“Pa’”, lo spettacolo di Alfredo Traversa su Pierpaolo Pasolini nel quarantennale della sua scomparsa.

di MARINA LUZZI
Il titolo dice già tutto. Si chiama ‘Pa’, diminutivo simbolico di un’amicizia senza convenevoli, la messa in scena del regista Alfredo Traversa, dedicata a Pierpaolo Pasolini. Nel quarantennale della scomparsa (1975-2015) l’auditorium Tarentum, rende omaggio ad uno dei più grandi pensatori del passato recente, con una prima nazionale prodotta insieme alla società Traluco di Grottaglie. Il progetto nasce dalle sollecitazioni del giornalista Giuseppe Puppo, che ha conversato per lunghi mesi con il regista per raccontargli di un Pasolini pubblico, incontrato in appunti e testi poco conosciuti, e di un Pasolini privato che incontrò da studente liceale, a pochi mesi dalla sua morte. La rappresentazione è andata in scena il 27 maggio nell’auditorium di via Regina Elena. A rappresentare il poeta, regista, pensatore, Maurizio Ciccolella. Con lui sul palco Marina Lupo e Tiziana Risolo. “Non tutti sanno che Pasolini ha un legame fortissimo con la Puglia, con Taranto e Grottaglie in particolare. Pa’ è l’amore per una persona che non c’è più – spiega Traversa – come un parente scomparso. L’anima, il motore di questo grande carosello teatrale che è “Pa” è la voglia di trovarsi. Gli attori, che si dichiarano tali dall’inizio dello spettacolo, sino alla fine prestano i propri corpi in un continuo gioco di travestimento, attraverso suoni, lingue, canti, svelando anche momenti poco conosciuti della vita di questo artista. Non si conosce nel nostro spettacolo Pier Paolo Pasolini nato il giorno tale di quell’ anno in quel paese con quel corpo e quel modo di parlare ma, si conoscono, nella messa in scena, parti di un infinito. Tutto quello che accade in scena è pensato da Pasolini, ed è lui che parla. Il nome Pasolini qui diventa un modo di pensare, di essere, di sognare: che può appartenere a tutti al di là del proprio credo, convinzione politica e scelte di vita, attraversando gli incontri con Ezra Pound, Maria Callas e i liceali di Lecce. Il messaggio che ha lasciato Pasolini a ciascuno di noi è che se tutto ciò che si scrive e si pensa non si incarna, non vale a nulla. Ogni essere umano deve incarnare un messaggio, un’idea, un’ispirazione, un sogno. Lui lo ha fatto ed è per questo che è stato ucciso”. A settembre lo spettacolo, che gode del patrocinio del centro studi nazionale che porta il nome dell’autore, verrà replicato per le scuole. “Purtroppo Pasolini non rientra nei programmi ministeriali e pochi ragazzi lo conoscono. Un vero peccato –prosegue Traversa – perché è l’unico uomo di cultura che oggi avrebbe ancora appeal nei ragazzi.”. Grande l’entusiasmo del direttore artistico dell’auditorium Tarentum, Riccardo Rossano, che ha fortemente voluto questa rappresentazione scenica a Taranto. “La collaborazione con Traversa – ci ha spiegato invece il giornalista Puppo, da cui nasce il progetto – è partita grazie a Facebook. Io sono tornato a Lecce, mia città natìa, dopo 20 anni di vita a Torino. Con Alfredo ci siamo incontrati via web, confrontandoci sul materiale che avevamo entrambi su Pasolini. Lui mi ha confidato il suo amore per questo grande uomo di cultura e il desiderio di fare una rappresentazione teatrale su di lui e di lì è nato tutto il resto. Sono tre gli episodi attraverso cui Pasolini, sulla scena racconta di sé: l’incontro con Pound nel 1967, un confronto tra due mondi diversissimi; la storia con Maria Callas, un amore vero, profondo, documentato, che durò alcuni anni ed in ultimo, la mia testimonianza di studente del liceo classico Palmieri a Lecce. Ebbi la fortuna di conoscerlo. Mi ha cambiato la vita quella giornata. Aveva una lucidità profetica. Parlò di tanto, per esempio dell’attualità dei dialetti che andavano recuperati come patrimonio culturale, opposti all’italiano della televisione che omologa e risponde al potere consumistico. Pasolini ci insegno ad essere noi stessi, sempre e comunque e ci ricordò il senso del compito dell’intellettuale, che è quello di stare sempre dalla parte degli esclusi, degli ultimi”.

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