‘Laudato sì’ una enciclica che parla alla nostra città

 

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di MARIA SILVESTRINI
Perché l’ultima enciclica di Papa Francesco ha avuto un’eco così vasta? Perché ci appare così vicina? Certo lo stile è immediato, ma anche l’intero impianto appare insolito per essere strutturato, senza ambiguità, su temi affrontati dalla Chiesa in maniera più indiretta. Il prof. Aimè Ekuakille, docente di ruolo nella Facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento, lo ha spiegato in una bella conversazione sabato 13 per il Serra Club di Taranto. Invitato dalla presidente Mariangela Tarantino, il professore è entrato con concretezza nella lettura del documento, proprio come nelle intenzioni di Papa Francesco. Il documento infatti, chiede un’attenzione vigile per la “casa comune” attraverso un amore pieno di piccoli gesti di cura reciproca, e di azioni che provino a costruire un mondo migliore.
Un’Enciclica sull’ambiente e, ancora più in profondità, sul senso dell’esistenza e sui valori alla base della vita sociale. Attesissima perché tocca uno degli argomenti più scottanti e discussi a livello mondiale, necessaria per fare chiarezza alla luce delle Scritture e del Magistero della Chiesa. Nel capitolo primo “Quello che sta accadendo alla nostra casa” vi è una sorta di ricognizione ad ampio spettro che riguarda ogni forma d’inquinamento dalle dissipazioni delle risorse agli squilibri ecosistemici e climatici, fino all’estinzione di specie viventi. Ma la questione è posta anche sul piano etico-sociale delle ingiustizie che sperperi, soprusi, cupidigie e negligenze significano; della corruzione e della speculazione in campo ecologico, dei crimini contro la natura, delle omissioni e delle complicità della politica; e insieme del deterioramento etico e culturale, che accompagna quello ecologico.
Le denuncie di Papa Francesco a livello planetario, diventano, nella esperta e profonda conoscenza del territorio jonico di Aimè Ekuakille, le indicazioni forti di molte gravi omissioni di una stagione politica e civile, che almeno dagli anni ’90 ha evitato di affrontare il tema dell’inquinamento ambientale, per connivenza, quieto vivere, incapacità di visione. Taranto, più di altre città, è emblematica della gravità della questione ecologica e della sfida di un nuovo tempo e di un nuovo impegno sociale e politico. Lo Stato ed il mercato non possono essere le uniche forze ad incidere sul benessere di una collettività, occorre una società civile capace di scelte opportune e di voce forte per indicare errori e problemi, aspettative e soluzioni. La «conversione» dice di una disponibilità e un impegno per l’ambiente possibili solo a cominciare da una revisione in radice dei paradigmi di giudizio e dei modelli e stili di vita, senza cui l’ecologia o non affiora alle responsabilità delle coscienze o resta solo una moda e una sensibilità di facciata. La conversione ecologica è un processo personale e comunitario di liberazione da mentalità e prassi dettate dal «consumismo ossessivo», dalla «cultura dello scarto e dello spreco», dal «paradigma tecnocratico e tecno-economico», da una visione della natura unicamente come oggetto di profitto e di interesse, dal mito del progresso. Infine per il cristiano l’ecologia e i suoi compiti hanno significato e valore «spirituale». La Laudato si’ è infatti un documento profondamente antropologico. Un testo, cioè, che rimette al centro del dibattito la visione dell’uomo. Perché c’è tutta la differenza del mondo, tra una visione immanentista dell’umano e quella aperta alla trascendenza propria del cristianesimo.

 

Nella foto Mariangela Tarantino e Aimè Ekuakille

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