Le Quarant’ore di adorazione nella parrocchia del Carmine

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di MARIA SILVESTRINI
Tradizione antica quella delle Quaranta Ore di adorazione all’Eucarestia che si ripete anche quest’anno nella Parrocchia Maria Santissima del Monte Carmelo al Borgo. Domenica 7 dopo la Messa delle ore 20 è iniziato questo pio esercizio che segna anche il primo importante appuntamento ufficiale per i confratelli e per la città tutta in vista della Quaresima e della Pasqua di Resurrezione.
L’origine di questa devozione che porta il titolo di Oratio quadraginta horarum, è incerta. La prima testimonianza di tale pratica la troviamo tra i Battuti di Zara presso la chiesa di S. Silvestro, già prima del 1214, dove sorse pure la confraternita In Coena Domini delle Quarant’Ore. Urbano VIII con l’enciclica Aeternus rerum Conditor del 6 agosto del 1623, prescrisse a tutte le chiese del mondo la celebrazione delle Quarant’Ore. Nei secoli successivi vari papi si sono occupati di esse con molti documenti. Per quanto riguarda la prassi, dall’indagine storica si rilevano due forme: un turno annuale ininterrotto d’adorazione di chiesa in chiesa, che si è affermata e mantenuta solo nelle grandi città; la forma sporadica, legata solo ad alcuni momenti dell’anno, fatta spesso senza l’adorazione notturna, che è quella più diffusa e in uso ancora oggi in molte comunità parrocchiali.
Nei secoli XVII e XVIII questa seconda forma fu introdotta nei tre giorni precedenti il mercoledì delle Ceneri come funzione riparatrice da opporre alle intemperanze del carnevale. Le Quarantore acquistarono lo stile, l’importanza e l’efficacia di una vera missione popolare. Un tempo di grazia che rinnovò la vita cristiana prima delle grandi rivoluzioni politiche, industriali e sociali con gli inevitabili cambiamenti.
Già dal XX secolo l’attenzione è mutata. Le città sono diventate più grandi e meno accoglienti; più industriali e meno religiose; più ricche materialmente e più povere di rapporti umani e di amicizia cristiana; più intellettuali, ma religiosamente meno preparate. La ragione, sublimata oltre misura, dubita della fede e la critica. Molte pratiche religiose, comprese le Quarantore, sono sempre meno presenti nella vita individuale e sociale.
La Confraternita del Carmine di Taranto mantiene viva questa tradizione, fortemente radicata nel vissuto cittadino, che ha una precisa indicazione in uno stralcio dello Statuto bollato nel 1777 al capo VIII dove si legge : “Nelle quarantore che si faranno nella nostra Chiesa, acciò non si faccia mai errore e non si venghi a pregiudicare nessuno, si guidino dalle altre Confraternite più antiche che stanno nelle Chiese de’ Mendicanti, che così riuscirà ogni cosa con quiete e sarà più accetta a Dio e alla Beata Vergine nostra Madre e Patrona”.
Dunque un Rito ed una Celebrazione Liturgica dal sapore antichissimo durante la quale, dopo la Santa Messa di apertura i Confratelli, in Abito di Rito, si alternano per Quarantore, appunto, pregando dinnanzi al SS.Sacramento esposto in maniera solenne sull’altare maggiore. Insieme con loro quest’anno il parroco mons. Marco Gerardo ed il Priore Antonello Papalia hanno invitato tutte le confraternite della città a partire dalla Confraternita dell’Addolorata che è stata la prima a condividere il pio esercizio ieri sera dopo la Celebrazione delle ore 20 e fino alle 24.
Gesù ci aspetta in questo Sacramento d’amore. Andiamo ad incontrarlo nella bellezza di questa adorazione comunitaria.

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