Qualità della vita: ricerca, formazione, azione Il BES, nuovo indicatore dell’ISTAT, per una pianificazione sostenibile del territorio

Sabbadini, Mercinelli, Nuvolati 1Camera di Commercio, sabato 27. L’agorà di fronte al nostro splendido golfo era piena di giovani e di docenti universitari, insieme, per ascoltare e dibattere su uno dei temi cruciali del nostro tempo e del nostro territorio: la qualità della vita. Un incontro serrato con i massimi esperti del settore ed i protagonisti del sistema di formazione nella realtà jonica, per capire da dove si può ripartire per scalare le classifiche che ci pongono sempre in fondo alle valutazioni del benessere. Fra i presenti, attentissimi, l’assessore alla cultura Mino Ianne, il responsabile dell’Ufficio regionale dell’Istat Aldo Scarnera, e numerosissimi imprenditori.
Linda Laura Sabbadini, Direttore del Dipartimento ISTAT per le Statistiche Sociali ed Ambientali ha presentato, da protagonista autorevole, i risultati del rapporto ISTAT 2015, indicando l’evoluzione della società italiana in termini di qualità della vita nell’ultimo anno condotti con l’indice BES (Benessere equo e sostenibile). Con lei i professori Giampaolo Nuvolati, Direttore del dipartimento di Sociologia dell’Università Bicocca di Milano, Vito Albino del dipartimento di Meccanica del Politecnico di Bari, Massimo Bilancia del dipartimento jonico Materie giuridiche ed economiche, autorevoli studiosi della materia, si sono confrontati sui possibili sviluppi sul territorio della metodologia BES e di come questi indicatori possano divenire elementi sui quali definire una pianificazione strategica e sostenibile per Taranto.
“L’interesse per questo indice c’era già nel mondo accademico – ha detto la Sabbadini – ma è cresciuto moltissimo nella società civile, perché è stato costruito con il mondo dell’associazionismo. Oggi se ne occupa anche la sfera della politica, è in Parlamento un disegno di legge in cui si sottolinea la necessità di utilizzare il BES come griglia proprio per la valutazione delle politiche sui territori”. Negli interventi del Presidente di Camera di Commercio Luigi Sportelli e del Rettore del Politecnico Eugenio Di Sciascio, l’importanza, nelle realtà locali, di avere una griglia di riferimento da declinare in base alle proprie specificità. Proprio il Magnifico si è a lungo soffermato sulla missione dell’università nei confronti della realtà in cui si colloca, e per la conoscenza della stessa e per il trasferimento di know how. Taranto, nella sua difficoltà, può essere il luogo giusto per modificare una idea di territorio non attraverso slogan ma con uno studio accurato dei bisogni, delle competenze, delle azioni possibili.
Quali azioni e quale formazione occorre per diventare protagonisti di un mutamento nella qualità della vita è stato oggetto della relazione del prof. Giampaolo Nuvolati. Allargare la partecipazione, usare la tecnologia, informare della presenza di servizi che spesso non sono conosciuti o non sono utilizzati nella misura appropriata, questi sono i primi elementi di una formazione volta a trasferire alla comunità la sensibilità ad una attenzione privilegiata alla qualità della vita che è ben-essere e non ben-avere. Tanti gli spunti interessanti venuti dai professori Albino, Bilancia, dal dott. Mercinelli e dal dott. De Giorgio, in un dibattito in cui la visione locale e quella generale si intersecavano continuamente.
La sintesi dell’incontro è stata fatta dal prof. Domenico Maria Amalfitano, Presidente del Centro di Cultura Lazzati che con la Camera di Commercio ha organizzato il dibattito. “ Abbiamo voluto fortemente questo incontro, che segue un analogo momento formativo del maggio 2015, perché stiamo cercando di creare le condizioni, in questa città, per far nascere una cultura diffusa ed una formazione anche in termini scientifici, capace di provocare e rilevare uno sviluppo secondo le categorie dell’economia civile. Uno sforzo di lungo periodo attraverso reti nella scuola e nelle istituzioni. Una sorta di clessidra dove al centro c’è il nostro desiderio di benessere e dalle due parti ci sono i giovani e la stessa Università che convergono in una osmosi feconda. L’ambizione è di portare tutta l’Università con la sua ricerca interdisciplinare su questi temi perché la stessa possa avere una competenza sullo sviluppo e sulla specificità dello sviluppo. Solo i giovani nell’Università possono essere protagonisti di una ingegneria, di una creatività, che diventano laboratorio propulsivo per il territorio, con un impegno riconosciuto anche nella costellazione delle università italiane”.

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