Taranto e le sue produzioni nel LV Convegno della Magna Grecia

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di MARIA SILVESTRINI

Domenica 27 ultima giornata di lavori per il LV Convegno di studi sulla Magna Grecia, con le conclusioni sul tema “Produzioni e committenze” del professor Enzo Lippolis dell’Università La Sapienza di Roma. Ultima giornata vissuta nelle sale del Castello Aragonese diventato un luogo simbolo delle ricerche sulla storia antica della nostra città.
Il LV Convegno ha regalato una serie di riflessioni storiografiche e di metodo sul tema della committenza dell’arte in Magna Grecia e Sicilia tra età arcaica ed ellenistica. Il recente interesse verso la committenza rappresenta un passo avanti sulla riflessione relativa alla funzione sociale delle opere d’arte. Il punto di partenza è l’identità dell’oggetto, la sua materialità, forma, colore, stile, ma anche funzione. Gli studiosi presenti hanno affrontato il tema distinguendo l’orizzonte arcaico da quello ellenistico e successivamente analizzando specificatamente gli oggetti a seconda che si tratti di coroplastica, produzione in metallo, o grande scultura. Tanti i professori chiamati a parlare, grande l’interesse della platea.
In questo contesto Taranto è sempre stata una città particolarmente rilevante. Il prof. Alfonso Mele ha parlato dei tessuti ricordando le porpore e le mussole tarantine che trovavano nei murici e nelle ostriche la materia prima. Il prof. Fontanaz ha esaminato le ceramiche a figure rosse sulla cui produzione il ruolo degli artigiani tarantini fu così rilevante da creare lo stile “apulo” poi largamente diffuso in tutta l’Italia meridionale.
Di particolare interesse la relazione della dott.a Antonietta Dell’Aglio, storica direttrice del MarTa fatta in collaborazione con Laura Masiello ed Amelia D’Amicis. “Abbiamo approfondito gli aspetti legati alle produzioni ceramiche della città fra il V ed il III sec. e soprattutto abbiamo analizzato in dettaglio le produzioni di consumo quotidiano. Ci siamo soffermati sulla ceramica apula, che finora non era stata ancora studiata nella città di Taranto, produzione legata alla committenza e al consumo più interno che non esterno alla polis. Importanti, nello stesso periodo, anche le produzioni in osso e le produzioni sulle oreficerie anche alla luce di indagini archeometriche condotte negli ultimi tempi presso l’Università di Lecce, che hanno definitivamente attestato la produzione alla città di Taranto. Il periodo classico è stato quello di maggiore fioritura dell’artigianato a Taranto e quello orafo era un’attività importante. Vi erano orafi di tradizione o di formazione greca ad operare all’interno della città con una capacità di autonomia rispetto a quello che poteva essere un orizzonte stilistico omogeneo all’interno della Magna Grecia. Al di là di informazioni tecniche assunte nella Grecia continentale il nostro era un artigianato autonomo riconoscibilissimo con segni distintivi molto chiari. I committenti delle oreficerie erano le famiglie più ricche della città, le stesse famiglie che occupavano ed emergevano nella vita sociale di Taras e i cui corredi ritroviamo nelle tombe a camera.

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