Grande successo per il recital “Il registro dei peccati” di Moni Ovadia

Ovadia 1di SILVANA GIULIANO

“Il registro dei peccati” di e con Moni Ovadia ha contraddistinto il penultimo appuntamento del Mysterium festival 2016. Lo spettacolo è stato rappresentato sabato 26 marzo nell’Aula magna del Polo universitario jonico. Il poliedrico artista ha accompagnato il pubblico in un viaggio composto da tre tappe: racconti, canto e umorismo. “Questo racconto – ha dichiarato – nasce dai miei pellegrinaggi nel mondo ebraico, soprattutto in quello dell’esilio ebraico del centro-est europeo dove nacque il khassidismo, movimento religioso, il cui nome deriva dall’ebraico “chesed” (gentilezza) e da “chassid” (pio). Fu fondato nei primi decenni del Settecento in Polonia, da Israel ben Eliezer (meglio conosciuto come Baal Shem Tov), in quei luoghi c’erano stati degli uomini straordinari che sapevano vivere sia la vita materiale sia quella spirituale sospesa fra cielo e terra, infatti si inchinavano alla maestà ineffabile di Dio, ma sapevano anche prenderlo per mano, quasi fosse un compagno di giochi”. In alcune opere di Marc Chagall possiamo conoscere quel mondo con i suoi personaggi che l’artista ha ritratto mentre vibrano verso l’alto, gli ebrei di quel periodo amavano la grazia malinconica degli umili, dei più indifesi e sapevano che la redenzione veniva da lì. “Viviamo – ha raccontato Ovadia – in un eterno presente che si basa sul consumo. Consumiamo la vita, non la viviamo più, non tutti naturalmente. Ciò che mi ha stimolato anche a fare questo viaggio sono due brevi scritti: il primo del grande filosofo ebraico Franz Rosenzweig che commenta un versetto della Bibbia del levitico in cui si annunzia il Giubileo, diverso dal nostro. L’altro è il testo di Isaia I capitolo 1 versetti 11-17, in cui Dio parla agli Ebrei attraverso la voce del profeta”. E così raccontando vari passi della Bibbia, fra cui il diluvio universale, che secondo lui non si ripeterà più. Come da programma la seconda tappa è stata quella cantata. I maestri del settecento sapevano cantare, ma cosa era il canto? Una dotazione naturale, l’Universo infatti ha cantato prima che gli uccelli e gli uomini facessero la comparsa sulla terra. Oggi anche alcune pietre cantano. Ovadia ha raccontato che a San Sperate, piccolo centro a pochi km da Cagliari, vive lo scultore Pinuccio Sciola, il quale da alcuni anni si dedica alla ricerca del canto dell’Universo, scolpendo – come solo lui sa fare – grandi e piccole arpe su materiali come il basalto e la pietra calcarea. Questa sua tecnica ha incuriosito anche gli studiosi della Nasa, che si sono recati nel piccolo centro sardo per conoscerlo. Le sue sculture sono sonore, vibrano e suonano con il vento, a volte sembra quasi che cantino, raccontando le antiche storie dell’isola. Ovadia ha concluso lo spettacolo divertendo il pubblico con le storielle umoristiche, raccontando anche la barzelletta della fetta di pane, detta in occasione dei funerali dell’amico Umberto Eco e raccontatagli dallo stesso Eco, profondo conoscitore dell’umorismo ebraico, passione sconosciuta ai più. “Perfino nei campi di sterminio, gli ebrei riuscirono a conservare il senso del comico, che non degenerò mai nel macabro, le storielle di quel periodo – ha anticipato l’artista – saranno il filo conduttore di un prossimo spettacolo”. Ovadia ne “Il registro dei peccati” ha fatto conoscere la storia degli Ebrei passando dal racconto al canto senza alcuna frattura. Così, attraverso la sua voce, il pubblico ha potuto apprezzare l’umorismo del popolo ebraico dotato di un’ umanità gioiosa e fantastica. I lunghi e ripetuti applausi e i complimenti personali (avvenuti dopo la rappresentazione) lo testimoniano.

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