Liviano: Il Convento di San Domenico resta annesso al MarTa ma per la Soprintendenza a Taranto la strada resta in salita

LivianoIl Convento di San Domenico sarà annesso al MarTa. Scongiurato, dunque, il suo passaggio sotto la giurisdizione del polo museale di Bari. Un primo, importante, risultato il movimento, che vede insieme Chiesa, associazionismo culturale, ordini professionali e associazioni di categoria datoriali, lo ha portato a casa alla fine di un lungo dibattito, dai toni anche aspri e duri ma sviluppatosi sempre lungo i canali della correttezza e del dialogo costruttivo, tenutosi lunedì sera nella sede di via Fiume 12 de “Le città che vogliamo”, organizzatrice, insieme al movimento politico “Partecipazione è cambiamento”, del confronto con il prof. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore per i Beni paesaggistici e culturali del Mibact e ispiratore della riforma che ha previsto l’accorpamento della Soprintendenza di Taranto al quella di Lecce.
Un annuncio che è arrivato un paio d’ore dopo la conclusione dell’incontro e che lo stesso prof. Volpe ha comunicato al consigliere regionale Gianni Liviano, moderatore del dibattito, dopo aver relazionato degli esiti al ministro Franceschini.
Un confronto, quello di lunedì sera, duro che, però, non ha portato al tanto sospirato risultato di salvare la Soprintendenza di Taranto. Il suo accorpamento a quella di Lecce sembra, ormai, un fatto ineluttabile e lo stesso prof. Volpe non si è nascosto dietro un dito. Piuttosto, la via che si potrebbe percorrere, ha suggerito lo stesso presidente del Consiglio superiore del Mibact, è quella di chiedere al ministro Franceschini che Taranto sia sede della Soprintendenza unica territoriale. Ma anche qui la strada resta in salita.
A nulla sono valse le considerazioni sull’opportunità di privare quella che è stata la capitale della Magna Grecia di una presenza secolare qual è la Soprintendenza archeologica. E se il prof. Piero Massafra ha parlato di “una vera cattiveria perpretata nei confronti della comunità tarantina”, il prof. Lucio Pierri ha consegnato in anteprima al prof. Volpe il documento, sottoscritto dall’intellighenzia tarantina e non solo, che nei prossimi giorni sarà inviato al Capo dello Stato, Mattarella, e al ministro Franceschini nel quale si ribadisce l’importanza e la strategicità della Soprintendenza tarantina che non può cadere sotto i colpi del criterio della territorialità. “Taranto – è stato fatto notare dai numerosi archeologi presenti – ha una continuità storica e antropologica che parte dal neolitico per attraversare le ere storiche e approdare ai fasti della capitale della Magna Grecia per poi svolgere un ruolo importante anche in epoca romana”. Al contrario di Lecce, individuata come area meridionale della Puglia (Foggia per l’area settentrionale e Bari per quella centrale). Tesi sostenuta anche dal prof. Francesco D’Andria, archeologo e docente all’Università di Lecce, e dal prof. Aldo Siciliano, presidente dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia, presenti all’incontro insieme al consigliere comunale e provinciale, Dante Capriulo.
Tesi che, però, non hanno fatto breccia nel prof. Volpe che ha difeso, spiegandola, l’architettura della riforma “che il Paese attendeva da più di trent’anni” e la cui realizzazione è stata accelerata in virtù “del nuovo concorso che sta per partire e che riguarderà circa 600 unità. C’era l’esigenza di farsi trovare pronti in modo da distribuire il nuovo personale assunto in sedi già riformate”.Argomentazioni, queste, che hanno fatto mugugnare le tantissime persone presenti.
“Con questa riforma – ha aggiunto il prof. Volpe – si integrano competenze che prima erano frammentate. Le nuove Soprintendenze non negano le specializzazioni ma le integrano prevedendo vari settori: archeologia, architettura, paesaggio, beni immateriali, educazione e ricerca. La soppressione delle Soprintendenze – ha aggiunto Volpe – è da alcuni interpretata come la morte della tutela archeologica. Così non è perché archeologi saranno presenti in tutte le trentanove Soprintendenze. L’idea che il patrimonio archeologico sia distinto da quello architettonico, artistico o paesaggistico è metodologicamente inesistente”. Ecco perché Taranto non può più essere sede della Soprintendenza archeologica.
La battaglia non si può considerare conclusa. Tutt’altro. “Quello che chiediamo e chiederemo – ha aggiunto il consigliere regionale Gianni Liviano – e che quantomeno si faccia un percorso inverso ovvero che sia Lecce ad essere accorpata a Taranto. Non si possono cancellare tremila anni di storia e una presenza secolare di una comunità”.
E per decidere le prossime iniziative e azioni da intraprendere in difesa della storia e della cultura della città dei due mari, le associazioni culturali e quelle datoriali nonché i rappresentanti degli ordini professionali insieme al consigliere Liviano torneranno ad incontrarsi venerdì 19 febbraio nella sede di via Fiume 12 al grido di #giulemanidallasoprintendenza.

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