La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

 

settimana di preghiera

di MARIA SILVESTRINI

“Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio”, questo il tema che scandisce quest’anno la Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani che si svolge dal 18 al 25 gennaio. La relazione fra il Battesimo e l’annuncio, si ispira ad un brano della Prima Lettera di Pietro. Cristo chiama tutti i suoi discepoli all’unità. I cristiani come scriveva Giovanni Paolo II nell’Enciclica Ut unum sint del 1995, hanno di fronte una grande sfida: «Fare tutto il possibile, con l’aiuto di Dio, per abbattere muri di divisione e di diffidenza, per superare ostacoli e pregiudizi, che impediscono l’annuncio del Vangelo della salvezza mediante la Croce di Gesù, unico Redentore dell’uomo, di ogni uomo».

A Taranto l’inizio della Settimana di preghiera è stato celebrato nella Chiesa Maria Santissima del Monte Carmelo. Certamente per la sua posizione nel cuore della nostra città, ma anche per la devozione grandissima alla Madre di Dio dei nostri fratelli nella fede, ci dice il parroco don Marco Gerardo. Insieme con l’Arcivescovo Filippo Santoro Padre Michele Wriga patriarca della Chiesa ortodossa rumena e Padre Florin della Chiesa ortodossa russa. Semplice e austera la Preghiera tutta centrata sulla lettura e commento dei testi sacri. La prima omelia è stata quella di Padre Michele che ha spiegato le letture alla luce delle indicazioni di San Giovanni Crisostomo e di Sant’Agostino.
” Una interpretazione dotta e pienamente condivisibile” ha sottolineato il nostro arcivescovo nel prendere la parola a sua volta. “E’ importante – ha detto – il senso di una preghiera comune. A Taranto nel 1999 ci fu un grande momento di comunione con ‘L’arcobaleno di pace per il Mediterraneo’, è giusto ripristinare quel cammino, non dimenticare la nostra vocazione all’unità”.
Quali ragioni possono far crescere questa unità? “Con i nostri fratelli ortodossi abbiamo il terreno più facile, più semplice, ma anche con i valdesi, i metodisti, i neo pentacostali possiamo avere un momento intenso di preghiera ed in Brasile era consueto trovarsi a pregare insieme con i rappresentanti di altre confessioni. Come punto di partenza la Parola di Dio, e certamente l’Eucarestia. Ma io voglio insistere sulla testimonianza che oggi è sempre più la testimonianza dei martiri. Il martirio è l’elemento che favorisce l’unità. Non c’è una religione più perseguitata di quella cristiana in ogni luogo, in questi giorni. I martiri cristiani sono uccisi per il solo fatto di credere nel Signore Gesù, e se ci fossimo riuniti stasera per il solo fatto di pregare per loro già sarebbe una cosa grandiosa. I nostri fratelli in nome della fede o sono uccisi, o sono segregati o sono discriminati. Si fa una vignetta su Maometto e si accendono infinite polemiche, si fa una vergognosa vignetta sul nostro Dio unico, mostrandolo quasi fosse un sanguinario, e nessuno dice niente. Una vergogna, una discriminazione totale, che indica nell’indifferenza le radici del martirio. Questo è l’ecumenismo del sangue e questa sera con la preghiera comune chiediamo che i martiri siano sostenuti dalla fede”.
“E poi la Custodia del Creato che è un grande tema ecumenico ed interreligioso che ci unisce. Solo con uno stile di vita che ha in sé un afflato fortemente spirituale si possono salvaguardare l’acqua, l’aria e la terra. Il Creato come dono, non come elemento da sfruttare e su cui manifestare violenza. Guidati dalle parole di Papa Francesco dobbiamo proporre e vivere una ecologia integrale”.
“Infine questa preghiera è per l’unità di tutti noi, perché possiamo imparare a valorizzare il bene e a costruire ponti e non muri. Come Dio ci è venuto incontro ed ha donato la Sua vita per noi, così noi dobbiamo imparare a valorizzare la nostra vita attraverso il dono agli altri, attraverso il gusto per il bene, facendo un cammino comune. Anche a Taranto abbiamo bisogno di unità, abbiamo bisogno di trovare motivi per camminare insieme e costruire insieme un futuro migliore”.
Alle parole di Mons. Santoro è seguita l’accensione delle candele e la preghiera finale. Un intenso momento che ci aiuta a comprendere la forza di stare insieme non solo come cristiani ma come figli prediletti del Creatore.

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