“Don Riccardo” di Loredana Micati Il romanzo presentato da Josè Minervini nella Libreria UBIK

don riccardo foto

di MARIA SILVESTRINI

Il balcone di Palazzo Nicolacci a Noto, con il suo sporgersi panciuto sul mondo, le sue persiane chiuse, la prospettiva invertita di chi guarda dal basso quasi a spiare i segreti di quella casa, è la sintesi simbolica di un romanzo avvincente e appassionato sulla forza della vita. Una storia che nasce dal racconto tramandato dell’ennesimo stupro di una adolescente. Una vicenda ascoltata tante volte nei vicoli di un paesino siciliano, chiamiamolo Roccatagliata, che Loredana Micati ha ripreso dalla memoria per dipanarlo a suo modo scandagliando l’animo dei protagonisti con l’abilità della psicanalista.
Il romanzo è stato presentato a Taranto nella libreria UBIK, in via Di Palma, che si sta imponendo come autentico scrigno di lettura ed approfondimento dei testi più recenti della narrativa e della saggistica. Sabato 6 giugno particolarmente accattivante è stato ascoltare il dialogo serrato tra l’autrice Loredana Micati e Josè Minervini, giornalista, critico letterario e appassionata lettrice. Al centro “Don Riccardo” il romanzo, edito da Mursia, che racconta la vita e le passioni de “l’Inglisi”.
Nemmeno nella moderna Inghilterra che nel 1870 assaporava la prima fase dell’industrializzazione, si poteva nascere da padre ignoto o peggio ancora da padre noto ma parente e colpevole di aver messo gli occhi su una giovanissima Liza. Così la fanciulla viene mandata a partorire lontano, in un’altra isola, la Sicilia, dove una donna forte e orgogliosa Giulia, l’attende per accogliere lei e il suo bambino. Una saga familiare, quindi, non un romanzo storico, spiega Josè Minervini. Il romanzo storico ha una struttura di tipo orizzontale nel quale si possono identificare alcuni elementi che sono certamente fatti storici. Questo piuttosto è un romanzo che vuole scendere nel profondo, mettere in luce la forza vitale che spinge l’uomo e la storia. “Ma non è nemmeno un romanzo psicoanalitico – spiega l’autrice, che nella vita è psicanalista stimata ed analista di training – perché raccogliendo la storia di quella ragazzina inglese mandata a partorire lontano un figlio non voluto, ho aperto la porta dell’immaginazione ad altre vite ed altre storie”.
Tanti personaggi femminili intorno a don Riccardo detto “l’Inglisi”. Liza, la giovanissima madre con un destino infelice, Giulia la nobildonna adottiva dal carattere forte e appassionato, Violet, l’amante di Riccardo, in cui sensualità e pazzia si rincorrono creando una costante tensione fra Eros e Tanathos, ed infine Lucrezia la sua sposa, donna mediterranea, accogliente e serena. Donne diverse a cui Riccardo fa riferimento nella sua lunga vita cercando di superare l’angoscia che il primo abbandono ti incide nel cuore.
Alessia De Vincentis, leggendo alcune pagine del romanzo, ha consentito al pubblico attento di godere della prosa scorrevole, precisa ed ironica nel ritagliare i caratteri e le situazioni. Brevi quadri di una società ipocrita che dietro le finestre di un balcone racchiude passioni eterne, e l’illusione che la vita sia come « i fiori squillanti /del cappero sulla pianta che si nutre di niente”. Alla fine “L’illusione è la vita,e chi può osare smascherarla.»

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