Francesco De Palo, ospite dell’Associazione Dopolavoro Filellenico, ha presentato il suo “Greco Eroe d’Europa”

De Palo

di Silvana Giuliano Il Dopolavoro Filellenico di Taranto, associazione culturale presieduta da Giancarlo Antonucci ed impegnata a divulgare la lingua e la civiltà greca moderna, ha organizzato un incontro con il giornalista Francesco De Palo, profondo conoscitore della realtà politica, economica e sociale dello stato ellenico e autore del libro “Greco Eroe d’Europa” (Albeggi Edizioni). Patrocinato dal Consolato Onorario di Grecia in Puglia, l’evento si è svolto a Taranto, nell’Aula Magna del Liceo Classico “Quinto Ennio”. Il testo è stato presentato dalla giornalista Alessandra Carpino, mentre il giornalista Enrico Filotico ha moderato l’incontro. De Palo ha illustrato il contenuto del libro conversando e rispondendo alle domande del pubblico attento e desideroso di conoscere la verità, perché l’attuale situazione politica ed economica della Grecia è un tema noto, ma solo superficialmente. Nel suo “Greco Eroe d’Europa”, l’autore, convinto europeista, cita i padri fondatori come Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli, che volevano un’ Europa unita non solo dalla moneta, ma anche da comuni ideali di fratellanza. Assistiamo così ad uno scenario drammatico in cui la popolazione ellenica vive una situazione di povertà senza poter contare su nessun servizio pubblico. Non tralascia neppure di lanciare precisi capi d’accusa nei confronti dei cittadini greci, perché molti hanno taciuto su corruzione, tangenti ed evasione fiscale, i cui proventi sono stati portati in Svizzera (l’attuale presidente Tsipras potrebbe subito far rientrare questi capitali). La Grecia di oggi è, quindi, figlia di scandali trentennali e solo da poco sta vivendo quello scatto politico che noi abbiamo vissuto con tangentopoli. Il debito preoccupa i banchieri e non solo perché la Grecia non ha una produzione industriale tale da avere un surplus del Pil e quindi non è neppure nelle condizioni di sanare il debito, potrebbe farlo solo sfruttando le risorse del sottosuolo come bauxite, oro, argento e gas. Questo giacimento, pur avendo un valore di 400 miliardi di dollari, non è sfruttato semplicemente perché i Greci non sanno come estrarlo.  “Noi – ha dichiarato De Palo – siamo stati fagocitati dalla globalizzazione, abbiamo messo al centro dell’ἀγορά i twitter, ossia 140 caratteri in due righi, dobbiamo ritornare all’antica ἀγορά e parlare di quello che conta veramente, ossia della ϕιλία, dell’ ἐλευθερία e dell’ἄνθρωπος (amicizia, libertà e uomo).
Nel testo è riportata anche l’intervista allo scrittore Petros Markaris di cui citiamo alcuni passi.
Come uscire dalla crisi?
“Senza dubbio la Grecia ha bisogno di un cambio di passo e di un’altra cultura politica, ma è l’Europa in questo momento a necessitare di una coscienza di matrice culturale, che abbracci quel settore specifico”.
Si è scelto di attuare l’unione monetaria, prima di quella politica.
“Credo che ciò che ha predominato in Europa, dal 1989 in poi, sia da individuare nel peso sproporzionato attribuito alle questioni finanziarie, che ha danneggiato i valori culturali”.
Qual è il più grande errore commesso?
“Il più grande errore commesso è stato identificare l’Europa con l’euro, un continente con una moneta. Ma l’Europa non è l’euro, questo è l’errore. Da quando c’è l’euro l’Europa si sta autodistruggendo, è la cruda e tragica verità, piaccia o meno. I 27 membri passano il tempo a interrogarsi sulla moneta unica, se resisterà, se ne usciremo; ma si dimenticano che l’euro in questi tre lustri non ha unito l’UE. Viaggiando molto sto notando che nei singoli Paesi sta montando una repulsione verso gli altri dello stesso continente”.
De Palo, come Markaris, rivendica quindi la riaffermazione della mediterraneità, che significa storia, cultura, civiltà ed economia, acquisite anche grazie a quel mare che deve unire i popoli e non dividerli. Parlare oggi d’Europa e non menzionare il Mediterraneo, che è il cuore dell’Europa, significa uccidere la stessa Europa. “La Grecia – ha concluso De Palo – deve ricominciare a crescere chiedere nuove misure per riprendere a produrre. A patto che le riforme vengano fatte e che Berlino allenti la presa”.

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