Xylella fastidiosa Interessante seminario al CIHEAM di Bari

Cheam BariCHEAM articolo

di SILVANA GIULIANO

Xylella fastidiosa, il batterio killer che ha colpito gli ulivi del Salento, dal 2013 è fra le notizie riportate quasi quotidianamente dalla stampa nazionale ed estera. Una situazione che preoccupa soprattutto i produttori pugliesi, dal momento che attualmente non si conoscono rimedi. Il problema è stato affrontato nel corso del seminario organizzato dall’Ordine dei giornalisti della Puglia e dal CIHEAM (Centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei). Ad aprire i lavori, moderati dal giornalista Michele Peragine e da Anna Maria D’Onghia coordinatrice del settore protezione integrata delle colture orto-frutticole mediterranee, il segretario generale del CIHEAM Cosimo Lacirignola. “La missione del centro – ha spiegato – è quella di promuovere lo sviluppo sostenibile dell’agricoltura mediterranea. Il centro opera in quattro aree tematiche: gestione del suolo e delle risorse idriche, protezione integrata delle colture orto-frutticole mediterranee, agricoltura biologica mediterranea e agricoltura, alimentazione e sviluppo rurale sostenibili”. “Il batterio, come ha spiegato Donato Brescia dirigente del CNR, è asporigeno gram-negativo, di difficile coltivazione in coltura, si localizza in vari legnami delle piante ospiti, nei vasi xilematici (all’interno della pianta), ecco perché attualmente non c’è una terapia per controllarlo. Si è originato nell’America Centrale, poi in quella Settentrionale e Meridionale, infine la sua presenza è stata accertata in Puglia. Oggi c’è l’opportunità di mettere in atto delle azioni di contenimento e poi di eradicazione”. La xylella, purtroppo, ha la capacita di infettare un numero elevato di piante, ben 312 le piante suscettibili di essere colpite. Il batterio, infatti, è stato trovato anche negli agrumi, nel mandorlo, nell’oleandro e nel ciliegio, senza però causare danni, per il momento. In Puglia il problema ha preso il via nel territorio di Gallipoli, dove c’è un distretto vivaistico, pertanto l’epidemia potrebbe essere stata causata in seguito all’importazione di piante asintomatiche. La malattia sarebbe comparsa tra il 2008 e il 2010. Sull’epidemiologia del vettore della xylella ha relazionato Francesco Porcelli, professore di entomologia dell’Università degli studi di Bari. “Oggi abbiamo le prime conoscenze di base, ma c’è ancora molto da fare per quanto riguarda il vettore. Per la ricerca dobbiamo applicare anche le conoscenze degli americani, per attuare un’azione di accorta, breve, efficace e mirata sperimentazione che ci fornisca subito quei dettagli che oggi ci impediscono di completare il quadro generale. E’ importante sapere quanto questi insetti si spostano sul territorio, quante volte si nutrono al giorno, su quale parte della pianta preferiscono nutrirsi. Un lavoro non indifferente e in questo momento purtroppo mancano le risorse”. Da ottobre 2014 sono stati registrati 20 intercettori di piante di caffè infette, 18 provenienti dal Costarica, 2 dall’Honduras (Le piante di caffè sono utilizzate come semplici piante ornamentali). Il CIHEAM si è attivato adottando metodologie di monitoraggio capillare e continuo come ha spiegato Franco Valentini ricercatore del centro. “Viene esaminata una pianta ogni cento metri, nel momento in cui fosse identificata una pianta sospetta oltre a quelle campionate, l’ispettore è tenuto a prelevare un campione e ad inviarlo in due laboratori autorizzati, che utilizzano tecniche differenti”.
Alcune fonti scientifiche ufficiali parlano di Co.Di.R.O. (Complesso Disseccamento Rapido dell’Olivo), ovvero un disseccamento delle chiome e danni al legno, dovuto ad un insieme di più fattori: alcuni studiosi citano parassiti come il rodilegno, attacco di funghi, danni legati all’abuso di diserbanti ed alla carenza delle cosiddette “buone pratiche” agricole, ma soltanto in una percentuale minore di piante di ulivo colpite da Co.Di.R.O. e’ stata individuata la presenza del batterio “Xylella fastidiosa – var.pauca”. Metodi biologici contro la diffusione del CoDiRO è stato l’argomento trattato da Matteo Manna, responsabile regionale dell’ICEA (Istituto per la certificazione etica ed ambientale). La produzione biologica vegetale deve rispettare il regolamento CE 889/2008. Si basa sul principio che le piante debbano essere essenzialmente nutrite attraverso l’ecosistema del suolo. Per questo motivo non deve essere autorizzata la coltura idroponica, che consiste nel far crescere i vegetali su un substrato inerte nutrendoli con l’apporto di minerali solubili ed elementi nutritivi. L’impiego di pesticidi che possono avere conseguenze nocive per l’ambiente o dare origine a residui nei prodotti agricoli deve essere fortemente limitato. È opportuno dare la preferenza all’applicazione di misure preventive nella lotta contro i parassiti, le malattie e le erbe infestanti. Anna Percoco, funzionario dell’osservatorio delle malattie delle piante della regione Puglia, ha relazionato sulla nuova decisione europea della Xylella fastidiosa.
“Sulla base della decisione dell’Unione europea del 18 maggio relativa alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa gli Stati membri dovrebbero effettuare ispezioni annuali per accertare l’eventuale presenza dell’organismo specificato nei loro territori e dovrebbero garantire che gli operatori professionali siano informati in merito alla sua potenziale presenza e alle misure da adottare. Al fine poi di eradicare l’organismo specificato e impedirne l’ulteriore diffusione nel resto dell’Unione, gli Stati membri dovrebbero istituire zone delimitate costituite da una zona infetta e una zona cuscinetto e applicare misure di eradicazione. Considerata l’attuale situazione nell’Italia meridionale, la zona infetta della zona delimitata istituita dalle autorità italiane dovrebbe comprendere almeno l’intera provincia di Lecce. Per ridurre al minimo il rischio di diffusione dell’organismo specificato al di fuori della zona delimitata [zona infetta], la zona cuscinetto dovrebbe essere larga 10 km. Inoltre, è prevista una zona di profilassi di 30, in cui si dispone un monitoraggio accurato”. Nella provincia di Lecce l’organismo specificato è già ampiamente diffuso. Si è dimostrato che in alcune parti della zona l’organismo specificato è presente da più di due anni e non è più possibile eradicarlo. L’organismo ufficiale responsabile dovrebbe avere la possibilità di attuare misure di contenimento anziché misure di eradicazione, per proteggere almeno i siti di produzione, le piante aventi particolare valore scientifico, sociale o culturale, nonché la frontiera con il restante territorio dell’Unione. Le misure di contenimento dovrebbero puntare a ridurre al minimo la quantità di inoculo batterico in tale zona e a mantenere la popolazione vettore al livello più basso possibile. Il Consiglio di Stato ha sospeso il piano dei tagli degli ulivi predisposto dal commissario Giuseppe Silletti. Nel frattempo, la giunta regionale della Puglia ha stanziato due milioni di euro per la realizzazione di un “parco della ricerca e sperimentazione” finalizzato a progetti che siano orientati alla produzione di risultati scientifici e di soluzioni innovative per contrastare la Xylella.

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