L’Accademia del Capecelatro il nuovo libro dell’ing Antonio Tagliente

Capecelatro

di Silvana Giuliano Nella Sala della Curia Arcivescovile è stato presentato L’Accademia del Capecelatro, il nuovo libro dell’ing. Antonio Tagliente. L’incontro con l’autore è stato organizzato dall’Associazione Amici dei Musei presieduta da Annapaola Petrone Albanese. Ha dialogato con Tagliente il giornalista Silvano Trevisani. Dalla conversazione è emerso che la Taranto del Capecelatro era una città povera, i cui abitanti ammassati sull’isola erano 11500 a metà del settecento, e diciottomila a fine secolo, la maggior parte dei quali dedita all’agricoltura e alla pesca. Davanti a questa situazione mons. Capecelatro fondò l’Accademia con lo scopo di promuovere il territorio dal punto di vista economico e sociale. Un’accademia scientifico-naturalistica nata sulla scia del pensiero illuminista e che, attraverso la conoscenza delle tecniche agricole e del mare, potesse essere il volano di uno sviluppo economico necessario per poter risollevare dalla misere condizioni in cui vivevano soprattutto gli agricoltori e i pescatori. Rispetto ad altre accademie, questa si prefiggeva lo scopo di istruire i seminaristi, che come soldati di un esercito andavano sul territorio per combattere la fame. Come leggiamo nell’introduzione curata da don Francesco Castelli e che riportiamo in parte “nel 1779, ad un anno dal suo ingresso in diocesi, l’arcivescovo Giuseppe Capecelatro (1744-1836) fondò a Taranto un’accademia per lo studio dei prodotti del territorio e del mar jonio. Il nobile e giovane ecclesiastico sperava che le replicate osservazioni potessero un giorno produrre alcun vantaggio fondamentale per le arti e per le scienze. Furono membri dell’istituzione diversi studiosi dell’epoca, come il celebre domenicano, Antonio Minasi noto naturalista, il giureconsulto Domenico Gaetano Gagliardo e suo figlio, il sacerdote Giovan Battista (poi Direttore Generale dell’agricoltura dei beni della Corona di S.M il Re delle due Sicilie) ed altri ancora, uomini dotti ed eruditi, animati più che da interessi naturalistici dalla volontà della promozione sociale del luogo. Di tali ricercatori Capecelatro fu ad un tempo collega e mecenate. La breve vita dell’accademia fu troncata nel 1799 a causa del drammatico arresto del fondatore”. Il testo dell’ing. Tagliente riporta, in appendice, un documento del 1782, ritrovato dall’autore nell’archivio diocesano, fra le carte del Capecelatro. Il documento, Progetto per la Salina detta di San Giorgio, fu stilato dal regio ing. Carlo Salerni che, giunto a Taranto, studiò come sfruttare al meglio le risorse del mare, in questo caso il sale (un esempio di come la progettualità concreta e l’applicazione delle conoscenze può tradursi in un beneficio economico). Tagliente, facendo suo un pensiero tratto dalla scienza della legislazione di Gaetano Filangieri, ha concluso: “Uno stato non si può dire ricco e felice che in un solo caso; allorchè ogni Cittadino con un lavoro discreto d’alcune ore (7-8 per l’epoca) può comodamente supplire a’ suoi bisogni, e a quelli della sua famiglia. Un lavoro assiduo, una vita conservata a stento non è mai una vita felice”. Un pensiero all’avanguardia per l’epoca che il Filangieri voleva fosse attuato nel Regno delle due Sicilie.

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