Le periferie negli scatti del fotografo Franco Sortini

 

Prontera Sortini Musolinodi SILVANA GIULIANO

Il Circolo Fotografico “Il Castello” ha dedicato lo scorso fine settimana alla fotografia d’autore. Da venerdì 19 a domenica 21 febbraio, infatti, il fotografo Franco Sortini, capuano di nascita, ma salernitano d’adozione, è stato a Taranto dove ha inaugurato nel Centro della Fotografia, Galleria FIAF (sede del circolo “Il Castello”) la mostra “Un luogo neutro”. Venti le foto esposte, che rappresentano Taranto attraverso alcuni scorci della zona industriale e di Porta Napoli. “Sortini – ha spiegato il   presidente del Circolo Raimondo Musolino – si diverte a passeggiare per Taranto e realizza queste immagini ricche di una luce rarefatta e sovraesposta, di spazi da riempire, attraverso le fotografie ci pone delle domande, sta a noi fornire le risposte giuste”.
Nel pomeriggio di sabato presso la libreria Gilgamesh di Miriam Putignano, Sortini ha presentato il libro “Un luogo neutro”. La prefazione è di Franco Fontana, che con Massimo Bignardi, Carlo Gallerati, Valentina Isceri, Cristina Tafuri e lo stesso Franco Sortini ha contribuito anche ai testi. L’evento è stato organizzato dal Circolo Il Castello in collaborazione con Il presidio del libro Rosa Pristina, la libreria Gilgamesh e con il patrocinio dell’Ordine degli architetti di Taranto. E’ un’iniziativa interessante – ha sottolineato il presidente Massimo Prontera – perché affronta uno dei temi che come Ordine degli architetti portiamo avanti da molti anni: l’attenzione alle periferie abbandonate negli anni e che per questo hanno lasciato segni profondi sul territorio, perciò devono essere recuperate”. Il libro, edito da Punto Marte, è composto da ottanta foto che rappresentano le periferie di diverse città. Le immagini sono “senza piccioni, senza alberi e senza giardini, non si incontrano né battiti d’ali, né fruscii di foglie, un luogo neutro insomma”. “Li ho definiti luoghi neutri – ha spiegato Sortini – perché togliendo delle icone conosciute qualsiasi luogo somiglia ad un altro. Negli ultimi quattro anni ho visitato una trentina di città fra cui Capua, Roma, Salerno, Taranto, Trieste, Amsterdam, Berlino, Siviglia, Valencia e Zagabria”.
La luce sembra essere sempre la stessa, seppure in luoghi e in momenti diversi, una luce forte, e le periferie sono ordinate e pulite; così le vede e le vuole Sortini. Luoghi non abbandonati all’incuria e al degrado, ma vivi e vissuti, solo apparentemente svuotati delle persone, perché Sortini immagina che queste vi ritornino dopo una giornata di lavoro.
Da molti anni Sortini fotografa il paesaggio urbano. La sua è una ricerca, come egli stesso scrive, di una città “ideale, svuotata dalle persone e dalle cose, dove solo i luoghi e le tracce di chi vi abita riempiono le fotografie”. Una città dalla luce abbagliante, dove le “ombre si dissolvono, lasciando apparire le cose mai viste”. Con la pubblicazione del libro si chiude il capitolo delle periferie, l’obiettivo futuro è riprendere i particolari degli edifici. Alla prossima mostra.

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