Il Filellenismo dall’antichità ai giorni nostri nella relazione del prof. Giancarlo Antonucci

Giancarlo

di SILVANA GIULIANO

La Grecia è stata la culla della civiltà occidentale, nell’arte, nella filosofia, nella letteratura e nella musica. Oggi sono in molti ad aver dimenticato il legame che unisce l’Europa occidentale all’Ellade, pochi purtroppo coloro che possono definirsi a pieno titolo filelleni. Giancarlo Antonucci, docente di materie umanistiche presso il liceo Aristosseno e presidente dell’associazione culturale Dopolavoro Filellenico, ha tenuto mercoledì 24 febbraio, presso la Libreria Ubik di Taranto, una relazione volta ad approfondire questa tematica. L’incontro è stato organizzato dal comitato di Taranto della Società “Dante Alighieri”, presieduto da José Minervini, in collaborazione con il Dopolavoro Filellenico stesso, inoltre ha ottenuto l’Alto Patrocinio dell’Ambasciata di Grecia a Roma.
“Scuola d’ogni valor, madre infelice – I Greci e la lingua greca nei
Filelleni d’Italia”, questo il titolo scelto da Giancarlo Antonucci.
Questo verso è l’inizio di una poesia di Vincenzo Monti trovata recentemente nella parte posteriore di un acquerello del pittore piemontese Giovanni Migliara, vissuto tra la fine del settecento e i primi decenni dell’ottocento. Il quadro raffigura una veduta dell’Acropoli di Atene. Ai piedi del Partenone, un Greco indica a un Turco un’ epigrafe scritta su una lapide. Gli stessi versi si trovano sul retro dell’acquerello scritti e firmati da Vincenzo Monti.

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“Il concetto di filellenismo – ha spiegato Antonucci – è antico. Già nella Roma repubblicana il circolo filellenico degli Scipioni si contrapponeva a Catone il Censore; questi odiava i Greci e invitava il figlio Marco a tenerli lontano da Roma. Ma ancora prima della romanità Erodoto parla di re egiziani filellenici”. Il termine fu coniato nel 1821 al fine di appoggiare la rivolta dei Greci contro i Turchi, in un primo momento con un fine romantico e culturale, poi per aiutare concretamente gli insorti. Numerosi gli scrittori e i poeti che il relatore ha inserito nella relazione: Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Carlo Goldoni, Giuseppe Mazzini, Giuseppe Ungaretti, originario della grande scuola di Alessandria d’Egitto, per finire con Gabriele D’Annunzio, Giosuè Carducci, Edmondo De Amicis, Luigi Pirandello. Fra i contemporanei, non poteva mancare Umberto Eco, scomparso recentemente e protagonista di un “apporto alla Grecia” nella sua vasta attività di semiologo e linguista, e Oriana Fallaci, autrice del romanzo-verità “Un Uomo”. Ambientato negli anni ’60, ma scritto nel 1979, il libro racconta la relazione dell’autrice con Alexandros Panagoulis, suo compagno di vita. Poeta e politico, Panagoulis si battè contro la dittatura dei colonnelli; arrestato e torturato, fu liberato in seguito ad una mobilitazione internazionale. Morì in un misterioso incidente stradale. Dal romanzo è stata tratta anche una fiction andata in onda lo scorso anno sulla Rai. Hanno scritto sulla Grecia il prof. Luciano Canfora, autore di numerosi saggi e profondo conoscitore della cultura classica, Francesco Maspero, traduttore in italiano di molti autori greci autore dei “Racconti dalla Grecia” e Dario e Lia Del Corno autori del saggio “Nella Terra del Mito”. Non poteva mancare Luciano De Crescenzo che con nella sua “Storia della filosofia greca” ha raccontato, in modo divertente e con un linguaggio semplice, il pensiero e la vita dei filosofi greci dai presocratici ai neoplatonici. Due i pittori citati da Antonucci: Giorgio De Chirico, nato a Volos da genitori italiani,  la cui pittura influenzata dalla sua permanenza nella cittadina greca è stata definita filosofica e letteraria, e don Domenico Cantore, ieromonaco oblato di san Basilio, parroco a Mottola che realizza sacre immagini secondo la tradizione degli iconografi bizantini.
“Fra i non filelleni – ha sottolineato il relatore – c’è lo scrittore Alberto Arbasino che nel suo “Dall’Ellade a Bisanzio”, scritto nel 1960, demolisce in maniera drastica tutta la civiltà ellenica, dimenticando che la Grecia è stata la culla della civiltà occidentale, anche per la lingua. Numerose, infatti, sono le parole d’uso comune presenti nella lingua italiana che derivano dal greco”. Quella del prof. Antonucci è stata un’interessante panoramica dei filelleni italiani che si sono occupati dell’ellenismo. Inoltre, attraverso la storia del filellenismo dal passato fino ai giorni nostri, ha cercato di smontare, riuscendoci, quella convinzione radicata soprattutto nella nostra scuola, secondo cui la civiltà greca antica termina con Alessandro Magno. Nonostante la Grecia abbia subito diverse dominazioni, veneziana, turca, inglese e tedesca è riuscita a conservare una sua identità. Ne è una dimostrazione il nuovo Museo dell’Acropoli, situato a trecento metri dal Partenone, che custodisce reperti rinvenuti esclusivamente sull’Acropoli. Nonostante le difficoltà economiche i Greci sono riusciti ad allestire un museo all’avanguardia che non ha nulla da invidiare ai più prestigiosi musei d’Europa. Mancano, purtroppo, i fregi del Partenone che sono in bella mostra al British Museum di Londra.

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