Felicità e bellezza nella “Tre giorni di fine estate”

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di SILVANA GIULIANO

Il principale obiettivo dei politici, secondo Aristotele, era quello di rendere i cittadini felici anche attraverso la bellezza delle città. Queste tematiche sono state trattate nel corso della “Tre giorni di fine estate” organizzata dall’’associazione La città che vogliamo in collaborazione con il gruppo consiliare al comune di Taranto Noi democratici e con il patrocinio dell’Università di Bari dipartimento di Taranto e della Marina Militare. Gli incontri si sono svolti nella Sala basilica dell’ex convento di San Francesco, sede del Polo universitario jonico. Al primo incontro “Etica, cambiare i paradigmi”, moderato da Walter Baldacconi, oltre all’assessore all’Industria turistica e culturale della Regione Puglia, Gianni Liviano, hanno partecipato Mons. Filippo Santoro e il direttore generale della Treccani Massimo Bray.
Secondo Bray Taranto dovrebbe essere la città delle culture al plurale. Nulla è difficile da realizzare se c’è la volontà e la passione per raggiungere gli obiettivi e solo la cultura può curare le lacerazioni che la città ha subito. “Quando con il premier Letta – ha ricordato Bray – parlavamo di Taranto pensavamo ad un modello tipo Berlino e sono rammaricato di non averlo portato a termine. La rinascita può avvenire solo se si ha davanti un forte modello culturale, e sono convinto che quanto fatto a Berlino si possa realizzare anche a Taranto”.
Mons. Santoro ha definito la bellezza un bene che ci meraviglia e ci attrae, la felicità un ci mette in contatto con l’universo e come dice Papa Francesco ci predispone al rispetto della natura e della società. No, quindi alla cultura dell’usa e getta, sì invece alla cultura che parte dal cuore e ci porta alla costruzione del bene comune, con l’aiuto della politica, quella che agisce nel rispetto dell’etica.
Bellezza e felicità, ma la parola che deve attraversarle è la partecipazione. Ne è convinto Valentino Castellani, sindaco di Torino dal 1993 al 2001, ospite della seconda giornata. Castellani ha illustrato come grazie anche alla partecipazione dei cittadini sia riuscito a cambiare il volto del capoluogo piemontese, devastato dalla crisi dell’auto. La grande sfida deve essere la riqualificazione delle periferie, che spesso, come nel caso di Taranto, sono i centri storici. Da questi bisogna ripartire per costruire il futuro della città. “E Taranto – ha detto Castellani – può essere un laboratorio che deve essere capace di trasformare le enormi difficoltà in opportunità e partecipazione al bene comune, significa costruire energie positive in una comunità, mirate a ridurre i margini di infelicità”. Un chiaro messaggio ripreso anche dal moderatore dell’incontro avvocato Cesare Paradiso, dell’associazione La città che vogliamo. Il Magnifico Rettore Antonio Felice Uricchio ha sottolineato l’importanza dell’Università in una città come Taranto. “L’Università ha scommesso nella Città Vecchia dove, fino a qualche tempo fa, nessuno poteva entrarci. Oggi non è più così e grazie alla nostra presenza unita alla partecipazione e la condivisione l’isola sta rinascendo. “Non è la bellezza che salverà il mondo, ha dichiarato Luciano Violante – ma il mondo salverà la bellezza, e siamo noi a far parte del mondo, ecco l’importanza fondamentale della partecipazione, che non può essere mai fine a sé stessa. La parola bellezza deriva dal sanscrito “kalyah” (il luogo dove Dio brilla) e tutti indistintamente devono fare in modo che ciò si verifichi”. Ospite della serata anche Eva Degl’Innocenti, direttrice del MarTa. “Secondo la tradizione europea il museo deve diventare una power institutions, ossia deve riuscire ad attrarre visitatori, con una funzione educatrice. Tre sono i visitatori tipo: il neofita, l’amatore e il conoscitore esperto. Tutti devono trovare piena soddisfazione nel contenuto museale, ma anche nell’offerta culturale, solo così si può fidelizzare un pubblico. In Francia abbiamo istituito dei club degli adolescenti che soprattutto attraverso i social network e con l’approccio interattivo hanno reso il museo un luogo di coesione sociale. Tre sono le strade per finanziare: le sovvenzioni pubbliche, i ricavi propri, ma soprattutto sovvenzioni privati. Questi ultimi potranno avere uno sgravio fiscale pari al 65% della donazione. Un’altra strada è il crowdfunding, ossia la ricerca di sponsor anche a livello mondiale. All’ultimo incontro volto al metodo “Fare per cambiare” hanno partecipato Paolo Verri, direttore di Matera 2019, Massimo Manera, presidente della “Notte della Taranta”, Giampiero Marchesi, coordinatore del tavolo interistituzionale per Taranto, Francesco Palumbo, direttore di Area assessorato regionale all’Industria turistica e culturale e salvaguardia dei Beni culturali, Stefano Ceci, presidente start up Turismo Italia, Paolo Di Nola di Invitalia e Felice Laudadio, direttore del BiFest.
Secondo Verri bisogna lavorare molto con la Cittadinanza Attiva, perché il territorio può essere migliorato proprio dai cittadini, come è accaduto a Matera. Credo che il modello che ha consentito a Matera di vincere sia quello del concetto dell’abitante culturale. Un modello che anche Taranto deve applicare.

Nella foto Walter Baldacconi, Mons. Filippo Santoro, Massimo Bray, Gianni Liviano

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