Prevenire il rischio di impresa grazie al capitale umano

Miro - Panico - Pedrizzi

di MARIA SILVESTRINI
“Si può prevenire il rischio d’Impresa?” Questa la domanda a cui ha cercato di dare risposte l’incontro organizzato da UCID, Banca di Taranto ed UNIMPRESA venerdì 23 in Biblioteca Acclavio. Una tavola rotonda con il sen Riccardo Pedrizzi vicepresidente nazionale UCID, don Antonio Panico direttore LUMSA, il dott. Lelio Miro presidente della Banca di Taranto e il dott. Giuseppe Fischetti presidente regionale UCID, coordinata dal dott. Domenico Palmiotti giornalista del Sole 24 Ore.
L’impresa è di per sé un soggetto che accetta il rischio quindi parlare di prevenzione può sembrare improprio. Un paradosso che si risolve, come ha ben spiegato Giuseppe Fischetti, se con il termine rischio non si intende quanto oggettivamente predeterminato dai fattori della produzione, ma quella fase negativa determinata da una sommatoria di eventi imprevisti ed estranei all’azienda. In questo caso spesso la risposta negativa o passiva dell’imprenditore è dovuta ad una sua difficoltà a gestire accadimenti che sono connaturati al passare del tempo e al mutare del contesto. L’elemento umano, per sua natura facilmente rimodulabile in quanto soggetto pensante, diventa il vero fattore decisivo per comprendere, valutare, contrastare le crisi attraverso scelte adeguate e responsabili.
Il discorso sull’uomo diventa quindi un momento necessario all’interno del ventaglio di scelte sempre più soggette ad automatismi e regole econometriche. Competenza, volontà, capacità, formazione costante, sono elementi che sfuggono a valutazioni di tipo statistico. Sono queste qualità che creano modalità nuove di interpretare gli elementi di crisi e farne una opportunità. L’approccio ai temi economici non può essere più quello del secolo scorso, la società 2.0 ha bisogno di ritrovare in sé stessa le ragioni dello sviluppo e del superamento dei problemi contingenti.
La società italiana è, con le sue piccole e medie imprese, un insieme economico strutturato in maniera assai diversa dai contesti del nord Europa e particolarmente da quelli anglosassoni. Difficile rispondere in maniera adeguata alle crisi in un sistema europeo costruito con un meccanismo di regole bancarie e commerciali monitorate in altri Paesi. Pensiamo alla questione del credito bancario. Il dott. Lelio Miro ha sottolineato che è praticamente impossibile anche alle Banche Popolari ed a quelle di Credito Cooperativo, che sono le cosiddette banche di prossimità, concedere credito al di fuori dei parametri del cosiddetto Basilea 3. In pratica non è più la credibilità del soggetto creditore o il suo patrimonio immobiliare ad essere l’elemento funzionale su cui concedere il fido, bensì le variazioni dei flussi di cassa e i parametri desunti dalle dichiarazioni fiscali. Il nostro sistema economico basato su banche che concedono prestiti alle imprese che attraverso la loro attività consentono l’incremento del reddito e del risparmio, che ritorna nelle banche per finanziare le imprese, era un sistema compiuto e virtuoso. L’inserimento di una forte componente finanziaria nella gestione del risparmio ha fatto saltare l’equilibrio interno ed esterno all’impresa.
Il Teorema di RESS cioè la Ricerca dell’Equilibrio Strutturale Sostenibile dimostra che è possibile far leva sul capitale umano per gestire sia le crisi finanziarie che quelle di produzione dovute a problemi di mercato. Non è solo un problema economico, il buon andamento di una impresa è volano per l’intera società, ecco perché la responsabilità sociale d’impresa è uno degli elementi a cui l’UCID fa riferimento costante.
“Trovare impegnate insieme l’Unione Cattolica Imprenditori e Dirigenti, una Banca di credito coperativo la Banca di Taranto ed un’Associazione di imprese nata dal basso con compiti di servizio e supporto come UNIMPRESA – ha detto il sen. Pedrizzi – vuol dire che la cultura del fare sta cambiando pelle. Non basta valutare il profitto immediato, bisogna guardare allo sviluppo futuro considerando l’assoluta rilevanza dell’aspetto umano e sociale che fa dell’impresa il motore della società in cui si pone”. Per questo la prevenzione del rischio è un elemento sempre più rilevante in una visione di lungo periodo sia in rapporto alla vita dell’azienda sia rispetto alla comunità di riferimento. Responsabilità sociale vuol dire farsi carico di tutte le relazioni possibili, valutare ogni azione in funzione non solo del dare/avere ma piuttosto della capacità di creare un insieme favorevole allo sviluppo dentro e fuori l’azienda. Il messaggio di Olivetti non segna un momento del passato ma una buona prassi capace di dare frutto anche nel futuro.

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