Parole di vita. La Testimonianza di don Aniello Manganiello

DON ANIELLO

di SILVANA GIULIANO

E’ stato don Aniello Manganello, con la sua testimonianza di vita, a concludere il ciclo “Parole di vita” inserito all’interno dei festeggiamenti civili della Madonna dell’Addolorata. Dopo i saluti di rito, il priore Raffaele Vecchi ha sottolineato l’importanza della testimonianza di don Aniello, il prete che per 16 anni è stato a Scampia, quel quartiere di Napoli dove le persone normali, anzi meravigliose, sono sempre più numerose, dove i ragazzi studiano con successo e i genitori lavorano con responsabilità educando i loro figli al rispetto degli altri ed alla legalità, così come avviene anche a Taranto vecchia. “Noi come Confraternita siamo partiti dall’uomo, facendo nostra l’indicazione dell’Arcivescovo, mons Filippo Santoro, ossia conoscere innanzitutto le persone che vivono nella città vecchia”. Ha dialogato con don Aniello la nostra direttrice Gabriella Ressa. Don Aniello è il prete che si è opposto alla camorra. “Gesù è più forte della camorra, ha dichiarato, è una verità, non una testimonianza, è importante gridarlo non solo a Taranto e a Napoli, ma in tutta Italia. Il nostro bel paese, purtroppo, è malato di un bassissimo senso di legalità; ringrazio il Signore perché mi sta offrendo la possibilità di peregrinare sul territorio nazionale per parlare della salvaguardia del creato e della legalità”. Dalle parole di don Aniello è emerso come sia importante rispondere innanzitutto ai bisogni primari, ma bisogna iniziare anche un percorso culturale, di nutrimento spirituale per questa parte antica di Taranto, perché la sottocultura alimenta la malavita. “Ho cercato – ha aggiunto – di mettere in campo la solidarietà soprattutto nei confronti delle famiglie bisognose; un binomio cultura e solidarietà perché la solidarietà abbatte qualche bisogno e di bisogni primari nella Campania e a Taranto ce ne sono a iosa. Don Guanella era solito dire: non possiamo parlare di Gesù al povero, se ha la pancia vuota, prima cercherò di rispondere in qualche modo ai bisogni della fame e della sete, il nostro gesto di solidarietà sarà già un annuncio del Vangelo. Se siamo tenaci nei confronti dei bisognosi avremo delle risposte formidabili perché i cambiamenti avvengono gradualmente. “Il nostro impegno a Scampia – ha aggiunto don Aniello – è stato proprio questo: ogni mese organizzavo una tavola rotonda con alcuni esperti e su vari temi, la partecipazione è stata straordinaria e questo mi ha dato la forza di continuare il cammino intrapreso. Alla domanda della conduttrice “Perché hai dichiarato che il film Gomorra così com’è non ti piace”. “Ho invitato Saviano a venire a Scampia – ha spiegato don Aniello – perché il quartiere è stato presentato nel film solo in maniera negativa, ci sono diversi elementi davanti ai quali non posso risparmiare le mie critiche, è stata gettata una colata di fango su Scampia, sulla città e altre zone del territorio campano”. Gomorra è la città che Dio tentò di salvare, ma non ce n’erano le condizioni, infatti fu distrutta; paragonare Scampia a Gomorra è un offesa alla speranza, a tutte le associazioni cattoliche e laiche, ai giovani e ai meno giovani che si impegnano per contribuire alla rinascita di Scampia. Scampia è stato utilizzata come fenomeno da baraccone per mettere in atto due operazioni (il film e la serie televisiva) per fare cassetta, non come dice Saviano per far conoscere all’opinione pubblica le malefatte della camorra e spingere le istituzioni ad agire in maniera forte e invasiva per mettere fuori gioco la camorra. A Torre Annunziata dovevano girare alcune scene in una villa confiscata al clan Gallo e amministrata dal tribunale di Torre, sky ha dovuto versare 30000 euro al tribunale e la stessa somma agli affiliati al clan. Su queste cose don Aniello vorrebbe che Saviano gli desse una risposta.  Il 90% di quanto scritto nel libro era già noto. Il testo segue tre filoni: i verbali del processo Spartaco, l’indagine giornalistica fatta fra la gente e, infine, una parte puramente inventata, come il vagone carico di cadaveri di cinesi di cui non v’è traccia nei verbali della magistratura napoletana.

Sulla situazione ambientale a Taranto si è così espresso: il bene maggiore da difendere è la salute dei cittadini, la salute però non esclude una industrializzazione che tuteli l’ambiente e l’uomo.

La serata si è conclusa con la testimonianza di Maira Somma e Giuseppe Napoletano, entrambi di Scampia, che hanno dimostrato come con una grande forza di volontà, con l’aiuto della famiglia e dei gruppi di lavoro dell’oratorio anche a Scampia si può costruire un futuro migliore.

 

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