Presentato a Taranto il rapporto congiunturale della Banca d’Italia.

di MARIA SILVESTRINI

Una ricerca meticolosa ed attenta non poteva non essere presentata nel luogo in cui la ricerca è di casa: l’Università. Così  lo studio dei dati regionali della Banca d’Italia “L’economia della Puglia – Aggiornamento congiunturale e aspetti strutturali” è stato esaminato nell’Ateneo Jonico presso l’ex Convento di San Francesco. Una platea insolita per l’ambiente universitario, industriali, direttori di banca, professori di economia e finanza ed i massimi rappresentanti delle istituzioni. Hanno infatti presenziato all’evento il prefetto di Taranto dott. Guidato e l’arcivescovo mons. Santoro, i rappresentanti d’arma e delle categorie professionali, e tantissimi imprenditori attenti alle dinamiche della nostra economia.
A fare gli onori di casa il vicedirettore di Banca d’Italia sede di Taranto, dott. Pietro Marra, che ha introdotto il tema ringraziando il direttore della sede regionale Giorgio Salvo, per aver scelto la città jonica per illustrare i dati economici più rilevanti del primo semestre 2014. Il ruolo fondamentale della ricerca particolarmente in ambito universitario è stato sottolineato dal prof. Bruno Notarnicola, direttore del Dipartimento Jonico, poi la parola è passata al dott. Giorgio Salvo, direttore della sede di Bari che è sede regionale e luogo a cui affluiscono tutti i rilevamenti compiuti dalle sedi provinciali.
Quali le indicazioni che scaturiscono dalle indagini economiche svolte sul territorio?
“I dati anche di tipo qualitativo che derivano dalle nostre interviste dicono ancora una flessione del fatturato – dice il dott. Salvo -. Qualche segno di miglioramento in prospettiva ce lo danno gli ordinativi che sono ancora troppo deboli perché si possa ragionevolmente ipotizzare una ripresa. Il fattore realmente ancora molto negativo nella nostra regione è il tasso di disoccupazione salito al 21%. Un tasso obiettivamente fra i più elevati anche rispetto al dato nazionale. L’analisi consente di far risalire questo valore ai settori agricolo e delle costruzioni mentre tengono i dati del settore manifatturiero e dei servizi”. I valori regionali, oggi non possono essere valutati in maniera parcellizzata, occorre dare un’indicazione globale dell’economia nazionale ed internazionale in cui ormai si muovono merci e capitali. Il dott. Valerio Vacca della Divisione economica ha fornito le indicazioni chiave per comprendere il perché della perdurante stagnazione. L’effetto trainante delle economie emergenti (BRICS) si va esaurendo ed anche l’economia giapponese segna uno stallo. La vecchia Europa viaggia con una economia al minimo quindi anche le imprese che lavorano molto sulle esportazioni hanno prospettive limitate. Il quadro dell’economia interna è ben noto.
La situazione congiunturale pugliese è stata spiegata con l’utilizzazione di numerose slide dal dott. Mariani. Un’attenuazione della fase recessiva non ha ancora lasciato spazio ad una ripresa degli investimenti. Anche in Puglia sicuramente i settori che vanno un po’ meglio sono quelli che esportano, ma non bisogna lasciarsi fuorviare dai dati. Le esportazioni cresciute molto nel settore dei metalli riflettono l’effetto Ilva le cui movimentazioni sono state sbloccate. Sicuramente il settore che soffre di più è l’edilizia che da diverso tempo accusa delle difficoltà. Il turismo negli ultimi anni è cresciuto molto, i dati del semestre segnano una flessione del 12% ma non sono dati assestati perché i numeri comprendono solo in parte la stagione estiva. L’agricoltura e l’agroalimentare vanno molto meglio.
“In questo scenario la provincia di Taranto – dice il dott. Salvo – è ancora legata all’Ilva che vive una fase interlocutoria, ci sono delle trattative allo studio e da queste soluzioni dipenderà il futuro non soltanto dell’Ilva ma anche di tutto l’indotto del settore. Per il resto c’è da dire che Taranto è una provincia tra le più industriali della Regione ed ha quindi una sua potenzialità che va sfruttata. Ci sono dei progetti all’avanguardia, come quello che attiene all’aereonautica di Grottaglie, che indicano prospettive possibili per l’economia tarantina. E’ importante non focalizzarsi su singoli settori. Tutti i settori, anche quelli in difficoltà, mostrano imprese che vanno molto bene, quelle che negli anni scorsi avevano investito su prodotti o processi innovativi. Ci sono imprese che continuano ad investire, continuano ad ottenere credito sia in Italia che all’estero, ciò dimostra che ricerca ed innovazione pagano”.
Molti ed appropriati gli interventi dopo la relazione, segno di una grande attenzione ai temi trattati. Tutti rilevavano la perdurante difficoltà a superare la fase di stallo e la problematicità dell’accesso al credito che si è ridotto ulteriormente sia nei confronti delle famiglie che delle imprese.
Conclusione: stiamo male, ma non peggio.

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