I Miti Greci rivivono nel chiostro del MarTa Isabella Ferrari è Fedra

Ferrari

di SILVANA GIULIANO

Isabella Ferrari è stata la protagonista della prima delle quattro serate “I miti del MarTa” tra archeologia, reading e spettacoli. L’evento, svoltosi sabato 25 luglio, nel suggestivo chiostro del MarTa, è stato organizzato dal Teatro pubblico pugliese e da Puglia promozione per valorizzare il Museo archeologico nazionale di Taranto. L’artista emiliana ha interpretato Fedra attraverso un lungo e accorato monologo sul testo di Ghiannis Ritsos (Iannis Ritsos) uno dei più importanti poeti greci del XX secolo (un suo brano poetico fu recitato, su musiche di Mikis Theodorakis, per l’inaugurazione delle Olimpiadi di Barcellona nel 1992). Una Fedra diversa da quella di Euripide e Seneca, per citare gli autori classici, poiché Ritsos la fa rivivere a metà degli anni settanta in un’Atene che oltre alle ricchezze dell’antichità presenta i rumori tipici di una città dei nostri giorni. Fedra è una donna moderna, vittima, però, per volere della dea Artemide di una passione insana e sfrenata verso il figliastro Ippolito. Questi non viene a conoscenza del sentimento della matrigna se non alla fine della tragedia. Fedra non dialoga, semplicemente si confessa, quasi interloquisce con se stessa. “Com’è andata la caccia? Chiede ad Ippolito. Non sono mai riuscita a capire di cosa vai a caccia. Tu non hai mai portato come gli altri i tuoi bei trofei, certi uccelli neri dalle splendide piume dal becco d’oro. Certe corna di cervi da appendere ai muri come tanti altri, hanno una grazia particolare come piante di chiese bizantine, come una scala che conduce a un piccolo cielo tranquillo. Ho sentito dire che da esse si può dedurre la loro età, è vero? Io credo che tu non uccida mai cervi, gli animali favoriti della tua dea”. Fedra è talmente disperata per l’indifferenza del figliastro che dichiara con convinzione: “Sarebbe bello posare i piedi sul vello asciutto di una fiera per giunta uccisa di mano tua. Io, a volte, ho pensato di indossare gli abiti di un tuo schiavo, di un tuo scudiero per venire a caccia con te. Non te lo nascondo, molte volte ho sognato di acquattarmi dietro un cespuglio nel bosco, di smuovere i rami come un animale selvatico per farti da bersaglio ed essere la tua preda rara. Ad Atene tu eri riservato e allo stesso tempo gentile, non apristi mai il frigorifero da solo per prendere due ciliegie, una pesca, un pezzetto di cioccolata”. E così, mentre Fedra rivela senza pudore i suoi sentimenti, Ippolito non interviene mai, quasi a dimostrare la sua totale indifferenza verso la matrigna e la sua dedizione alla divinità. L’amore non corrisposto si trasforma quindi in odio e poi in vendetta, tant’è che Fedra rivela al marito Teseo che Ippolito ha tentato di sedurla. La lettura di Isabella Ferrari ha raggiunto momenti di forte intensità, incalzati dalle note del violino di Georgia Priviteira.

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