La cultura della donazione di sangue, organi, tessuti

di Maria Silvestrini

Il Comitato regionale di Croce Rossa, presieduto da Santa Fizzarotti Selvaggi, in collaborazione con tutti i Comitati provinciali di Puglia e con l’AIDO ha organizzato un gruppo di formazione itinerante per promuovere la cultura di “Un dono per la vita”. L’incontro a Taranto, giovedì 23, si è svolto nell’Ospedale Militare di via Pupino e non a caso. Nella donazione di sangue a livello trasfusionale, la presenza delle donazioni dei giovani militari è stata sin dall’inizio un elemento di grandissima importanza per supportare il fabbisogno del nostro Ospedale civile Santissima Annunziata. Lo ha sottolineato il dott. Francesco Prusciano, già ufficiale medico e primo Direttore del Centro Trasfusionale di Taranto che la CRI ha insignito di medaglia al merito per il grande lavoro svolto.
I lavori aperti da Arianna Fornaro, responsabile del settore Donazione della CRI e dell’intero progetto, ha visto alternarsi sul palco dei relatori, medici e responsabili di associazioni che si occupano di donazioni. Dopo il saluto del presidente del Comitato di Taranto prof. Amalfitano, si è entrati nel vivo della questione. Il tema della donazione di sangue, organi e tessuti va affrontato nell’ottica di una medicina sempre più capace di venire incontro anche alle malattie più complesse con tecniche che prevedono la necessità di sostituire alcune parti del corpo malate o di ricostituire alcuni elementi con innesti di materiale organico sano. Il presidente di AIDO Puglia, Vito Scarola, ha parlato della ‘Cultura della solidarietà’ elemento necessario perché dal dono nasca una nuova possibilità di vita. Poi la parola è passata agli esperti. Il dott. Raffaele Tucci, coordinatore della Asl per la donazione organi, ha indicato come scientificamente viene individuato il momento della morte celebrale che avviene con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo. Non il cuore, che oggi può continuare a battere con l’aiuto di macchine esterne, bensì il cervello, indica lo stadio finale della vita umana. Se il soggetto può essere considerato un donatore, c’è il momento difficile dell’impatto con la morte del proprio caro da parte dei parenti. La dott.a Dora Chiloiro, psicologa del reparto di rianimazione, ha spiegato quanto sia complicato affrontare l’argomento in momenti in cui ancora non si è affatto elaborato il lutto. Per questo è bene che la consapevolezza di voler donare gli organi si abbia prima e si possa consentire ai parenti una decisione che è sempre dolorosa. Dalla morte alla vita. Il dott. Gennaro Volte, ginecologo ha spiegato come, nel momento più bello della vita, la nascita di un figlio, la mamma può salvare un’altra persona che ha bisogno di un piccolo ma fondamentale aiuto per sopravvivere: la donazione del sangue del cordone ombelicale. Grazie alla ricchezza di cellule staminali che danno origine a globuli rossi, bianchi e piastrine, il sangue placentare può essere oggi impiegato, similmente al midollo osseo, nella cura della leucemia e di altre malattie.
L’esperienza del chirurgo che deve fare gli espianti nelle condizioni critiche in cui arriva il paziente, fine vita, è stata raccontata dal dott. Vito Ricapito del Policlinico di Bari. Infine l’attualità scientifica delle donazioni di sangue. Questa è certamente la donazione più antica, la più nota, quella a cui da oltre cinquant’anni si fa riferimento per molteplici operazioni e per la cura di molte malattie. Il Capitano di Fregata Giuseppe Mollo Direttore del Centro trasfusionale del C.O. di Taranto ha parlato dello sforzo di lungo periodo che le Forze Armate compiono nelle campagne di donazione. Il tema è stato completato dalla dott.a Maria Carmela Guerrese della ASL di Taranto che ha spiegato come il sangue viene scomposto nelle sue componenti. La procedura si chiama aferesi e permette di ottenere dal donatore una specifica componente del sangue con l’aiuto di un’apposita macchina. Questo strumento mediante un processo di centrifugazione e filtrazione, separa il sangue consentendo la raccolta degli emocomponenti desiderati: plasma e piastrine. I globuli rossi, che contengono il ferro e l’emoglobina, vengono invece restituiti al donatore. Questa tecnica, che permette una donazione più moderna, è di notevole utilità perchè permette di ottenere da un singolo donatore una grossa quantità di un singolo emocomponente. Un incontro formativo carico di pathos, perché non si può parlare di vita e di morte, di speranze e di attese, di malattia e di ricominciamenti, senza guardare negli occhi le persone che soffrono, vivono momenti difficili, si aggrappano a speranze che sono intrise di difficoltà tecniche ed umane. Grazie alla CRI e grazie a quanti si prodigano perché il dono di sé sia una consapevolezza di nuova vita.

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