve riconoscere che ciò che è stato fatto fino ad ora non è stato fatto bene, e   a sue spese, oltre alle spese di chi ha inquinato,  deve ridonare a Taranto una città che possa dirsi industriale ma pulita”.

Il Gip/Gup del Tribunale di Taranto Pompeo  Carriere definisce il  ruolo della magistratura in relazione alla custodia e all’amministrazione dei beni confiscati:  “Il nostro sforzo è quello di aggredire i patrimoni della criminalità organizzata e non, in questo l’aiuto degli amministratori giudiziari è importante,  lo sforzo deve essere quello di arrivare a dei protocolli comuni sia per la liquidazione delle spese che per i provvedimenti di amministrazione dei beni”.

Il dott. Pietro Argentino, Procuratore Aggiunto  della Repubblica di Taranto si è soffermato sul  D.L./159  del 2011, il cosiddetto codice antimafia. “Ci sono nel testo normativo  delle criticità, nel senso che è necessaria una opera di  interpretazione delle disposizioni in modo da renderle omogenee con la ratio del decreto legislativo, che è quello  di salvare per quanto è possibile delle aziende che sono state sottratte alla criminalità organizzata per l’utilità pubblica successiva, perché lo Stato possa perseguire delle finalità, non ultima quella di risarcire le vittime di  eventi mafiosi”.

Il Comandante della Guardia di Finanza dott. Salvatore Paiano ha parlato dell’attività  e del rapporto con il Tribunale; Esistono dati su Taranto? “Il sistema di georeferenziazione, gestito dal Comando centrale, è  molto utile per capire il passato e comprendere dove possiamo migliorare. Nel 2013 la nostra attività ha trovato  22 proposte di sequestro in materia antimafia, quasi la totalità sono state accolte. C’è ancora molto da fare perché su questo fronte le possibilità operative sono tante”.

Il dott. Domenico  Posca dell’INAG  ha annunciato al convegno la sottoscrizione di un protocollo di intesa siglato dall’Ordine di Roma con il Tribunale di Roma, che ha messo dei punti fermi su alcuni aspetti del decreto antimafia, nel quale si stabiliscono anche delle cifre relative ai  compensi dell’amministratore,  posti  a carico della gestione e, in caso non ci siano i fondi, a carico dell’erario.

Monica Bruno è entrata nel merito dei sequestri, che appaiono prevalenti rispetto al fallimento.  “Grazie alla nuova disciplina dettata dal D.L. 159 del 2011, è stato risolto il problema del concorso tra il sequestro, la confisca, in generale le misure di prevenzione e il fallimento, prevedendo il legislatore la prevalenza del fallimento sul sequestro, tranne che per le procedure minori, con rinvio all’articolo 65 dello stesso decreto legislativo. Vi è una prevalenza del sequestro rispetto al fallimento perché vi è la tutela del legislatore dell’interesse pubblico rispetto all’interesse privato”.

Il presidente Latorre si dice soddisfatto dell’incontro anche per la svolta operativa che ne è conseguita: alla fine dell’evento infatti  si è convenuto che sarà creato un  gruppo di Lavoro, coordinato dal dott. Pompeo Carriere, al fine di valutare e  sottoscrivere un accordo quadro  tra Ordine dei dottori commercialisti  e Tribunale di Taranto, al fine di trovare dei criteri comuni nella liquidazione dei compensi, in attesa dell’apposito  regolamento che si aspetta da circa tre anni.

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