Immagini di guerra per non dimenticare. Il Liceo Archita propone una inedita lettura del Giorno della memoria

di MARIA SILVESTRINI

Senza memoria non c’è futuro” è questo il carattere identificativo degli incontri che da oltre un decennio il Liceo Archita organizza in occasione del “Giorno della memoria”. Quest’anno la manifestazione si è svolta il 4 febbraio, nel Palazzo di Città, a conclusione del viaggio ad Auschwitz di una classe guidata dalla professoressa Palma Violante. Nelle parole dei ragazzi, che hanno raccontato la loro esperienza, non c’è solo commozione e strazio, c’è consapevolezza, capacità di ragionare su un sistema tragico di dominio, voglia di guardare al futuro. Quale futuro? Quello di chi sceglie di non stare in una zona grigia, come ha detto Ilaria Calò, di osservare, capire e decidere da che parte stare, senza pregiudizi. La libertà e la dignità di ciascuno e di una comunità sono in questa capacità di prendere posizione con onestà intellettuale nei momenti in cui la scelta è difficile.
Sfondo di queste riflessioni a più voci, quest’anno non è la SHOAH, o almeno non è solo lo sterminio degli ebrei. Il Liceo Archita ancora una volta ci sorprende per capacità di rinnovarsi ed essere dentro le urgenze dei nostri giorni. “Immagini di guerra: dal ‘900 ai nostri giorni” riflessioni a partire dall’ultima orribile scelta dell’ISIS di uccidere in un rogo il giovane pilota giordano catturato recentemente. La cronaca di questi giorni irrompe con la violenza di una guerra non troppo lontana ad arricchire una lezione su come decrittare le foto che vengono da un passato lontano.
La lezione è del prof. Antonio Brusa, docente di Didattica della Storia all’Università di Bari. Una lezione accattivante ed intrigante che parte dai bassorilievi assiri per giungere alle guerre del XIX e XX secolo. “Ogni volta che vediamo delle immagini ci facciamo cogliere da una unica immediata riflessione. L’immagine si commenta da sé. Non è così. Dietro ogni foto c’è una storia ed una motivazione che vanno lette perché quello scatto sia davvero strumento di conoscenza”. Nelle battaglie non si va per fotografare, quando ci sono delle immagini bisogna chiedersi quanto queste rappresentino la realtà che si vuole comunicare. Le formelle dei bassorilievi assiri possono raccontare la violenza di un popolo o la sua logistica, la foto di Roger Ferton con lo zuavo ferito del 1853 racconta una pietà fasulla, creata appositamente dal fotografo per dare notizie in patria, ma cento anni dopo è un italiano a bissare un falso clamoroso con le studentesse partigiane in via Brera a Milano per osannare sul settimanale ‘Gente’ le imprese dei partigiani.
Foto scattate per avere ricordi personali, per mandare notizie a casa nel formato cartolina postale, per farsi belli davanti al fhurer con un reportage di sterminio da Varsavia. Ogni immagine di guerra è uno squarcio in una umanità ferita dal dolore e dal male, perché la guerra cambia il cuore dell’uomo. Citando Tucidide il professor Brusa ricorda che “la pace è benessere, mentre la guerra è un maestro violento che conforma le passioni della maggior parte degli uomini alle situazioni del momento”. Foto di guerra e di sterminio, ma il bambino di Varsavia che alza le mani davanti al nemico, non è il solo né l’ultimo di una catena di atrocità che ogni giorno si consumano in luoghi fin troppo vicini. Le bimbe razziate da Bobo Haram, le crudeltà dell’Isis, sono solo le più vicine in ordine di tempo. Non basta condannare, quegli uomini non sono tanto diversi da noi, sono in guerra, e la guerra è morte, dolore, inutile distruzione. Non dimenticare vuol dire combattere per la pace, con le armi della conoscenza, della comprensione della pietà e del perdono.
L’incontro, organizzato con passione e competenza dalle professoresse Loredana Flore e Adalgisa Villani, è stato arricchito da preziose parentesi musicali affidate alle alunne Chiara Blandamura al violino, Gaia Costantini al pianoforte ed Emanuela Petruzzi alla batteria. La conclusione è stata affidata a due giovani lettori Dora Macripò e Fulvio Miano che hanno letto brani dalle “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana”. Per non dimenticare.
La manifestazione patrocinata dal Comune di Taranto, dall’Associazione Nazionale Partigiani e dall’Associazione Aldo Moro, ha visto la partecipazione dell’assessore Alfredo Spalluto e del dott. Gianfranco Pedullà. Al preside Pasquale Castellaneta, attento padrone di casa, il compito di accogliere e salutare alunni, docenti ed il numeroso pubblico che ha affollato il Salone degli specchi di Palazzo di Città.

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