IL MEDITERRANEO E LA GRANDE GUERRA. Un convegno internazionale nella sede tarantina dell’Università

uNIOVERSITà E GRANDE GUERRA

di MARIA SILVESTRINI
Cento anni son passati dall’inizio della I Guerra mondiale, il più grande conflitto mai visto, una carneficina che coinvolse quasi tutti i continenti, gran parte delle Nazioni e dei loro abitanti, cambiandone per sempre il destino. L’Italia entrò in guerra nel 1915, il 24 maggio. Paese povero e impreparato, si trovò presto in trincea per difendere il proprio territorio. Il peso della guerra fu particolarmente sentito dalle classi più umili, ovunque, ma i luoghi del conflitto certamente hanno segnato una striscia rossa di sangue sulle montagne del Carso. Taranto pure fu città in guerra: era la base navale più importante e al contempo il rifugio più sicuro per la flotta interalleata italiana, francese e inglese, e sede del 9° Reggimento Fanteria. Con i Cantieri Tosi e l’Arsenale che lavoravano a ritmo continuo era l’unico cantiere completamente attrezzato e funzionava da base principale per le forze navali. Non era teatro di guerra, o almeno non si riteneva lo potesse essere, ma la notte del 2 agosto 1916, successe l’inimmaginabile. Verso le 23.00 La “Leonardo Da Vinci” veniva scossa da un rombo sordo. Alle 24.45 la corazzata si capovolgeva. Uno scoppio del deposito munizioni aveva fatto saltare in aria e quindi affondare in mar Piccolo la più potente nave della flotta italiana. Trovavano la morte 227 membri dell’equipaggio e 21 ufficiali.
Questo l’antefatto dei piccoli e grandi momenti di approfondimento che in occasione del centenario stanno rileggendo la storia di quegli anni. Anche l’Ateneo di Bari, nell’ambito delle manifestazioni relative al 90° anniversario dalla sua fondazione, ha voluto ricordare l’evento preparando un apposito Convegno internazionale martedì 26 presso la sala conferenze del Dipartimento Jonico in sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo. Il tema proposto ha volutamente segnato una prospettiva di lungo periodo in cui “Il Mediterraneo e la Grande Guerra” sono stati i punti di partenza per riflettere sugli errori del passato e sulle potenzialità di uno sguardo di pace.
Il Convegno è stato coordinato dal Prof. Francesco Mastroberti e dal dott. Stefano Vinci ed ha coinvolto docenti italiani e stranieri con l’obiettivo di dare inizio ad un percorso di studi, ricerche e seminari di respiro internazionale sul tema “L’Europa e il Mediterraneo tra le due guerre mondiali. L’Olocausto e la guerra fredda”, i cui risultati confluiranno in un volume monotematico e su riviste specializzate. Infatti, in vista del centenario, il Dipartimento Jonico in Sistemi giuridici ed economici del Mediterraneo ha costituito un Osservatorio con l’obiettivo di raccogliere immagini, fotografie, riviste e documenti relative alla prima guerra mondiale che saranno utilizzate per studi successivi.
All’incontro di martedì, aperto dai saluti del Magnifico Rettore Uricchio e del Direttore del Dipartimento Notarnicola, ha fatto seguito la presentazione del Convegno del prof. Mastroroberti e l’ottima introduzione del prof. Pizzigallo. Un momento iniziale di forte spessore per capire come si sarebbero svolte le tre sessioni di lavoro su “Le relazioni giuridiche del Mediterraneo”, “Giustizia e diritto”, Strategie di emergenza”.
Tante e tali sono state le novità, le implicazioni, le conseguenze di quel conflitto conclusosi nell’autunno 1918 che solo ad un secolo di distanza il mondo sembra uscire dai solchi che produsse. Il diritto, la nuova condizione femminile, lo sviluppo tecnologico, la propaganda per immagini, ed infine l’orrore. Quando furono firmati gli armistizi tra i belligeranti, le vittime si contavano a decine di milioni, mentre i sopravvissuti dovettero adattarsi ad un mondo nuovo e fortemente instabile. Di questo e di tanto altro si è parlato in una lunga giornata di lavori attraverso la voce di tanti docenti italiani, georgiani e spagnoli, mentre scorreva una carrellata di diapositive sulla grande Guerra frutto del lavoro del dott. Mario Angiulli.
Oggi cerchiamo e vogliamo la pace, particolarmente nelle zone bagnate dal Mediterraneo che alla fine della Grande Guerra erano Protettorati ed ex colonie i cui confini furono segnati con una ruga sulla carta. Quelle righe incuranti della eografia sociale dei luohi e del reale vissuto dei popoli sono la matrice delle guerre sanguinose che oggi si combattono in Medio Oriente e che non saranno le armi a fare cessare.

Fra i relatori anche Daniele Lo Cascio, giornalista, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, che ha relazionato sulle relazioni diplomatiche tra Italia e Spagna nella grande guerra tra neutralità e tatticismo

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