“Giacomo Manzù e le sue donne”. In mostra al MARTA

tebe manzù

di SILVANA GIULIANO

Il Museo Nazionale Archeologico di Taranto ospiterà, fino al prossimo 30 novembre, le opere dell’artista bergamasco con una mostra dal titolo: “Giacomo Manzù e le sue donne”. L’evento espositivo, promosso dal MIBACT, Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia e dalla Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia, è stato organizzato da Il Cigno GG Edizioni di Roma e Nova Apulia, in collaborazione con lo Studio Copernico di Milano.

Per commentare la mostra, l’Associazione Amici dei Musei di Taranto, presieduta da AnnaPaola Petrone Albanese, ha invitato la dott.ssa Brigida Mascitti, storica e critica d’arte, che prima di guidarci nel percorso espositivo, ha tenuto, nella sala degli incontri del MarTa, una brillante e minuziosa relazione sulla vita e l’opera del famoso scultore.

“Questa mostra – ha precisato la Petrone – ha una sua specificità nel far cogliere il senso di arte come continuità, cioè quel percorso creativo che attraverso i secoli assorbe il passato, si guarda intorno nel suo presente e produce espressioni profondamente sentite che vincono il silenzio intorno. Non è soltanto una mostra in cui convivono antico e moderno in un semplice accostamento, ma le sculture di Manzù chiedono ospitalità agli antichi, dialogano in silenzio, si propongono e restano in una dimensione che ha l’unità improvvisa di chi sa coglierla. I critici possono fornirci gli strumenti, ma poi la mano passa a noi, perché le sensazioni e la maniera di leggere le opere sono personali”.

Manzù divenne famoso soprattutto per le opere ecclesiastiche, dopo la serie delle Deposizioni e delle Crocifissioni, cui fece seguito la serie dei Cardinali e dei Vescovi, gli furono commissionate la Porta della Morte per la basilica di San Pietro in Vaticano, la Porta dell’Amore per il duomo di Salisburgo e la Porta della pace e della guerra per la chiesa di Saint Laurenz di Rotterdam. A questo tema si ispirerà nel 1972 per il rilievo del palazzo della Comunità europea, oggi Unione europea, in Lussemburgo e nel 1977 per il monumento al Partigiano di Bergamo. La figura della donna per Manzù, oltre che linfa vitale, è stata oggetto di studio fin dagli esordi della sua attività e argomento centrale nella sua ricerca artistica.

“Manzù – ha spiegato la relatrice – è un artista che ha basato la sua arte su due tematiche: quella spirituale o religiosa e quella amorosa o profana, due temi antitetici che hanno dialogato insieme. Attraverso la tematica amorosa, a partire dagli anni ’60, Manzù ha avuto modo di esternare il proprio estro artistico slegato dalla committenza ecclesiastica, un periodo gioioso che dimostra attraverso una serie di opere rappresentative delle sue donne e dei figli. Di fatto, Manzù è uno scultore, ma il suo fare pittorico non è da meno del fare plastico. Sia nel disegno, sia nella scultura vien fuori il suo stile assolutamente classico, ma senza tempo, uno stile che si rifà a modelli rinascimentali, ma che non lo allontanano dal contemporaneo e dall’avanguardia”.

Mascitti

Il percorso espositivo del MarTa inizia con Tebe sulla sedia, opera in bronzo del 1983 a grandezza naturale e alla quale il critico Cesare Brandi aveva dedicato, nello stesso anno, un esaltante scritto: “La scultura è un raggio di luna”. Si snoda poi attraverso una serie di sculture, disegni ed incisioni in cui la figura femminile viene analizzata con passione meticolosa e raffigurata attraverso varie tecniche espressive. La scultura Double face o Le Bambine è collocata nella sala in cui sono esposti gli specchi. La grande tela de Il pittore e la modella (la modella è Inge Schabel, che diventerà la sua compagna di vita) è posta nella sala dei mosaici, così come i cinque disegni preparatori al grande ritratto di signora del 1946. Segue poi la scultura Streptese in cui il panneggio richiama quella dei busti di età ellenistica. I figli, Mileto e Giulia raffigurati sulla carrozza e il Busto di Daniela Gardner completano il percorso. Le donne di Manzù sono donne semplici, infatti nei ritratti l’artista indaga il carattere del soggetto, attraverso una scomposizione grammaticale della struttura dei visi, dove gli occhi sono disposti asimmetricamente. Ben si collocano in questo museo dedicato al 70% alle donne, perché all’interno sono conservati i meravigliosi e raffinati gioielli dell’antichità, vasellami, kit di bellezza, specchi, portacosmetici. Anche lo stile lega Manzù al MarTa, perché stilisticamente parlando Manzù è un artista senza tempo, un artista classico, un artista che non conosce discontinuità nel proprio estro e trae origine da quella che è la tradizione classica.

“La scelta – ha commentato la direttrice del MarTa Antonietta Dell’Aglio – di selezionare le opere di Manzù legate al mondo femminile, deriva dal fatto che le collezioni del MarTa hanno un’alta percentuale di oggetti legati al mondo della donna. La mostra, inoltre, risponde ad esperienze che traggono origine da lontano, perché abbiamo sempre favorito questo accostamento antico-moderno che consente di apprezzare l’arte in tutte le sue forme”.

La mostra sarà visitabile fino al 30 novembre, tutti i giorni dalle 8.30 alle 19.30.

Chiusura biglietteria ore 19.00. Per informazioni tel. 099-4532112.

 

 

 

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