Il XII canto del Paradiso commentato da S. Ecc. Rev.ma Mons. Filippo Santoro

Arcivescovo

di Silvana Giuliano

Una Chiesa gremita ha accolto S. Ecc. Rev.ma Mons. Filippo Santoro invitato, dal comitato di Taranto della Società Dante Alighieri e dalla Sezione jonio dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, a commentare il XII canto del Paradiso. E’ il canto in cui Dante tesse l’elogio di san Domenico e nello stesso tempo sottolinea la missione provvidenziale dei due Principi della Chiesa (san Francesco e san Domenico) chiamati a rimettere ordine nell’esercito di Cristo e a riportare sulla retta via il popol deviato. Josè Minervini, presidente del comitato tarantino della Società Dante Alighieri e Baldassarre Cimarrusti, Preside della Sezione di Taranto dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, dopo i saluti di rito, hanno dato la parola a Mons. Filippo Santoro. “Non sono un critico letterario – ha dichiarato l’illustre relatore – il mio vuole essere un approfondimento sulla base della missione pastorale”. Il nostro Arcivescovo, tuttavia, ha rivisitato le terzine commentandole punto per punto, contestualizzando il canto con riferimenti alla realtà locale e nazionale, non trascurando neppure i nessi geografici come quelli in cui Dante indica san Francesco con l’oriente, e san Domenico con l’occidente.
Prendendo spunto, poi, dallo sposalizio di san Domenico con la Fede mediante il sacramento del battesimo e con la promessa di una reciproca salvezza (nel canto XI san Francesco sposa Madonna povertà) ha sottolineato l’importanza e la presenza della verità che ha il suo influsso nella vita reale. “La verità è militante perché entra nel confronto con la realtà e con il cambiamento della vita, infatti il punto di partenza dell’esperienza domenicale è l’identificazione con Cristo e la ricerca della verità per mezzo della ragione e della fede. Inoltre, l’armonia presente nel canto indica che l’ideale sia dei francescani sia dei domenicani è la vita comunitaria. San Domenico – ha aggiunto mons. Santoro – accentua l’aspetto della verità, san Francesco quello della povertà e della salvaguardia del creato. Se la bontà del cuore è sostenuta dal rigore della ricerca della verità e del lavoro fatto anche nell’interesse verso gli altri, questo ci può dare speranza”.
Il tema dominante in Dante è la corruzione, la corruzione nel mondo e nella Chiesa. Su questo tema l’Arcivescovo si è soffermato a lungo senza tralasciare un’evidente reprimenda verso la politica in generale.
L’illustre relatore ha sottolineato l’importanza della cultura il cui approfondimento deve essere sistematico ha poi dichiarato che non si può fare cultura senza il rigore scientifico della ricerca, è questo l’ aspetto combattente e militante della cultura. Lo spettacolo della bellezza di questo canto, e di quello precedente, indica ancora una volta la funzione della letteratura che non si colloca in un limbo distante dal nostro presente, ma ci spalanca il cuore per cambiarlo, per renderlo più vero e più degno della nostra vita. Un messaggio che rende attuale il cammino della Chiesa. Erano presenti il sindaco e l’assessore all’ambiente del Comune di tTranto, Ippazio Stefano e Vincenzo Baio.
La serata si è conclusa con l’inno dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, suonato all’organo dal Maestro Benedetto M. Mainini.

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